Bersani tenta la prima, ma buona la seconda: Pd-Monti-Pdl. E buono il secondo (Renzi)

06 marzo 2013 ore 15:38, Lucia Bigozzi
Bersani tenta la prima, ma buona la seconda: Pd-Monti-Pdl. E buono il secondo (Renzi)
Bersani
prova con Grillo. Il Pd si tura il naso e dice sì. D’Alema fiuta il pericolo, fa quadrato ma guarda anche oltre. Renzi è pronto per il futuro ma lavora al presente (volente o nolente). Schema: governo di unità nazionale Pd-Monti-Pdl. Tutti dentro, nessuno a Palazzo Chigi.
Piano A e piano B. Sapendo già che è… buona la seconda. Ormai la consapevolezza ha fatto breccia anche nella robusta cortina di ferro tirata su attorno a Bersani che in direzione chiede di ‘investire’ su Grillo. Con una novità: parziale retromarcia sul voto come unica alternativa in caso di fallimento. Il bersanissimo Fassina, copyright del motto, nonché plenipotenziario del segretario per i rapporti con la sinistra-sinistra insieme a Errani, promosso ambasciatore istituzionale (e sottosegretario a Palazzo Chigi in pectore), è avvertito. D'Alema fiuta il pericolo e guarda oltre ma Renzi è già sul pezzo e potrebbe bruciarlo sul tempo. PD IN AMBASCE. “Bersani morirà (politicamente, ndr) di tattica”. Spifferi piddini dalla direzione nazionale. Qualcosa in più nelle felpate parole dei capibastone. D'Alema dissoda il terreno: dice che il Pd non deve avere il complesso da inciucio e dunque con Grillo è bene provare. Poi lancia il seme: un peccato le mancate larghe intese ma non sono possibili per colpa di Berlusconi. E se fallirà il tentativo con Grillo (compreso lo ‘scouting’), la colpa sarà solo sua. Dietro ci si può leggere una exit strategy per salvare la faccia (i voti) del partito e limitare il danno a Bersani (ma pure il suo) a quel punto costretto al fatidico passo indietro. Tradotto dal dalemese: potrebbe essere un modo per non chiudere la porta all’ipotesi più verosimile, governo di unità nazionale per fronteggiare la crisi, tutti dentro ma in realtà tutti fuori dalle cariche che contano. Premier compreso. RENZI FA IL JOLLY. Le due ore a pranzo con Monti non le hanno digerite i maggiorenti piddini. Il sindaco che studia da premier con Floris ha fatto il soldatino anche se non ha rinunciato a togliersi i sassolini dalle scarpe: dalle regole blindate per le primarie alla ‘caccia inutile’ a Grillo sul versante populista. Non pugnalerà Bersani, semmai si prepara al prossimo giro di giostra e per via primarie. Renzi lo conferma a Ballarò, ma sa bene che per lui potrebbe esserci un’accelerazione. Al punto tale da invalidare il patto siglato con Bersani dopo la consultazione piddina: il segretario Pd al governo, il sindaco alla guida del partito. IL PIANO B. Renzi come Veltroni dopo la caduta del secondo governo Prodi? Le analogie ci sono, ma Renzi ha una marcia in più in un quadro politico molto diverso: ha il placet di Berlusconi (e non da ora), potrebbe avere quello dei montiani e sul fronte interno al partito potrebbe assumerne le redini evitando l’implosione del post-Bersani. Il Colle non disdegnerebbe. Insomma: la sintesi di un governo con un’agenda di lavoro ristretta a pochi punti (riforme istituzionali, finanziamento ai partiti, legge elettorale, economia) compresi alcuni dei ‘dossier’ cari ai grillini. Mossa per svuotare il peso del guru a cinquestelle. Schema A-R-M, come già anticipato da Intelligonews, coi montiani determinanti per la stabilità al Senato. Passi indietro necessari: Berlusconi, Bersani, ma pure lo stesso Alfano, a vantaggio di personalità di area e di comprovata esperienza (vedi Saccomanni le cui quotazioni stanno risalendo). Certo, il sindaco di Firenze ha tutto l’interesse – politico – ad attendere il ‘cadavere’ di Bersani sulla riva del fiume, per poi tra qualche mese al massimo tra un anno, raccogliere i frutti del suo politically correct. Ma in politica, si sa, ci sono momenti e contingenze imprevedibili, che non consentono di stare troppo sull’albero a cantare. Renzi in direzione c’è andato, si è ascoltato il discorso di Bersani e di qualche big, poi via veloce verso l’uscita. Le agenzie dicono che non tornerà né parlerà. La via del silenzio sta dicendo molte cose. Una su tutte: se Bersani sbatterà il naso su Grillo il paese non tornerà alle urne prima di un anno. E’ già tanto, nello stagno politico-istituzionale del dopo-voto.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...