Renzi, Grillo e Berlusconi: o tutto o tutti a casa. Leader a tempo (determinato) di Jobs Act?

05 aprile 2014 ore 10:06, Lucia Bigozzi
Renzi, Grillo e Berlusconi: o tutto o tutti a casa. Leader a tempo (determinato) di Jobs Act?
Fi sull’altalena riforme-opposizione, Renzi tra il rullo compressore e il freno di parte del Pd, Salvini col ‘bazuka’ no-euro, Grillo con il ‘colpo’ in #hastag, indipendentisti sul “Tanko-fai-da-te”. Giostra settimanale dentro e fuori i palazzi della politica.
BERLUSCONI “AGIBILE”. E’ stato il tema della settimana e lo sarà ancor di più nella prossima, quando i giudici dovranno decidere su arresti domiciliari o affidamento ai servizi sociali. Intanto il passaggio al Quirinale del Cav (ex) e quello dei suoi emissari Gianni Letta e Denis Verdini a Palazzo Chigi dal premier. Temi incrociati: da un lato i ‘paletti’ sulla tenuta del patto Renzi-Berlusconi (specialmente sulla legge elettorale); dall’altro la questione dell’agibilità politica di Berlusconi alla vigilia della campagna per le europee dove, per la prima volta, il leader azzurro sarà fuori-lista. I forzisti alzano l’asticella e Gasparri fa capire l’aria che tira nella conversazione con Intelligonews: “Senza Berlusconi Renzi non ha i numeri per fare le riforme”. E se Brunetta definisce le Province “un golpe”, il vicepresidente dei senatori azzurri rilancia “non sparisce un bel niente, Renzi dice che cancella tremila politici, in realtà ne rimette in circolo trentamila”. E se non fosse abbastanza, bastona anche sul Senato: “Sarà un Senato di nominati”. Basta invece a far capire che la prossima settimana molti dei giochi politici in corso potrebbero aprire scenari nuovi. IL SENATO DEI DESIDERI. È la ‘tempesta perfetta’ che Renzi vorrebbe scatenare sugli sprechi. Il premier si rimette i panni del rottamatore e dice che sull’abolizione del Senato non si sposterà di un millimetro. Non l’avesse mai detto: da lunedì è partito il fuoco trasversale dei ‘no, niente dicktat. Il parlamento non è un votificio’. Il punto è che i più recalcitranti sono proprio i suoi se è vero come è vero che venticinque senatori guidati dall’ex ministro Chiti (toscano come Renzi ma diversamente renziano) sono pronti a rimettere la penna sul provvedimento licenziato dal Consiglio dei ministri. Per non parlare dei professori vicini all’area della sinistra, Rodotà in testa che lanciano anatemi e scomuniche tirando in ballo la “Costituzione più bella del mondo”. Renzi ‘guarda e passa’ come direbbe Virgilio a Dante sempre per restare in terra di Toscana, ma il rischio è che la “tempesta perfetta” possa abbattersi su Palazzo Chigi. Nell’agenda di Renzi spunta una nuova data: martedì 8 aprile, varo del Def in Cdm con annessa conferenza stampa. Oggetto: 10 miliardi di ossigeno per l’Italia e 80 euro in busta paga dal 1 maggio. La domanda è: con o senza slide?
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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