Cattaneo (Pdl): «Bene Fassino all'Anci, qui non è un Parlamento. Sì ai manager in FI, ma no agli eccessi. Partito leggero? Moderno»

05 luglio 2013 ore 18:18, Marta Moriconi
Cattaneo (Pdl): «Bene Fassino all'Anci, qui non è un Parlamento. Sì ai manager in FI, ma no agli eccessi. Partito leggero? Moderno»
«Interpretando lo spirito di unità che è alla base dell’Anci, ho guidato la trattativa dei sindaci di centrodestra per accogliere la proposta del Pd, e quindi Piero Fassino presidente».  A livello nazionale queste sarebbero faccende da governo di emergenza e di servizio, da Larghe Intese insomma, ma Alessandro Cattaneo, già presidente dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani e sindaco di Pavia, spiega ad IntelligoNews perché non è così che va messa la questione: «Qui portiamo avanti le necessità dei Comuni, non c’è un Parlamento con maggioranza e minoranza». Quando gli chiediamo, poi, del futuro del Pdl, e quindi di partito leggero o pesante lui risponde: «Moderno». Con i manager quindi? «Sì, sono animato dallo spirito del ’94. Ma dico no agli eccessi» risponde Cattaneo che però ha il bersaglio ben chiaro in mente: «Il partito deve essere la succursale del Ppe in Italia». Quanto alle polemiche sull’ingerenza del FMI rispetto alla politica fiscale italiana, afferma sicuro: «Reputo che la politica debba tornare ad avere il primato sulla finanza e sull’economia e non viceversa». Piero Fassino è diventato il nuovo presidente dell’Anci. Una nomina che la soddisfa? «L’Anci non è un piccolo Parlamento con un Consiglio Comunale dove ci sono maggioranza e minoranza, ma è un’associazione che porta avanti le necessità dei Comuni. Interpretando lo spirito di unità che ci muove tutti, noi sindaci di centrodestra – e io ho guidato la trattativa della delegazione -abbiamo reputato giusto  accogliere la proposta del Pd che ha fatto il nome di Piero Fassino. Attorno a lui ora c’è una squadra equilibrata che porterà avanti questo spirito». Si sente di dare un consiglio al nuovo presidente, anche in base alla sua esperienza di questi mesi da presidente provvisorio dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani? «Non sono io a poter dare consigli a Fassino. Posso dire che il mio sguardo è stato incontaminato,  le dinamiche del Palazzo non lo hanno oscurato. All’interno dell’Anci ho portato avanti una politica non di corporazione, ma attenta all’ammodernamento istituzionale. Tenendo dritta la barra sui cittadini e le loro esigenze». E’ d’accordo con il primo discorso del nuovo presidente che ha dichiarato: “I naturali destinatari delle richieste dei cittadini sono i sindaci”? «L’avevo detto prima io, nella prima relazione che ho fatto. D’accordissimo». Il dibattito nel Pdl si è spostato: non si parla più tanto di falchi e colombe, ma più di partito leggero o pesante. Secondo lei qual è meglio? «O mamma mia… A forza di parlare di falchi e colombe avevo detto che finivano arrosto. Adesso leggero o pesante mi chiedete? Io rispondo moderno. Non dobbiamo inseguire la sinistra sul partito strutturato. Noi dobbiamo essere presenti sui territori, ma dobbiamo anche giocare di sponda, parlare alle masse attraverso Berlusconi, i valori liberali,i valori di centralità dell’individuo, senza assentarci dai luoghi di dibattito». Un partito moderno comprende i manager? «Sì, sì. Vanno coinvolti. Mettere in disparte i professionisti della politica ha rappresentato la novità di Berlusconi che sento mia, perché io sono animato dai valori del ’94. Ma la politica ha anche la sua dignità e le sue competenze e capacità. No agli eccessi. I manager non possono sostituirsi in toto a chi fa politica». Ma con il ritorno a FI non correte il rischio di uscire dal Ppe Europeo? «Per me il partito non solo si deve ispirare, ma deve essere la succursale del Ppe in Italia. Un partito con altri valori ispiratori non mi trova né convinto, né partecipe». Il Fondo Monetario Internazionale si è espresso sull’Imu e quindi sulla politica fiscale italiana. Ingerenza o analisi macro-economica? «In questi anni quando si è parlato di Europa e di estero si è parlato troppo di titoli, spread, finanza, investimenti… Reputo che la politica debba tornare ad avere il primato sulla finanza e sull’economia e non viceversa. Perché la politica rappresenta i cittadini, i veri sovrani. Quindi ripeto: basta parlare di loro».
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