Gay, Adinolfi: "Oms nuovo Catechismo?Non cambio la Comunione perché divorziato"

05 novembre 2014 ore 14:23, Adriano Scianca
Gay, Adinolfi: 'Oms nuovo Catechismo?Non cambio la Comunione perché divorziato'
“Esiste una morale cattolica e che esiste la teoria della riparazione, ma l'Oms non considera più l'omosessualità una malattia da tempo”. Parola dell'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia. Evoluzione della Chiesa, che sta abbandonando posizioni superate, o sviamento dalla dottrina cattolica che, per un prelato, dovrebbe pur sempre rappresentare il punto di riferimento ultimo? “Per me l'omosessualità non è una malattia, ma ha ragione Francesco quando avverte gli uomini di Chiesa a non scendere dalla croce per compiacere il mondo, commenta il giornalista Mario Adinolfi. Adinolfi, che impressione le fanno le parole di Nosiglia? «Guardi, per me l'omosessualità non è un problema, non mi disturba, è una normale condizione legittima che non mi dà alcun fastidio in quanto tale. Non ho nulla contro la tendenza e non la considero una malattia. Allo stesso tempo ritengo che la Chiesa deve fare la Chiesa e fare le sue riflessioni». A volte per un cristiano non è semplice seguirne le indicazioni, però. «Guardi, personalmente sono cristiano e vado a messa. Non essendo gay non ho mai avuto problemi con le indicazioni in materia del Catechismo, ma ho altri problemi. Per esempio sono un divorziato risposato e quindi non posso fare la comunione. Ne prendo atto con dolore, ne soffro, ma non chiedo di cambiare il Catechismo». In molti c'è tuttavia questa tendenza a voler cambiare la Chiesa sulla base della propria situazione personale... «Se io mi iscrivo al club del golf, che prevede che vi si debba andare con i calzoni lunghi, io non mi metto i calzoni corti. Se non mi sta bene mi iscrivo a un altro club. Chi si ritiene cristiano ha a che fare con gli elementi della Chiesa cattolica, come appunto il Catechismo, che tuttavia può anche cambiare». Insomma, anche la Chiesa può cambiare, ma senza esagerare... «Mi ritrovo in quello che dice Papa Francesco a proposito delle cinque tentazioni in cui può cadere l'uomo di Chiesa, una delle quali è quella di scendere dalla croce per compiacere il mondo. È una visione che mi convince molto, per il resto ognuno farà le proprie convinzioni che riguardano solo alle coscienze». Ma sulle questioni prettamente scientifiche (tipo appunto cosa è e cosa non è una malattia) le religioni non dovrebbero semplicemente lasciare parola agli scienziati? «Io non penso che l'omosessualità sia una malattia e francamente non credo che la Chiesa dica questo, anche se lascio ai teologi il compito di spiegare meglio questo punto. Certo, se si tratta di portare ipso facto i documenti dell'Oms nel Catechismo ho qualche perplessità. Non credo, comunque, che il problema sia questo, la Chiesa ha attenzione alle anime». Se l'omosessualità non è un problema in sé, allora lei cosa contesta alle posizioni dei movimenti lgbt? «Le mie critiche riguardano il fatto che la coppia omosessuale non possa basarsi sul matrimonio, che è un istituto nato per altro. Sono d'accordo in una evoluzione sul terreno dei diritti civili, credo che il gay debba poter assistere il suo compagno in ospedale o andarlo a trovare in carcere, ma il matrimonio non c'entra nulla. Queste, tuttavia, sono mie riflessioni laiche. Da cristiano io seguo il Catechismo. Ritengo, ovviamente, che la dottrina non debba piegarsi al pensiero unico, ma francamente non credo neanche che questo stia accadendo»
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