Terra dei fuochi, Micillo (M5S): “Lorenzin, ecco il 'nero' che uccide”

06 novembre 2013 ore 17:17, Lucia Bigozzi
Terra dei fuochi, Micillo (M5S): “Lorenzin, ecco il 'nero' che uccide”
“Lo Stato, le istituzioni sapevano da vent’anni ma nessuno ha fatto niente e in Campania nel frattempo si è consumato un genocidio: morti silenziose che non fanno rumore come un morto ammazzato con la pistola”. E’ dura, arrabbiata, l’accusa di Salvatore Micillo, 33 anni cittadino-eletto dei 5Stelle. Lui in Campania c’è nato, ha respirato e visto “lo schifo”. Prima di entrare in Parlamento lavorava in una radio locale che si occupa di ecomafie e portava i bambini davanti alle discariche per spiegargli cosa non si deve fare: “Qui c’è una generazione che ha chiuso gli occhi: noi cerchiamo di aprirli a chi verrà dopo “. La mozione sulla Terra dei fuochi porta anche la sua firma. A Intelligonews, racconta quello che succede ed è successo nel Triangolo della morte, un’area enorme tra le province di Napoli e Caserta, dove vivono “quattro milioni di persone che potenzialmente ogni giorno rischiano la salute”. Onorevole Micillo, partiamo dalla fine: voi siete stati i primi ad alzare il velo sulla Terra dei fuochi presentando una mozione in parlamento. Il primo effetto è farne un caso nazionale e costringere gli altri partiti a occuparsene. «Non potevano arrivare in Aula impreparati. Si sono messi a studiare, cosa che noi facciamo da dieci anni molto prima di entrare qua dentro. Per noi è una priorità assoluta portare alla ribalta nazionale ciò che accade nel Triangolo della morte, di quello che possiamo definire il genocidio di milioni di persone che stanno morendo a causa di sversamenti illegali. È una priorità nostra, della nostra gente e di tutti gli italiani che fino a qualche giorno fa non sapevano nulla della Terra dei fuochi. Proprio per far toccare con mano la realtà abbiamo portato nelle nostre terre i nostri parlamentari, anche quelli che vivono al Nord, proprio per una presa di coscienza collettiva. Questa per noi è una battaglia dirimente». Se lei dovesse raccontare a un valdostano che succede nella Terra dei fuochi cosa direbbe? «Adesso lo sappiamo noi e lo sanno tutti: lo Stato sapeva da vent’anni quello che avveniva: grandi aziende che dovevano occultare i loro materiali di risulta al nero evitando così un costo pari a 800-900mila euro a volta, e piccole aziende che per l’economia italiana non esistono perché producono al nero e devono smaltire al nero. A questo negli anni si è aggiunta l’emergenza dei rifiuti solidi urbani servita come ‘sandwich’, una sorta di ‘paccotto’ unico che ha inquinato le nostre falde, è arrivato sui nostri piatti e su quelli di tutti gli italiani ». Ma le dichiarazioni di Schiavone desecretate in questi giorni risalgono al 1988: in vent’anni cosa ha fatto la politica, le istituzioni, le agenzie regionali per il controllo ambientale? «Bella domanda… la risposta è che lo Stato e la politica sapevano. Dal 1988 al 2013 la situazione è cambiata di pochissimo. Noi siamo entrati qui e abbiamo costretto tutti a prenderne coscienza e in Commissione Giustizia stiamo lavorando per proporre che chi inquina deve pagare: finora i reati ambientali prevedono piccole pene pecuniarie e sanzioni amministrative. Il fatto è che se rubi una mela vai in galera se si provocano disastri ambientali non hai nessuna conseguenza ». Ci sono studi che certificano morti correlate all’inquinamento ambientale? «Noi da sempre chiediamo e lo abbiamo fatto anche nella nostra mozione il Registro dei tumori proprio per capire quante persone sono morte in modo silenzioso sulle nostre terre. Un morto ammazzato con una pistola fa rumore, ma le migliaia di vittime di quello che noi non chiamiamo neanche più cancro ma ‘la malattia’ non si sentono né si vedono: sono vittime di una guerra, perché di guerra si tratta». Oltre al Registro dei tumori su cosa chiedete al governo fatti concreti? «Chiediamo la trasformazione in Sito nazionale quello che oggi – ironia della sorte - è classificato come Sito regionale. Puntiamo poi su un piano di rifiuti che metta a sistema la nostra immondizia che per chi opera nel settore è materiale da recuperare e rappresenta una risorsa economica, per noi invece è una vera e propria maledizione. Accanto a questo, serve l’invio sul territorio dell’esercito, un piano di finanziamento per la videosorveglianza. Ovviamente stop agli inceneritori perché mettere un impianto del genere su un territorio devastato significa uccidere il territorio. Alla politica, agli assessori regionali campani noi abbiamo portato piani alternativi». Cosa prevedono? «Raccolta differenziata spinta, capillare, trattamento meccanico manuale dei rifiuti, siti di compostaggio. L’inceneritore, invece, brucerebbe a Taverna del Re un quantitativo di ecoballe che attualmente ricoprono un terreno pari a 360 campi di calcio. E’ tutto documentato, basta andare a vedere». Ma il governo si è impegnato sulle operazioni di bonifica. Lo considerate un passo avanti? «Io dico attenzione: non vorremmo che adesso si sedessero al tavolo della bonifica quelli che hanno inquinato. Su questo vigileremo con un pressing serrato sul governo». Qual è il livello di commistione tra malavita organizzata e politica? «Basta sentire cosa ha detto Schiavone ai magistrati: ha rivelato che loro riuscivano a influenzare la politica, al punto da decidere i sindaci del casertano, come lui stesso ha affermato. La magistratura ne accerterà la veridicità, ma pensare che un’intera provincia era controllata dai clan è qualcosa di agghiacciante». Dopo la mozione come intendete portare avanti la vostra battaglia? «Continueremo a stare addosso al ministro Lorenzin che quando è venuta in Campania diceva che noi fumavamo e mangiavamo troppo; staremo addosso al ministro Orlando affinchè accolga in nostri piani alternativi per fare della Campania la terra del riscatto nazionale: portare qui i più grandi scienziati, gli studenti universitari che si occupano di ambiente, i ricercatori, costituirebbe una forma di riscatto per chi finora ha subito solo mortificazioni». Quali punti della vostra mozione sono stati respinti? «Il Registro dei tumori e gli impianti impattanti. Noi non ci arrendiamo, siamo solo all’inizio della battaglia. Già è un grosso risultato dopo vent’anni aver rotto questo muro e aver portato all’attenzione nazionale il disastro che è stato compiuto in Campania. Ma ovviamente non ci fermeremo qui». Di fronte a tutto questo, la politica torna a scontrarsi sulla seconda rata dell’Imu. Qual è la sua valutazione? «Nella maggiorparte dei casi, quando di va in televisione a dare slogan lo si fa per deviare l’attenzione dell’opinione pubblica da certi temi. L’Imu non è certamente futilità, ma rispetto ad altre problematiche sembra come voler mettere una coperta da un lato per poi scoprire dall’altro le lenzuola… In parlamento si usano parole bellissime che però rimangono vuote. Si parla di temi importanti quali l’omofobia e il femminicidio e poi si sviliscono con emendamenti tristissimi. Io dico: le parole hanno un valore e un senso; occorre rispettarle. Noi lo facciamo facendo seguire i fatti, ma spesso siamo da soli…».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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