Conchita Wurst testimonial Onu anti-omofobia (ma l'effetto è l'opposto...)

06 novembre 2014 ore 14:37, Adriano Scianca
Conchita Wurst testimonial Onu anti-omofobia (ma l'effetto è l'opposto...)
Ban Ki-moon
, grazie al suo ruolo di segretario generale di quella “fondamentale” istituzione che sono le Nazioni Unite, ha sviluppato un chiaro senso delle priorità internazionali. In questa contingenza segnata dall'offensiva dell'Isis, da una crisi economica globale che non passa, dalla recrudescenza del conflitto est-ovest in seguito ai fatti ucraini, il diplomatico sudcoreano ha fatto una chiara scelta di campo: ha incontrato il drag queen austriaco Conchita Wurst per lanciare un appello contro la transfobia e l’omofobia.
“Sogno un futuro in cui non dovremo parlare di orientamenti sessuali, colore della pelle o convinzioni religiose”, ha detto l'uomo vestito da donna barbuta alla sede delle Nazioni Unite di Vienna. Ban Ki-moon è andato anche oltre, affermando che Wurst “vanifica i preconcetti su genere e sessualità. Chiede alle persone di accettarla così com'è e questo è un messaggio forte. Nel mondo del XXI secolo non c'è spazio per la discriminazione”. Ovviamente nel mondo del XXI secolo – in quello reale, non nella bolla mediatica in cui sembrano vivere certi personaggi – di spazio per le discriminazioni ce n'è pure troppo. Il che è ovviamente un male, ci mancherebbe. Quel che però è discutibile è il fatto che sia grazie a personaggi come il/la Wurst che potremo uscirne. Il drag queen austriaco è in effetti quanto meno un personaggio divisivo. Per anni la propaganda anti-omofoba ci ha spiegato che lustrini, paillettes e stranezze varie erano associate al mondo gay solo per via di sciocchi pregiudizi, che gli omosessuali sono fra noi, sono come noi, sono i nostri medici, avvocati, muratori, imbianchini, fruttivendoli e che quel che li distingue è solo una preferenza trascurabile e insindacabile. Tutto giusto. Ora, invece, si cambia: contrordine, essere gay significa essere donne con la barba e la cosa deve essere ritenuta perfettamente normale. Ovviamente il concetto della drag queen non nasce con Conchita Wurst ma fa parte del mondo dello spettacolo da sempre, come figura limite, però, come elemento di trasgressione, come pietra dello scandalo. Quel che mancava, fino a oggi, e che la stessa comunità lgbt non chiedeva fino a pochi anni fa, è la neutralizzazione della trasgressione e l'imposizione di un uomo vestito da donna come elemento di normalità, forse persino di maggiore completezza rispetto ai modelli tradizionali. Ma tutto questo è semplicemente folle, e lo sanno tutti. Ma proprio di tutti, anche coloro che per autocensura, autoipnosi o semplice pavidità affermano il contrario.      
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