Moretti (Pd): "Civati fa il protagonista, Bersani ha un'altra idea di partito. La strategia sul Jobs Act"

06 ottobre 2014 ore 14:00, Lucia Bigozzi
Moretti (Pd): 'Civati fa il protagonista, Bersani ha un'altra idea di partito. La strategia sul Jobs Act'
“In Calabria ha vinto un uomo del Pd, non un cuperliano. Civati? Vuole essere protagonista”. Due frasi per altrettanti concetti che Alessandra Moretti, europarlamentare dem argomenta con Intelligonews alla vigilia del faccia a faccia Renzi-sindacati sulla riforma del lavoro su cui pende la ‘mannaia’ della fiducia. Ok al Tfr in busta paga per chi lo chiede, nonostante i no di Confindustria. E a Bersani dice…
Primarie: in Calabria ha vinto un cuperliano.  Primi scricchiolii nella roccaforte renziana del consenso? «Direi che ha vinto un uomo del Pd, cioè il candidato che è riuscito a costruire intorno a sé il maggiore consenso. Sono allergica alle distinzioni all’interno del partito tra correnti. Noi lavoriamo per rafforzare il Pd non per consolidare le correnti interne. Punto e basta ». La sconfitta del candidato renziano fa il paio con il calo di tessere? «Assolutamente no. Il problema delle tessere è diverso: oggi noi dobbiamo confrontarsi con un modo nuovo di concepire l’attivismo e la partecipazione alla vita del partito. E’ radicalmente cambiato lo scenario rispetto a diversi anni fa quando c’era una visione fidelistica, quando cioè le tessere rappresentavano un legame di fedeltà al partito. In questo tempo l’adesione al partito si manifesta in varie forme». Sì ma allora perché Bersani ha sollevato il caso? «Nel partito ci sono opinioni diverse come è giusto che sia. Bersani difenda la sua idea di partito strutturato, molto organizzato dal punto di vista del tesseramento mentre il nuovo Pd sta cercando di rispondere ad un cambiamento che c’è anche nei modi di vivere la vità del partito. Noi dobbiamo rispondere a questa sfida con proposte alternative e molto innovative. Del resto è un problema che esiste anche negli altri partiti, basta guardare ad esempio cosa accade in Fi». Quindi se il corso del nuovo Pd è quello che ha indicato, significa che tra Bersani e Renzi uno dei due è fuori dalla storia. «Non cadrei nella polemica tra concezioni diverse di partito. Piuttosto cercherei di fare un modo di elaborare un pensiero, un’idea di come vogliamo costruire il nuovo Pd, partendo dal rispetto di tutti coloro che nel partito hanno idee diverse». Civati con Vendola sul palco degli anti-renziani che dice la stessa idea di sinistra accomuna me e sel. Prove tecniche di scissione? «Non credo che ci sia aria di scissione; credo che ci sia la voglia di compattare un’area di sinistra che oggi si forse si sente poco rappresentata. Io non sono d’accordo con questa sorta di rivendicazione perché il governo si sta caratterizzando sempre più per una politica di sinistra, con provvedimenti, azioni e visioni che vanno nella direzione giusta della tutela dei lavoratori, della classe media, delle categorie economiche e dei servizi». Sì ma il solco tra civatiani e renziani è sempre più grande. Cosa risponde? «Penso che Civati manifesti una posizione per segnare una sua caratterizzazione politica, per continuare a essere protagonista nel dibattito politico, per cercare di tenere vivo un confronto che peraltro è giusto che ci sia». Jobs act, governo verso la fiducia? Ma che fine ha fatto la mediazione coi dissidenti se poi arriva la mannaia della fiducia? «Il Jobs Act è uno dei provvedimenti più importanti che il governo ha cantierato. So che oggi Renzi incontra il ministro Padoan sulla legge di stabilità e il ministro Poletti sul Jobs Act; domani ci sarà l’incontro con i sindacati, appuntamento molto importante e mercoledì a Milano il vertice europeo sul lavoro: è evidente che entro mercoledì dobbiamo mettere in condizioni il premier di andare al vertice con in mano una riforma cosi strategica per mantenere autorevolezza e credibilità nei confronti dell’Europa. Credo che la possibile fiducia sul lavoro, diciamo che diventa quasi strategica in questo contesto». Tfr in busta paga: Renzi insiste nonostante il no di imprenditori e sindacati. Andate allo scontro frontale? «Renzi aprirà un confronto con i sindacati e con Confindustria. Il tema di poter ricevere il doppio stipendio a febbraio per chi lo chiede, è un’opportunità che secondo Palazzo Chigi può rappresentare uno strumento di rilancio dei consumi. Il tentativo del governo prima con gli 80 euro ora con il Tfr vada nella direzione di rimettere in moto i consumi e secondo me rappresenta una delle misure più interessanti per ridare un po’ di fiducia ai cittadini. Ma certo non basta…». Cosa serve? «Chiusa questa partita bisognerà proseguire sulla strada dell’abbattimento del cuneo fiscale e quindi abbattimento del costo del lavoro. Altra grande partita in Europa alla quale stiamo lavorando è la nostra battaglia per creare uniformità fiscale. Abbiamo una moneta unica ma non siamo mai riusciti a costruire una fiscalità omogenea col risultato che l’Italia ha una pressione fiscale troppo alta rispetto alla media eruopea. L’altra questione è il pieno sostegno al ministro Padoan che, legittimamente, sta contestando i metodi usati dalla Commissione europea per valutare il bilancio, cioè con strumenti che rischiano di creare una spirale recessiva».  
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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