La svolta islamista di Erdogan: svanito il sogno della Turchia in Europa?

05 giugno 2013 ore 9:35, Americo Mascarucci
La svolta islamista di Erdogan: svanito il sogno della Turchia in Europa?
Recep Erdogan ed il sogno fallito della Turchia in Europa.  In tanti ci avevano creduto ed in tanti si erano affrettati a mettere il cappello sull’operazione che avrebbe dovuto guidare il Paese islamico nell’Unione Europea. Fra questi Silvio Berlusconi il quale, per rimarcare l’amicizia con il leader turco, nel 2004 corse a fare da testimone di nozze al figlio. Il Cavaliere tentò anche di farsi garante dell’ingresso della Turchia nella UE presso gli euroscettici, nonostante la forte opposizione della Lega Nord che pure all’epoca era un partner di governo tutt’altro che marginale. La verità è che il premier turco di speranze ne aveva accese parecchie. Quando fu eletto per la prima volta nel 2002 come leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di matrice islamico moderata, sembrò rappresentare una concreta occasione di cambiamento. I partiti laici, sia socialisti che liberali, erano divorati dalla corruzione e nel Paese dilagava il malessere sociale, causato da una crisi economica ed occupazionale senza precedenti. Erdogan seppe riscuotere il gradimento della maggioranza degli elettori presentando un convincente programma di risanamento economico, che fra le pieghe però contemplava anche il superamento delle restrizioni imposte dal laicismo di Kemal Ataturk. Modifiche normative che tuttavia sembravano non incidere più di tanto sulla tradizione laica della Turchia, come la revoca del divieto per le donne di indossare il velo nelle università e negli uffici pubblici. In campo economico i risultati si sono visti ed è anche per questo che, nelle successive elezioni, Erdogan è tornato a vincere. Il consenso sempre più massiccio assicuratogli dai settori islamisti radicali lo hanno spinto ad abbandonare gli originari progetti europeisti e filo occidentali per rafforzare il legame con il mondo musulmano attraverso l’avvio di una politica interna chiaramente indirizzata a restaurare l’antico stato islamico smantellato dal kemalismo. Alle ultime elezioni ha chiesto al popolo una maggioranza del 70% per poter cambiare, con i soli voti del suo partito, la costituzione repubblicana e rimuovere gli ultimi ostacoli che rallentano l’islamizzazione del Paese. I turchi non lo hanno accontentato ed i sogni egemonici del leader sono stati in parte ridimensionati. L’esercito, tradizionale custode dello stato laico, ha visto ridotto il suo ruolo di garanzia grazie ad una serie di avvicendamenti al vertice sapientemente pilotati da Erdogan per mettersi al riparo dal rischio di un golpe anti islamico. Ora, a rendere ancora più incandescente il tutto ci si è messa la scelta di rompere la storica e consolidata alleanza con la Siria per garantire l’appoggio ai ribelli anti-Assad. Una decisione che sta comportando conseguenze drammatiche e scontri sanguinosi nelle zone di confine fra i due paesi. Il volto rassicurante dell’Erdogan versione 2002 che tanto aveva affascinato l’Occidente sembra dunque svanito. Oggi tutto il mondo ha di fronte quello di un presidente autoritario che sogna il ritorno ai fasti dell’antico impero ottomano con lui nei panni del ‘gran sultano’.
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