Vento, il geologo Tozzi: "Già Machiavelli parlò di un tornado micidiale. Perché tanti eventi violenti"

06 marzo 2015 ore 12:33, Lucia Bigozzi
Vento, il geologo Tozzi: 'Già Machiavelli parlò di un tornado micidiale. Perché tanti eventi violenti'
“La forza del vento non è una novità e la storia ce lo insegna. Il punto è che oggi il cambiamento climatico ci espone di più ad eventi a carattere violento”. Nell’intervista a Intelligonews, Mario Tozzi geologo, divulgatore scientifico e testimonial della campagna di prevenzione e sensibilizzazione sulle calamità naturali promossa dall’Unità di missione istituita presso la presidenza del Consiglio, individua le cause della nuova ondata di maltempo. In questi giorni l’Italia fa i conti con l’effetto vento che ribalta tir sulle strade, spazza via tutto, provoca morte e distruzione. Una novità? Sono in molti a non ricordare un evento del genere, ci sono precedenti storici? «Ci sono eccome ricordi storici, mancheranno magari quelli personali ma succede spesso così. Già Machiavelli testimoniava di un tornado micidiale che aveva provocato tanti morti e spazzato l’intero Appennino. Per arrivare ai giorni nostri, si sono verificati già casi analoghi come il tornado in Emilia Romagna, per non parlare delle trombe d’aria nella pianura padana o il tornado in Puglia. C’è addirittura un’associazione di “cacciatori” italiani di tornando che ne hanno registrati molti. Diciamo che oggi c’è un’attività di registrazione degli eventi che ne consente uno studio approfondito e la creazione di una banca dati utilissima ». Ma da cosa sono originati fenomeni eccezionali come quello che stiamo vivendo in questi giorni? «Questi fenomeni dipendono da quanta energia c’è nell’atmosfera, più c’è calore e maggiori sono le possibilità di eventi simili. Tutto è legato al cambio climatico in atto». Quindi dobbiamo rassegnarci all’idea che ogni stagione avrà eventi climatici e metereologici eccezionali? «Non direi in ogni stagione. Una maggiore energia nel sistema atmosferico determina una maggiore frequenza di eventi a carattere violento anche fuori stagione». Di fronte a tanta violenza siamo indifesi? Cosa si può fare sul versante della prevenzione? «Direi nulla sulla prevenzione, ma si può fare su quello della previsione. Ma la possibilità di prevederli non significa che non siamo indifesi, come è anche giusto che sia». Perché? «Perché noi siamo uomini, non super-eroi e di fronte ad eventi climatici a carattere violento non dobbiamo fare altro che spostarci. La differenza rispetto al passato è che la possibilità di previsione ci mette nelle condizioni di poterci allontanare da quell’area prima dell’avvenimento. Negli Stati Uniti, Paese moderno, la gente chiude le case e se ne va». Il metereologo Maracchi sostiene che l’Italia è rimasta orfana dell’anticiclone delle Azzorre e che quindi è soggetta ad eventi di carattere violento e che ogni stagione non sarà più come prima. Lei che ne pensa? «Sono portato a dare ragione a Maracchi. Io non sono un metereologo mentre loro studiano da tanto tempo l’andamento dei fenomeni climatici e lavorano sulla previsione anche sul lungo periodo. Le loro analisi sono nella maggior parte dei casi corrette». Sul piano della prevenzione qual è ad oggi il bilancio dell’attività dell’Unità di missione istituita presso la presidenza del Consiglio? «Il bilancio è positivo perché pur fra mille difficoltà sono ripartiti oltre tremila cantieri che erano rimasti fermi per varie ragioni, non tutte legate ad aspetti logistici: in alcuni casi c’erano i soldi ma non erano stati spesi, in altri non c’erano, in altri ancora erano stati spesi male. E’ stato rimesso ordine nel mare magnum che c’pera e con l’aiuto anche di alcuni provvedimenti ad hoc e sotto la spinta della Corte di Conti che ha fatto notare che c’erano alcuni margini sui quali innestarsi per gestire meglio i finanziamenti, sono stati compiuti passi in avanti. In particolare, si è cominciato a spendere i soldi che non si spendevano più, oltre ad un complessivo aspetto di riorganizzazione; ricordiamo che stiamo parlando di rischi che riguardano le case, le persone e i beni culturali. Su quest’ultimo punto i dati Ispra dicono che in Italia sono a rischio frane 14mila beni culturali mentre 28mila sono a rischio alluvione. C’è quindi una maggiore ragione per potersi muovere in questo senso. Per quanto riguarda i dati più generali, sono arrivati i primi 700 milioni ma si parla di 2 miliardi non spesi che già esistevano. Si tratta di far viaggiare la macchina». Qualche esempio di cose fatte? «Si è messo mano al Sarno, al Seveso che avrebbe minacciato anche l’Expo, si stanno cominciando a mettere opere utili sull’Arno e sul Tagliamento, cui si aggiunge l’avvio degli interventi su Genova. Sono circa 500 i cantieri partiti su 3500 ma consideriamo che prima non ce n’era neanche uno. Le Regioni hanno richiesto 4700 interventi, di questi mille sono cantierabili e gli altri in fase di studio. Prima era tutto fermo». Ma in termini di prevenzione è cambiata la cultura e la sensibilità della gente? «Non è cambiata per niente ma questo è il Paese dove tutto funziona in un certo modo, dalla gestione della cosa pubblica all’ignoranza scientifica conclamata in alcuni casi e poi la consapevolezza, sbagliata, di pensare sempre che la cosa non ci riguarda. Serve un’operazione culturale che vedo complessa in un Paese dove si fanno abusi, si spendono soldi, e poi gli abusi vengono sanati spendendo tre volte di più per fare le opere necessarie. Francamente, non ho grandi speranze». 
autore / Lucia Bigozzi
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