Renzi c'entra. Il Pd verso il centro? Il Risiko del Nazareno

04 settembre 2013 ore 14:00, Lucia Bigozzi
Renzi c'entra. Il Pd verso il centro? Il Risiko del Nazareno
Renzi c’entra. Ma c’entra anche il tiro alla fune tra ex ds ed ex dc. Lo starter è Dario Franceschini che ha posizionato i suoi, la componente cattolica degli ex popolari ed ex margheriti, sull’autostrada del Sole, direzione Firenze. Non una mossa tattica solo pro-Renzi, bensì il tentativo di “scalare” i vertici del Pd relegando gli ex ds nella ridotta di una sinistra che la base rifiuta di larghe intese. Prima il flop di Bersani, poi il governo con il Caimano-Berlusconi.  Gli indizi ci sono tutti …
EX DS IN SOFFERENZA. Nello scacchiere degli equilibri interni al Nazareno e nella fase più delicata del Caronte-Epifani, cioè quella del traghettamento congressuale è un fatto che gli eredi della Bolognina prima e del Lingotto poi, siano in sofferenza. Indecisi se restare di sinistra-sinistra, o se strizzare l’occhio al riformismo liberale alla Blair o al democraticismo alla Obama. O ancora se, in casa nostra, “convertirsi” alla summa: il renzismo. Resterà un eretico Pierluigi Bersani che accusa il sindaco-rottamatore di avere le parole ma non i contenuti e si prepara alla battaglia finale. In realtà non  ha molte truppe dietro al suo vessillo perché il tentativo di sbarrare la strada verso il Nazareno a suon di regole non ha prodotto i risultati sperati. Paga il prezzo del mancato governo a trazione Pd, l’inseguimento fallito dei grillini e la debàcle dei 101 franchi tiratori per  il Colle che nell’ordine hanno impallinato tre uomini di sinistra e del Pd: Prodi, Marini e Rodotà. In questi mesi ha lavorato senza sosta per riguadagnare la pole position, ma certo l’uscita di Franceschini lo ha spiazzato. E D’Alema?  Il lidèr dopo un colpo di fulmine con il sindaco di Firenze, durato appunto lo spazio di un fulmine, ha piazzato il suo uomo per il Nazareno – Gianni Cuperlo – e messo in campo la sua autorevolissima moral suasion nei ranghi di partito e in particolare tra gli ex Ds. Oggi sembra intenzionato a non spostarsi di lì e l’obiettivo potrebbe essere quello di ricompattare la “sua ”quota di sinistra come minoranza interna del partito.  C’è poi l’outsider Fabrizio Barca convinto che al Pd manchi “una cultura e una visione” (dichiarazione del 2 giugno scorso): in una prima fase è sembrato che sul suo nome potesse coagularsi lo zoccolo duro dei bersaniani, ma oggi l’ex segretario del partito pare più interessato a stringere un  patto “di congresso” e di “componenti” con D’Alema su Cuperlo. Giuseppe Civati sta alla sinistra della sinistra e da lì tenta di occupare spazi lasciati aperti, proponendosi come un mix tra Vendola e Renzi, con piccole dosi di grillismo (ironia della sorte, Civati è stato un renziano della prima ora) per scaldare i cuori congelati della base democrat. Infine, Giovanni Pittella, eurodeputato pugliese di estrazione dalemiana disponibile “quando si aprirà il congresso se sarà il caso…”. Pure lui invoca il rinnovamento spingendosi ad auspicare l’ingresso di Sel nel Pd : “in un partito che dà piena cittadinanza all’area cattolica e socialista perché non dovrebbe starci Vendola?” (Huffington Post). Ma ad oggi non è chiaro se il 25 novembre sarà in partita. EX DC ALLA RISCOSSA. Fino a qualche anno fa erano apostrofati dagli ex colleghi di partito approdati nel Pdl, come una “riserva indiana”. Il congresso potrebbe segnare la “riscossa” degli “indiani” post-dc. Dario Franceschini ha tracciato la rotta: si sta con Matteo. Il che significa che la componente cattolica si muove per costituire un fronte compatto per l’oggi (congresso Pd) e per il domani, nell’ipotesi di scenari che non escludono la ricomposizione di un grande centro (vedi Letta-Alfano, le colombe pidielline governative, parlamentari del Pdl delusi e in fase attendista) . Un evergreen. Del resto, Renzi è un ex dc e un ex margheritino, l’uomo forte del congresso, il “cavallo” dato per vincente che nel Pd ognuno vorrebbe avere per galoppare sulla prateria del consenso. La sua partecipazione alle feste dem in questi giorni ha oscurato gli interventi degli altri big nazionali, compreso Epifani. I sondaggi interni lo danno in netto vantaggio sui competitor , fermi al palo di un misero 20 per cento. Forse anche per questo Franceschini si è deciso al grande passo. E non è escluso che prima di compierlo abbia mandato un piccione viaggiatore a Palazzo Chigi, destinatario Enrico Letta, cattolico,  di formazione popolare, allievo di Beniamino Andreatta. Un dettaglio non irrilevante la passeggiata ai Fori dei sindaci Ignazio Marino e Matteo Renzi: due democrat antitesi dell’apparato di partito. E’ la fotografia di oggi a Roma, ma potrebbe essere lo stesso flash a novembre. Con un interrogativo che agita i sonni precongressuali dei post-Pci: il Pd si democristianizza?
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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