Le triple A e la tripla guerra contro l'Italia

05 marzo 2013 ore 11:50, Alfonso Francia
Le triple A e la tripla guerra contro l'Italia
Mentre l’Italia si interroga sulla formazione del nuovo governo, quello vecchio è corso a Bruxelles a rassicurare i partner europei che Beppe Grillo, da tutti ribattezzato “il clown” dopo la pubblicazione del duro articolo dall’Economist, non rischia di mandare a picco il Paese e con esso l’intera eurozona.
In teoria il summit tra i 17 ministri delle Finanze del club dell’euro, al quale ha partecipato per l’Italia Vittorio Grilli, aveva come ordine del giorno il salvataggio di  Cipro. Nicosia, che ha a lungo rifiutato gli aiuti Ue cercando canali di finanziamento alternativi del suo debito persino in Russia, ha bisogno di 18 miliardi per evitare il fallimento, e potrebbe essere costretta a svendere molti dei suoi asset statali. Ma Cipro era quasi un problema di comodo dietro il quale i ministri si sono trincerati per discutere la vera fonte di preoccupazione del vecchio continente: l’instabilità politica – e quindi economica – dell’Italia. La preoccupazione è vivissima perché il voto italiano è stato interpretato come un referendum contro le politiche di  austerità  imposte da Bruxelles. Il programma del Movimento 5 Stelle, che parla chiaramente di referendum sull’euro, rivisitazione dei trattati europei, rinegoziazione del debito pubblico e reddito minimo garantito, ha impaurito quasi tutte le cancellerie a Nord delle Alpi. Così Grilli ha dovuto trascorrere la riunione di ieri, guidata dal presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, successore di Jean-Claude Juncker, a rassicurare i colleghi che gli si avvicinavano per chiedere lumi sulla scivolosa situazione italiana. Il nostro non è l’unico Paese finito sotto la lente d’ingrandimento: si è parlato pure della Spagna, che pare lanciata verso una recessione irreversibile (i disoccupati sono ormai 5 milioni, praticamente un cittadino in età da lavoro su cinque). Oltreoceano invece preoccupa il mancato accordo sul bilancio americano, che ha costretto Obama ad attivare un pesantissimo piano di tagli alla spesa pubblica per 85 miliardi di dollari già per l’esercizio in corso. Ma Roma suscita maggiore nervosismo perché manca di un governo con pieni poteri col quale Bruxelles possa confrontarsi. Per questo al termine della riunione l’olandese Dijsselbloem ha ammonito che «ognuna delle parti interessate nella vicenda politica italiana deve contribuire alla stabilità dell’eurozona e rispettare gli accordi che abbiamo preso per mettere in sicurezza l’euro». Il riferimento a Grillo, comunque mai citato, era evidente. L’instabilità politica preoccupa tanto che il presidente dell’eurogruppo si è sentito in dovere di rimarcare che gli impegni con le istituzioni comunitarie sono contratti dagli stati e non dai governi, ricordando indirettamente ai partiti euroscettici nostrani che il Paese ha uno scarso potere di sottrarsi a eventuali diktat della troika, a prescindere del governo di cui si doterà. Più preoccupati di tutti, e quindi aggressivi nei confronti dell’Italia, sono stati i pochi Paesi dell’euro che ancora possono fregiarsi della Tripla A: Germania, Olanda, Finlandia e Lussemburgo. La solitamente prudente Angela Merkel ha commentato: «Sembra che dopo il voto italiano l'alternativa dell'Europa sia tra i programmi di austerità e rigore di bilancio e la crescita. Ma è una premessa sbagliata», mentre il Commissario agli affari economici Olli Rehn, di nazionalità finlandese, si è fatto intervistare dal tedesco Der Spiegel per far sapere ai partner europei che i suoi concittadini dubitano dell’efficacia delle politiche di tagli «Non risolveremo i nostri problemi accumulando nuovo debito su quello esistente». La finlandese Jutta Urpilainen ha fatto notare che il risultato elettorale italiano «sta aumentando l’incertezza dei mercati, ma molto dipende da quanto velocemente ci sarà un nuovo governo. Sarà interessante ascoltare il ministro Grilli sulla situazione politica italiana e sui tempi necessari per la formazione dell’esecutivo». Il lussemburghese Luc Frieden, infine, si è augurato che l’Italia prosegua il percorso di riforme avviato dal governo Monti. Si tratta di dichiarazioni dal forte valore simbolico: che dei ministri di Paesi membri si permettano commenti nei confronti di un partner in un’occasione di un incontro istituzionale è perlomeno irrituale. I mercati per ora si mostrano quasi altrettanto nervosi: lo spread è ormai attestato appena sotto la quota 350, ben 70 punti in più rispetto ai giorni precedenti alle elezioni. Le agenzie di rating sembrano pessimiste soprattutto perché sono convinte che l’Italia si doterà di un governo a tempo, incaricato di effettuare una serie di riforme mirate – come quella della legge elettorale capace di consegnare il Paese a una maggioranza certa – per poi tornare alle urne lasciando per mesi il Paese senza un esecutivo stabile. La precarietà dell’attuale panorama politico non solo fa temere che l’Italia possa aver bisogno di ricorrere al piano di aiuti della Bce, la Outright monetary transaction, ma addirittura che, una volta chiesta, il futuro governo non sarebbe comunque in grado di gestire un intervento tanto impegnativo. Per fugare questi dubbi, paradossalmente, ministri e mercati aspettano di sentire la voce di un italiano, Mario Draghi.  
caricamento in corso...
caricamento in corso...