Esclusivo: "Speziale è innocente, troppi dubbi su quella condanna"

06 maggio 2014 ore 16:47, Adriano Scianca
Esclusivo: 'Speziale è innocente, troppi dubbi su quella condanna'
“Speziale libero”
. La scritta sulla maglietta del capo ultrà del Napoli ha scatenato polemiche a non finire, riportando alla mente di tutti gli italiani i tragici fatti del 2 febbraio 2007, quando l'ispettore di polizia Filippo Raciti perse la vita in seguito agli scontri fra polizia e tifosi rossazzurri prima di Catania-Palermo. Per quella morte è ora in carcere, condannato in via definitiva, proprio Antonino Speziale, minorenne all'epoca dei fatti. Ma chiedere la libertà per questo ragazzo è davvero una eresia e una offesa alle istituzioni? Il giornalista Simone Nastasi, autore del libro Il caso Speziale (Bonfirraro editore), pensa di no e a Intelligonews spiega le ragioni del tifoso catanese. Nastasi, che idea si è fatto di quanto si è visto sabato allo stadio Olimpico di Roma? «Io non sono un avvocato o un giurista, non so dire che conseguenze penali possa avere il fatto di indossare la maglietta che abbiamo visto addosso al tifoso del Napoli. A me sembra chiaramente un esercizio della libertà d'espressione, ma rimando al parere di un avvocato per sapere se è così. Ma la cosa che fa riflettere è un'altra...». Quale? «Il fatto che si parli di Antonino Speziale per una maglietta e non per dire, per esempio, che nello scorso febbraio la Corte di cassazione ha ordinato di riaprire il caso considerando il processo “revisionabile” e ordinando alla Corte di Appello di Messina un nuovo esame». Qualcuno in questi giorni ha detto in tv che Speziale, all'inizio, avrebbe confessato... «Speziale non ha mai confessato, su questo non c'è stata una informazione corretta». Su di lui c'è comunque una sentenza passata in giudicato...
Esclusivo: 'Speziale è innocente, troppi dubbi su quella condanna'
«Il ragazzo è stato condannato in via definitiva per omicidio preterintenzionale, che per definizione implica già il fatto che non ci sia l'intenzione di uccidere. Ma non solo: chi ha letto gli atti sa che ci sono sin troppi buchi dal punto di vista investigativo. Di fatto non esiste una prova certa e inconfutabile che a uccidere Raciti sia stato Speziale. Il quadro non è assolutamente nitido e dalle stesse sentenze si percepisce chiaramente».
Quali sono gli elementi a favore dell'innocenza? «Basta pensare alla perizia eseguita dai carabinieri del Ris di Parma che si sono pronunciati in favore della “non idoneità” del sottolavello (la pretesa "arma del delitto") a procurare tagli simili come quelli ritrovati sul giubbotto di Raciti. Proprio in seguito ai risultati di questa perizia, per ordine dello stesso Gip che lo aveva incarcerato, Speziale fu scarcerato. Anche la stessa Corte di Cassazione annullerà due volte, con e senza rinvio, l’ordinanza di custodia cautelare, ritenendo troppo deboli gli elementi raccolti dalla Procura». Se non è stato Speziale, allora chi ha ucciso Filippo Raciti? «Questo ovviamene non posso dirlo io. Io mi limito a evidenziare dei dubbi sulla sentenza. Penso, per esempio, che si sarebbe potuto approfondire la posizione dell'autista del Discovery, che nel primo verbale dichiara di aver fatto marcia indietro fino ad aver sentito un urto e successivamente invece cambia versione, dichaiarando che quell'urto era in realtà un boato e che Raciti era distante alcune decine di metri. Insomma, ci sono tutti gli elementi per considerare il caso Speziale la storia di un clamoroso caso giudiziario».  
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