Quantitative Easing, l'effetto domino che verrà: dove, come e quando

06 marzo 2015 ore 10:43, intelligo
Quantitative Easing, l'effetto domino che verrà: dove, come e quando
di Luca Lippi
Le banche centrali hanno già avviato una strategia di neutralizzazione del QE della BCE, è quindi interessante analizzare la possibilità che il QE di Draghi risulti inefficace. L’obiettivo del QE è portare il tasso d’inflazione al 2%, e soprattutto di deprezzare l’euro facendo scendere i rendimenti dei Btp e la relativa uscita di capitali. Già oggi il cambio USD/EUR è a 1,10 (-20% in soli sei mesi), ma questo non significa che le banche centrali del mondo assistano passivamente alla manovra di Draghi. Sono 21 i Paesi che dall’inizio dell’anno hanno allentato la loro politica monetaria, fra questi direttamente all’Europa interessano la Svizzera e la Scandinavia che più di tutti hanno ingaggiato una vera e propria guerra per evitare di rimanere vittime di una contrazione delle loro esportazioni. La Svizzera ha abbandonato il cambio fisso con l’euro (15 gennaio) abbassando contestualmente i tassi a -0,75% sui depositi delle banche. Anche la Danimarca segue la medesima strategia della Svizzera portando il tasso a -0,75% e la Svezia a -0,10%. Dunque, oltre la Svizzera, Danimarca Svezia e Norvegia hanno reagito al QE allo scopo di non subire danni per le loro esportazioni tutelando l’occupazione. Anche la Federal Reserve non è insensibile, è piuttosto preoccupata e si attarda ad aumentare i tassi d’interesse prevista per maggio/giugno. In buona sostanza, i nostri partner commerciali reagiscono al provvedimento della BCE cercando di neutralizzare gli effetti sul cambio; ovviamente l’indebolimento delle valute innesca un pericoloso gioco al ribasso che non giova al commercio globale. Il fatto che l’Euro si sia indebolito, nonostante la reazione dei partner commerciali, denota che il gioco al ribasso non stia funzionando, tuttavia c’è da considerare che a causa dell’incertezza del QE europeo gli altri Paesi hanno potuto azionare le difese monetarie solamente 3 o 4 mesi fa (quando le voci si sono trasformate in notizie certe); quindi mancherebbero i tempi tecnici per poter vedere gli effetti delle politiche monetarie che dovrebbero e potrebbero concretizzarsi nei prossimi mesi. Una considerazione, però, è obbligatoria: se la bilancia commerciale dell’Eurozona è in attivo e ancora non s’intravede deflusso di capitali, significa che non starebbe entrando valuta straniera e quindi il deprezzamento dell’euro è solamente figurativo, in parole semplici, è più una speculazione basata sulle attese. Le risposte le avremo nei prossimi mesi, al momento sembrerebbe non sufficiente il QE in rampa di lancio per il raggiungimento degli obiettivi minimi, quindi la BCE dovrebbe prepararsi a un nuovo QE (com’è successo agli Stati Uniti), è il concetto della dose (moneta) e del drogato (mercato) di cui abbiamo parlato in un altro articolo precedente. I mercati concorrenti reagiranno abbassando ulteriormente i tassi di riferimento fino a ritrovarci tutti con i tassi negativi e una montagna di denaro sempre più complicato da ritirare.
autore / intelligo
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