1992-2014: Tangentopoli, non c’è due senza tre. I numeri, i nomi e le differenze…

05 giugno 2014 ore 14:21, Lucia Bigozzi
1992-2014: Tangentopoli, non c’è due senza tre. I numeri, i nomi e le differenze…
Tre numeri: 1, 2, 3. Tre come le Tangentopoli di ieri e di oggi. Politici, imprenditori, professionisti e perfino servitori dello Stato in divisa, nessuno escluso. Vent’anni dopo, i 35 arresti del Mose e il terremoto giudiziario su Expo segnano la cronaca di ciò che non sarebbe più dovuto accadere e che, invece, ha continuato ad accadere. In una parola: corruzione. Con personaggi vecchi e nuovi…
TANGENTOPOLI 1. 1992: l’arresto di Mario Chiesa alza il velo su un sistema di corruzione e concussione con al centro il finanziamento illecito ai partiti, cioè i livelli più elevati del mondo politico e finanziario. Un fiume di soldi: 10.000 miliardi di lire all’anno di costi per i cittadini, un indebitamento pubblico fra 150.000 e 250.000 miliardi di lire con una forbice tra 15.000 e 25.000 miliardi di interessi annui sul debito. Sono le stime che nel 1992 tirò giù l’economista Mario Deaglio calcolando la ricaduta economica del mare di tangenti sulle casse dello Stato e dunque degli italiani. Nell’inchiesta Mani Pulite furono coinvolti leader dei partiti, tesorieri, parlamentari, imprenditori e uomini dei governi di allora. Le immagini dei processi con al banco degli imputati Craxi, Forlani, Citaristi, Sala, Cusani e tanti altri nomi eccellenti del gotha politico e finanziario, sono agli atti della memoria collettiva. Un pool di magistrati della procura di Milano conduce la più grande inchiesta dal dopoguerra condotta in tutt’Italia: Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti, Ilda Boccassini, guidati dall’allora procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D’Ambrosio. Interi partiti che fino a quel momento avevano fatto la storia del paese dal ’47 in poi vengono spazzati via: Dc, Psi, Psdi, Pli. Le indagini sfiorarno anche il Pci ma solo di sguincio e anche allora sotto la lente di ingradimento dei magistrati finì il Compagno G, alias Primo Greganti, oggi coinvolto nello scandalo Expo. Indignazione popolare, polemiche durissime sulla carcerazione preventiva, suicidi in carcere, condanne ma anche molte assoluzioni, segnarono l’onda lunga di Mani Pulite. TANGENTOPOLI 2. 2010, G8 alla Maddalena. Bufera giudiziaria su Guido Bertolaso raggiunto da un avviso di garanzia per corruzione. Il capo della Protezione Civile rimette tutti gli incarichi nelle mani del premier Silvio Berlusconi “per non intralciare l’operato degli inquirenti”. L’inchiesta nasce da appalti ritenuti dagli inquirenti collegati a presunti casi di corruzione. Nel mirino dei magistrati di Firenze finiscono Angelo Balducci, ex collaboratore della Protezione Civile e altre tre persone, tra le quali il provveditore delle opere pubbliche della Toscana, successore di Balducci come “soggetto attuatore” delle opere per il G8, scrivono i pm, e un imprenditore romano. Gli appalti sui quali gli inquirenti vogliono fare luce riguardano gli interventi per il G8 alla Maddalena, la ristrutturazione degli impianti del Foro Italico per i mondiali di nuoto 2009 e il completamento dell’aeroporto internazionale dell’Umbria Sant’Egidio (a Perugia) in occasione delle celebrazioni del 150esimo dell’unità d’Italia. Corruzione è l’ipotesi di reato contestata ai quattro indagati ai quali, successivamente, se ne aggiungono altri dieci tra cui un alto magistrato romano. I costi: è stato stimato che per ospitare il G8 alla Maddalena, poi spostato a L’Aquila dopo il terremoto per sostenere la ricostruzione della città, la cifra ammonta a 327 milioni di euro all’anno. Somma per lo più impiegata per ristrutturare l’Arsenale militare dismesso da anni. Bertolaso ha sempre respinto le accuse: “Quei soldi non sono stati buttati. Le strutture nate per ospitare i Grandi saranno l’occasione per il rilancio turistico, economico e anche occupazione, non solo della Maddalena ma dell’intera Gallura. TANGENTOPOLI 3. E’ stata definita così la vicenda che sui fronti diversi ma col minimo comun denominatore della parola “corruzione”, racchiude in sé Expo e Mose. Anche qui arresti, indagati eccellenti, intreccio tra politici e imprenditori. Politica e finanza. Maggio 2014: a Milano sul più grande evento internazionale che tra un anno dovrebbe portare in Italia 20 milioni di persone, si abbatte un terremoto giudiziaro che coinvolge Angelo Paris, braccio destro del commissario di Expo e a vario titolo, imprenditori ed ex politici: da Gianstefano Frigerio, a Luigi Grillo, a Primo Greganti. Ipotesi di reato che a vario titolo vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione. I magistrati parlano di una “cupola per condizionare” gli appalti. Un mese dopo, e siamo a ieri, i 35 arresti a Venezia per il Mose. Un centinaio gli indagati. L’inchiesta coinvolge amministratori, politici, imprenditori e perfino alti servitori dello Stato in divisa. Un "sistema" lo definiscono gli inquirenti che avrebbe messo insieme 25 milioni di "fondi neri" "destinati al finanziamento illecito ai partiti, elargizioni trasverali", dice in conferenza stampa il procuratore Nordio. Il sindaco di Venezia Orsoni (Pd) finisce ai domiciliari e i magistrati chiedono l’arresto di Giancarlo Galan, parlamentare di Fi. L’ex governatore del Veneto ed ex ministro respinge le accuse: “Chiedo di essere ascoltato al più presto, ho prove inoppugnabili della mia estraneità, avrei voluto fornire prima le informazioni necessarie”. In una nota, l’esponente di Fi aggiunge: “Dalle prime informazioni che ho assunto e da quanto leggo sui mezzi d’informazione, nel dichiararmi totalmente estraneo alle accuse che mi sono mosse, accuse che si appalesano del tutto generiche e inverosimili, per di più, provenienti da persone che hanno già goduto di miti trattamenti giudiziari e che hanno chiaramente evitato una nuova custodia cautelare, mi riprometto, dopo approfondita disamina degli atti con il mio collegio di difesa, di difendermi a tutto campo nelle sedi opportune, con la serenità ed il convincimento che la mia posizione sarà interamente chiarita”.
autore / Lucia Bigozzi
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