Zecchi: "Suor Cristina e Conchita accomunate dal cattivo gusto. Vince l'ignoranza"

06 giugno 2014 ore 17:53, Marta Moriconi
Zecchi: 'Suor Cristina e Conchita accomunate dal cattivo gusto. Vince l'ignoranza'
Stefano Zecchi, docente di Estetica e autore di vari saggi sull’arte e la società contemporanea,
parla di Suor Cristina e della sua vittoria al talent-show The Voice. Dal punto di vista estetico, chiarisce subito, si tratta di “cattivo gusto” e questa definizione ricorre spesso lungo l’intervista, insieme a “indecenza” e “porcherie”. Per lui queste scelte “esprimono ignoranza”. Quanto al Mose, da veneziano prima che da ex assessore alla Cultura di Milano, suggerisce una “pista” da seguire: “Il corruttore va da chi sa che può corrompere”. Suor Cristina ha vinto The Voice, un reality in cui competono giovani talenti, e ha scatenato polemiche e apprezzamenti anche, ma non solo, per la recita del Padre Nostro di ringraziamento. Ma la Tv è così in crisi da estrarre dalla naftalina quella fede cattolica che prima bistrattava? «Io credo che la verità sia più semplice ancora. E’ un problema proprio estetico. E’ cattivo gusto ed è difficile liberarsene perché non c’è una cultura sufficientemente alta per capire che lo slogan delle porcherie solenni cita non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace. Per me queste scelte esprimono ignoranza». Magari c’è anche una strategia mediatica dietro? «Non credo ci siano figure così diaboliche dentro la Rai per cui si vogliono risolvere così le sorti degli ascolti. Penso che il cattivo gusto si sia unito alla risata sopra, al nuovo che è per forza bello». Dal Grande Fratello in poi ci hanno abituato a scene di intimità in diretta. Poi la trasgressività è diventata una suora. Il segno dei tempi? «Sì, nel senso che le dicevo prima: ripeto, indica il cattivo gusto. E’ segno che la nostra laicizzazione così scombinata e spropositata porta a non fare più differenza tra il mondo profano e quello religioso. E’ un segno malinconico dei tempi». Suor Cristina crede di rappresentare la Chiesa nel segno di rinnovamento che vuole Papa Francesco. E’ così? «Non entro di solito nei campi e nelle dimensioni culturali che non mi appartengono. Possono pensare a questo: indubbiamente Papa Francesco ha dato una sterzata di comunicazione per arrivare al cuore della gente. Mi domando più che altro se la scelta di questa suora davvero arrivi al cuore della gente o piuttosto al disgusto della gente che sente ormai la religione come un sentimento o una grazia che arriva dal cielo. Un conto è correre dietro agli increduli e agli infedeli, un conto è consolidare la fede di chi ha la fede. E’ inutile, secondo me, portare la fede religiosa fuori da questo seminato, perché esprime il brutto». C’è una differenza tra Conchita e Suor Cristina? «Sono cose completamente diverse, ma accomunate dal cattivo gusto. La suora appartiene a un mondo che riguarda la nostra tradizione religiosa. Dall’altra parte c’è chi, attraverso la trasgressione, vuole cercare punti di vantaggio sugli altri». Passiamo all’inchiesta sul Mose. Da ex politico e da veneto, come ha vissuto e vive questo scandalo? «La trovo una cosa disgustosa, ma nello stesso tempo trovo indecente le affermazioni di chi dice che questo fosse prevedibile. Io sono stato assessore alla Cultura a Milano e ho gestito un patrimonio non indifferente, quello per gestire la Scala, il Piccolo Teatro, i Musei, certamente enormemente inferiore a quello del Mose. E le dico una cosa: il corruttore va da chi sa che può corrompere. Non mi si venga a dire che il problema sono le regole, che non va bene il gestore unico che certamente è una disposizione che va cambiata, perché innanzitutto credo alla moralità della persona. Lo dico come padre di famiglia, come professore, la corruzione va dove c’è chi si fa corrompere. Questa è la vera indecenza. Tanto è vero che ci sono persone che non sono state corrotte: si veda l’ex sindaco di Venezia».
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