La ripresa economica può dipendere dalla moneta? L'esempio di Auriti

05 aprile 2013 ore 12:20, Vincenzo Bassi
La ripresa economica può dipendere dalla moneta? L'esempio di Auriti
La ripresa economica può dipendere dalla moneta? In altre parole la sovranità monetaria può aiutare un'economia a valorizzare le proprie risorse tenendo vive attività produttive, che, senza liquidità, rischiano di fermarsi?Questa è la domanda che si sono posti i professori Massimo Amato e Luca Fantacci dell’Università Bocconi di Milano, e che si sta ponendo effettivamente anche Maroni quando afferma che procederà con uno studio di fattibilità di un sistema di “moneta complementare” sul modello “Galizia”.  Per onor di cronaca, un esperimento probabilmente simile è stato realizzato dal prof. Giacinto Auriti, che in Abruzzo, a Guardiagrele (provincia di Chieti), aveva creato il Simec. Questo esperimento si svolse nell’estate del 2000, e i suoi risultati, a tutt’oggi, sono oggetto di discussione e dibattiti. Pertanto, anche alla luce dell’esperimento del Simec, la “questione monetaria” è sicuramente un tema complesso, che non può essere risolto in poche righe; eppure si può tentare di approcciare il problema, partendo da un fatto vero: oggi le banche fanno fatica a sostenere l'economia reale perché sostengono principalmente l'economia pubblica. Per questo, la moneta prestata dalle famiglie, attraverso i depositi, e dalla banca centrale serve alle banche, non a sostenere le attività produttive, ma ad acquistare titoli di debito pubblico. Tuttavia, proprio l’acquisto di titoli debito pubblico, anziché rappresentare un segno di solidità del sistema bancario, sono la causa principale delle sua crisi, poiché tali titoli di debito pubblico, a causa della crisi finanziaria degli Stati, non costituiscono più un bene rifugio. A questo punto, sorge la domanda: cos'è la moneta? Perché la moneta ha valore? Da quando non è più convertibile in oro, la moneta (qualsiasi moneta) non ha un valore originario intrinseco; il suo valore è dato dai membri della comunità, i quali hanno “fiducia” nella capacità di utilizzare quella moneta come intermediario nell’acquisto futuro di beni e servizi. In altre parole è la comunità stessa ad attribuire alla moneta un valore. Si immagini quindi una moneta, complementare, indipendente dal mercato finanziario, come le c.d. carte prepagate, le quali non costituiscono una moneta fisica ma contabile. Utilizzando la moneta complementare, ciascun operatore economico acquisterà beni e servizi necessari alla sua attività pagando il proprio fornitore con i crediti accumulati attraverso la vendita di beni e di servizi da lui prodotti nella stessa comunità in cui opera. Ebbene una tale moneta costituisce una forma evoluta di baratto. Infatti, la moneta complementare potrebbe aiutare dare ossigeno a un sistema economico di “prossimità”, che può rallentare ma non fermarsi, perché la vita non si ferma, nonostante la crisi. E quindi, la moneta complementare potrebbe sostenere la piccola economia artigiana, il piccolo commercio e gli investimenti familiari ovvero tutti quei settori i quali in assenza di liquidità, utilizzerebbero comunque il baratto per scambiarsi beni e servizi. Certo, tutto questo non servirà a risolvere i problemi economici del sistema paese ma può essere utile alla comunità a rendere la sua vita meno difficile, ritrovando quella “fiducia” oggi messa in discussione.
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