Tonelli (Sap): “Alfano e Renzi irresponsabili, così si mette a rischio l'indipendenza della nostra funzione"

05 settembre 2014 ore 15:39, Lucia Bigozzi
Tonelli (Sap): “Alfano e Renzi irresponsabili, così si mette a rischio l'indipendenza della nostra funzione'
“Niente chiacchiere, solo numeri. Da Alfano e Renzi ci aspettiamo questo anche se finora nessuno ha ascoltato il nostro grido di allarme”. Gianni Tonelli non lascia ma raddoppia. Nell’intervista a Intelligonews il segretario generale del sindacato di Polizia Sap conferma l’intenzione dello sciopero e attacca: “Siamo servitori dello Stato, governo e vertici delle forze dell’ordine non possono metterci sotto il cappio della soglia di povertà. Da mesi sto tentando di parlare con Renzi…”
Cosa vi aspettate da Alfano e Renzi? «Se Alfano mi convocherà andrò all’incontro ma non mi aspetto nulla perché finora non è mai stato in grado di dare una risposta concreta alle nostre richieste. Dopo l’esito elettorale ci siamo parlati e l’unica cosa che gli ho sentito dire è che si sarebbe impegnato a impegnarsi. Io voglio incontrare il premier: ho tentato in numerosi modi, sia con canali istituzionali che interni al Pd un contatto, non solo come segretario generale del Sap ma come Consulta per la sicurezza, il principale organismo rappresentativo di cui fanno parte anche Sappe, Sapaf e Conapo, ma non siamo riusciti ad avere alcun contatto né con Renzi né coi suoi diretti collaboratori». Renzi dice che vi ascolterà ma non accetta ricatti. Cosa risponde? «Non stiamo ricattando nessuno. All’interno della liceità, il Sap e la Consulta per la Sicurezza porranno in essere tutte le forme di protesta che democraticamente sono garantite. E’ il sistema democratico che ci consente di pensare e protestare». Il ministro Madia oggi ha dichiarato che per le forze dell’ordine ci sarà un surplus di attenzione. La legge come un’apertura? «Non lo so, qui parlano in codice. Il ministro Pinotti dice aboliremo il tetto salariale per le forze di polizia, Alfano la segue su twitter… tutti parlano in codice ma a noi interessa un numero non le parole. Vogliamo un numero che identifica tutto, un impegno, una disponibilità e una possibilità di riscatto dei bilanci familiari». Qual è la situazione? «Gli operatori delle forze dell’ordine sono penalizzati due volte: la prima coi tagli dei contratti, la seconda col tetto salariale a causa della peculiarità stipendiale cui sono soggetti. Mi spiego: noi oggi abbiamo 16 parametri retributivi e il tetto salariale significa che se io da agente vinco il concorso e divento ispettore, continuo a prendere lo stipendio da agente. Ha un senso? Abbiamo chiesto ai capi dei nostri corpi di associarsi alla nostra protesta e condividere il malessere degli operatori con stipendi da 1200 euro al mese che per quanto riguarda la categoria intermedia con persone di media anzianità hanno portato a una riduzione di 400-500 euro netti al mese. Ciò comporta che numerosissime famiglie si sono avvicinate alla soglia di povertà: questo è un gesto di infinita irresponsabilità da parte dei nostri ministri e dei responsabili dei corpi». E’ a rischio la sicurezza? «E’ a rischio l’indipendenza della funzione che, invece, va preservata. E’ irresponsabile porre coloro che devono garantire la legalità nel paese sotto il cappio della soglia di povertà perché è così che si rischia di compromettere la funzione. Io dal ministro Alfano non voglio promesse, voglio che dica: ‘i poliziotti hanno ragione. Anch’io ho contribuito a promesse vane ma la mia permanenza al governo sarà vincolata al soddisfacimento delle loro aspettative’. Ecco mi aspetto questo dal mio ministro e dal mio capo della Polizia». Siete veramente intenzionati ad arrivare allo sciopero generale, fatto senza precedenti nella storia della Repubblica? «Tutto dipende dalla dinamica delle cose. Io vorrei sperare che prima di sera il problema non sia più sul tavolo perché il governo ha deliberato di conseguenza, ma una cosa è certa: all’interno della legalità, per quanto riguarda il Sap ma penso su questo di parlare anche a nome degli altri segretari della Consulta per la Sicurezza, non poniamo limite a forme di protesta». Fassina (Pd) a Intelligonews dice che si deve arrivare gradualmente ed entro i vincoli della finanza pubblica ai rinnovi contrattuali e che il governo deve aprire un confronto coi sindacati di statali e forze di Polizia. La linea di Palazzo Chigi, però, pare ferma. Questa divisione dentro il primo partito di maggioranza non rischia di complicare tutto? «Prima del rinnovo contrattuale serve l’abolizione del tetto salariale. Penso inoltre che l’ulteriore dissenso ci possa solo giovare. Più sono le note che pongono attenzione sul nostro grido di allarme meglio è. L’altro giorno eravamo in piazza a dare il sangue ma qui non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ho scritto anche al sottosegretario Delrio per sollecitare un incontro ma non ho avuto risposta. Noi siamo servitori dello Stato, non vogliamo concertare ma suggerire soluzioni da professionisti quali siamo. Vogliamo contribuire come Sap e Consulta per la Sicurezza al processo di riforme. Renzi dice discutiamo della riorganizzazione delle cinque forze di Polizia: intanto sono sette e non cinque; inoltre noi sono da mesi che stiamo raccogliendo firme tra i cittadini per la razionalizzazione e l’unificazione delle forze di Polizia con lo slogan: “Sette forze di Polizia? No, grazie. Più sicurezza, meno tasse”».
autore / Lucia Bigozzi
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