Cucchi, Tonelli (Sap): “Caro amico Frank tu scrivi una lettera su L'Espresso io ti rispondo così"

04 novembre 2014 ore 15:34, Lucia Bigozzi
Cucchi, Tonelli (Sap): “Caro amico Frank tu scrivi una lettera su L'Espresso io ti rispondo così'
“Le regole di ingaggio le abbiamo chieste noi; servono per tutelarci dal partito dell’anti-polizia e ai cittadini per sapere come si sta in piazza”. Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sap a Intelligonews spiega cosa cambia e a cosa servono le regole durante cortei e manifestazioni. E non si sottrae alla lettera di un collega che sul caso Cucchi chiede scusa alla famiglia per le dichiarazioni del leader del sindacato di polizia. Come commenta le regole di ingaggio per evitare gli scontri di piazza? «Sono una nostra richiesta condivisa anche dal capo della Polizia. Per le forze dell’ordine rappresentano un fatto storico… ». Addirittura? E perché? «Anzitutto perché le cause oggettive di esclusione del reato previsto dagli articoli 51 e 53 e seguenti del codice penale - ad esempio la legittima difesa e l’uso legittimo delle armi per vincere o respingere una violenza all’autorità - non valgono più e lo abbiamo visto nel momento in cui l’interpretazione che ne viene data è talmente elastica che per noi non ci sono garanzie certe». Cosa cambia con le nuove regole? Chi misura la distanza tra manifestante e poliziotto per evitare il contatto? «Sono regole di ingaggio che stabiliscono i limiti entro i quali noi dobbiamo e possiamo operare. Sono necessarie anche perché ogni giorno c’è il partito dell’anti-polizia che fa campagna, come abbiamo verificato recentemente a Roma, in maniera falsa e pretestuosa. In altre parole, si introduce una doppia garanzia, per l’operatore di polizia e per il cittadino che è tenuto a conoscere le regole. Ad esempio è previsto che durante i cortei i manifestanti non possono avvicinarsi più di un metro alle forze dell’ordine perché se lo fanno violano il nostro spazio di sicurezza - e magari tu puoi piantarmi un coltello nell’addome -  e al tempo stesso sanno che se lo fanno, noi siamo legittimati a intervenire, a reagire. Si tratta di regole che hanno carattere preventivo come gli strumenti quali la pistola elettrica o lo spray al peperoncino, nel senso che servono a evitare il contatto. La gente deve sapere che quest’anno sono stati seimila i poliziotti finiti in ospedale o al pronto soccorso per casi che riguardano il servizio. A questo si aggiunge la nostra richiesta per la dotazione di video-camere su cui il Dipartimento si è mostrato favorevole, non solo per i servizi di ordine pubblico ma anche per l’attività di controllo del territorio effettuata dalle Volanti. Siamo ben contenti delle regole di ingaggio anche perché di storie come ne sono venute fuori finora, non ne vogliamo più sentire e vedere». Cosa risponde al suo collega Francesco Nicito che in una lettera aperta alla famiglia Cucchi, chiede scusa per le sue dichiarazioni il giorno della sentenza di assoluzione per poliziotti e medici? «Gli rispondo così: Caro Frank, io e te ci conosciamo e siamo amici. Purtroppo nonostante i tuoi 26 anni di servizio non hai ancora imparato a non essere vittima delle strumentalizzazioni mediatiche. Io ho detto cose ben diverse da quelle che mi si attribuiscono e ho detto cose sulle quali io e te – magari davanti a un caffè – ci siamo più volte confrontati e trovati d’accordo. Dico soltanto che non si può pretendere un colpevole per un colpevole, ma occorre trovare il colpevole. I colleghi e i medici sono stati prosciolti perché non c’erano elementi per poter sostenere l’accusa in giudizio. Ieri il pm di Roma si è reso disponibile ad aprire nuovamente le indagini e il nostro sforzo nella richiesta di videocamere è la chiave per bypassare il problema. Invece di fare sterili polemiche, dobbiamo fare tesoro di quanto accaduto perché non si ripeta. Per questo, la dotazione di telecamere è importante come la revisione delle regole che disciplinano i trattamenti sanitari obbligatori quando ci sono persone che presentano gravi problemi, come il povero Stefano Cucchi. Oggi se ci fosse una disciplina differente, sarebbe ancora tra di noi. A Frank voglio dire un’ultima cosa…». Cioè? «Caro Frank, non volendo sottrarmi alla tua eccezione che penso fosse di sdegno, vorrei sollecitarti a riflettere sul fatto che purtroppo la nostra società per una deformazione culturale tende a scaricare le responsabilità su altri. Se uno ruba è colpa dello Stato, se si droga è colpa dello Stato, se uno va troppo forte alla guida di un’auto è colpa dello Stato. Tu sei stato in servizio anche alla Polizia stradale e purtroppo ti sarà capitato di intervenire su incidenti mortali che nella stragrande maggioranza dei casi avvengono per responsabilità di qualcuno. Non credo che avresti mancato di sensibilità nei confronti della famiglia della vittima se preso dallo sconforto per il dramma di vite stroncate, tu avessi detto: accidenti, bisogna andare un po’ più piano. Sono certo che l’avrai detto più di una volta ed è esattamente quello che ho detto io». Sul caso Cucchi il presidente del Senato Grasso ha dichiarato che lo Stato non può tollerare l’impunità. Condivide? «Sarebbe come negare la necessità di impegnarsi contro le guerre, la peste, i tumori e le gelate tardive. E’ una cosa scontata. Forse qualcuno pensa che da parte dei colleghi vi sia il desiderio di impunità? Noi vogliamo il colpevole, di fronte a un reato bisogna trovare chi è stato, ma dover condannare qualcuno per qualcuno, è una deriva giacobina alla quale noi non aderiamo».      
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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