Rotondi (Pdl): “Sfido Renzi per Palazzo Chigi. Il centrodestra avrà un candidato premier politico"

06 settembre 2013 ore 17:35, Lucia Bigozzi
Rotondi (Pdl): “Sfido Renzi per Palazzo Chigi. Il centrodestra avrà un candidato premier politico'
Rispetto alla vita spericolata che cantava Vasco Rossi, quella di Gianfranco Rotondi è una provocazione spericolata: “Sfido Renzi per Palazzo Chigi”. Politico contro politico, ma anche ex dc contro ex dc. Detta così nei giorni di tregenda sulla decadenza di Berlusconi da senatore, può sembrare una boutade o un modo per sparigliare il già sparigliato panorama politico. Lo zampino del Cav. dietro “l’operazione Rotondi” c’è. Lui non lo dice ma è facile capirlo. Il faccia a faccia ad Arcore, poi la macchina che si mette in moto. A Intelligonews, Rotondi svela come e perché. Onorevole Rotondi, ma cosa le è saltato in mente? «Un ragionamento molto semplice: nel centrosinistra abbiamo un premier – Enrico Letta - che, si sarebbe detto, è un politico di professione: grande assistente di una grande democristiano come Beniamino Andreatta, poi deputato e tutto quello che sappiamo. C’è Renzi, assistente di Lapo Pistelli, giovane segretario Dc poi della Margherita, presidente della Provincia e quindi sindaco di Firenze. Nessuno lo ha candidato a premier, Renzi si è candidato e ha partecipato alle primarie. Di noi cosa si dice? Quando in campo non c’è Berlusconi c’è il nulla. Facciamo autocritica e chiediamoci perché … » Si risponda. «Perché il più grande politico contrapposto alla sinistra è Silvio Berlusconi. Io con la mia candidatura demolisco la mitologia della società civile, dell’imprenditore che scende in campo. Riconsacro nel centrodestra la toga della politica e dico che alla politica di sinistra bisogna contrapporre la politica di centrodestra. Sotto questo aspetto considero Berlusconi la conferma e non l’eccezione». Ma Berlusconi non nasce politico né ha fatto gavetta politica. Semmai è proprio l’opposto dello schema che lei propone con la sua candidatura. «Berlusconi è sempre stato un grande politico fin da quando era costruttore: con Milano 2 ha realizzato un’idea di città alternativa, è stata una scelta politica e, oltretutto, non mi sembra sia stata la più redditizia della sua storia di imprenditore. E’ stato l’inventore della tv commerciale che ha trasformato la comunicazione; il suo arrivo nel ’93 sul mercato elettorale è stato la conseguenza coerente di una vita da politico. Io mi candido perché credo nella politica e la politica non la possono fare solo i milionari…» Cioè Berlusconi. Lei cade in contraddizione… «Non penso al milionario in campo, ma ai milionari in fila alla nostra porta e in lista di attesa come le onoranze funebri quando c’è un malato grave. Vedo tanti che bussano, premurosi, ma a tutti rispondo che abbiamo un leader che è Berlusconi; è pimpante come non mai e ci guiderà alla vittoria. Ecco, ho trovato lo slogan della campagna elettorale...» Già? Prego: «Rotondi governa, Berlusconi guida». Chi sono i milionari che bussano alla porta del Pdl? «Basta leggere i giornali. Su questo sono serenamente democristiano». La sua idea non è quella di Verdini e dello stesso Berlusconi che con la nuova Forza Italia immaginano un partito fatto di coordinatori regionali-manager, professionisti, civismo. «Le due cose si tengono: un imprenditore deve essere un bravo politico. Berlusconi è un grande politico che ha usato la sua ricchezza per cambiare in meglio la vita degli italiani. Di simili, in giro non ne vedo molti …» La sensazione, però, è che si vada verso una Forza Italia in “franchising”. L’opposto di quello che lei da tempo va predicando dentro il Pdl. «Intanto io mi candido a premier e nella mia coalizione voglio partiti nuovi. Forza Italia sarà un partito nuovo, non il clone del vecchio, ma mi aspetto che nei prossimi mesi nuove forze politiche potranno essere contaminate dalla spericolata candidatura di un signore che non ha un euro, non ha poteri forti né deboli, ma potrà stimolare reazioni auto-immuni nell’organismo del centrodestra». Della serie che dopo di lei si candideranno anche altri big della coalizione o nessuno avrà questo coraggio? «Se accadesse mi farebbe solo piacere. Mi farà ancora più piacere se nuove forze politiche e nuovi protagonisti sosterranno la mia candidatura con insegne e ragioni nuove». Ma dove stanno nel centrodestra nuove forze politiche e nuovi protagonisti? «Io punto a scatenare reazioni auto-immuni. Bisogna cercarle. Intanto il mio programma è di stare per due mesi solo sulla rete e poi girare l’Italia. Da questo punto di vista Grillo ci ha insegnato che si può fare politica senza avere né spendere soldi». Quando ha parlato con Berlusconi della sua candidatura? «Ne abbiamo parlato prima della sentenza della Cassazione. Berlusconi mi ha osservato con l’aria premurosa con cui si guarda un amico la cui salute mentale si è aggravata». Significa che non le ha creduto o che non ritiene spendibile elettoralmente la sua candidatura a premier? «No. Berlusconi ha i suoi tempi di riflessione. Sicuramente, di primo acchitto, ha pensato che fossi impazzito e io mi sono preoccupato di confermarglielo subito dicendo: “Sissignori, è una follia …”». Sì, ma il Cav. le avrà pur detto qualcosa. Cosa le ha risposto? «Sono molti quelli che escono dalla casa di Berlusconi e raccontano l’esito di un colloquio. Io non lo faccio». Ha informato Alfano che del Pdl è il segretario? «Certo. Noi siamo un partito veramente liberale. Non siamo una caserma, abbiamo tanti difetti che ci vengono rimproverati tutti i giorni: teniamoci il pregio di reggere una provocazione senza che nessuno si scomponga». Rotondi, non ci giri intorno: è una provocazione o una cosa seria? «E’ una provocazione positiva, nel senso che apro una discussione sulla possibilità che il centrodestra possa essere guidato al governo da un politico, come avviene a sinistra, e da un politico che ha alle sue spalle un normale tirocinio come accade in tutte le democrazie del mondo. Tutto questo non lo faccio in polemica con Berlusconi ma dentro la logica del berlusconismo; io che sono stato un berlusconiano e resto berlusconiano anche per l’avvenire». E’ una stoccata sottile delle sue, ai "berlusconiani-volenterosi" che sarebbero pronti a sostenere un governo Letta-bis se il Pdl staccasse la spina? «La risposta è nella domanda: se uno è berlusconiano segue Berlusconi». E invece se uno è pidiellino…? «Non ci attacchiamo alle sigle. Nel bene e nel male il nostro brand è Berlusconi, poi si può chiamare Pdl o Forza Italia …» Non le sembra anomalo che un esponente politico si autocandidi dalla sera alla mattina? Seppure erano altri tempi, lei viene da un partito in cui il dibattito interno, la sintesi e il voto erano la regola. Ha cambiato idea? «I tempi sono cambiati. Nella democrazia diretta il campo è di chi lo chiede. Io ho alzato il ditino e ho detto “se permettete, vorrei il volante”. Lo chiederò con garbo, senza offendere nessuno, lieto di confrontarmi con altri aspiranti candidati. Sono consapevole dei miei limiti ma anche di non essere circondato da giganti, come diceva Giulio Andreotti». Non pensa che soprattutto dopo Berlusconi, sarebbe meglio passare da meccanismi democratici di selezione della premiership, tipo primarie ma non solo? Proprio lei che è stato tra i fondatori del Pdl? «Sono stato tra i fondatori e a maggior ragione mi toccava assumere un’iniziativa. Domenica sono stato invitato alla convention de La Discussione e nell’occasione parlerò della mia discesa in campo. Dirò cosa intendo fare e darò i primi contenuti programmatici». Qualche anticipazione? «Prima di muovermi sul territorio sarò presente sulla Rete, farò un lavoro di preparazione e ci sarà un sito dedicato alla stesura del programma, o meglio al reset del programma del 2008, ovviamente aggiornato e in linea con le nuove esigenze del Paese. La prima uscita elettorale sarà uno spettacolo e non il solito comizio. Seguirò questo clichè perché voglio dare voce all’Italia della creatività, dell’arte, delle migliori energie. Faccio un appello agli artisti, ai poeti, agli attori, ai cantanti, all’arte del territorio, ai geni dei cento luoghi della bellissima Italia, ai quali non chiedo un contributo economico, ma l’impegno a raccontare questa Italia, contro l’idea ragionieristica dell’Italia e dell’Europa che ci viene raccontata da molto tempo». Non ha risposto. Primarie sì o no? «Sono schemi che appartengono al passato. Farò conoscere questa idea diversa, se funziona funziona. Non c’è bisogno di primarie, mi basta il genio e la sregolatezza di Berlusconi. Se faccio cilecca, prima lo capisco da solo, poi me lo diranno Berlusconi e Alfano». A quando la prima uscita da candidato premier? «Se le elezioni politiche si terranno a marzo, il primo spettacolo ci sarà a gennaio. Lo porterò nei teatri che vorranno ospitarlo o nelle piazze ma il mio sarà un intervento secondario e molto limitato perché voglio dare spazio all’Italia che sorride, l’Italia dei giovani, della creatività, un’Italia stanca di politici che le spiegano qual è il suo dovere». Sia sincero. Il Pdl fa cadere il governo la prossima settimana? «Non tocca a me deciderlo. Certamente se cacciano Berlusconi dal Parlamento hanno già deciso loro di aprire la crisi; inutile girarci intorno». Se questo dovesse accadere, è pronto il Letta-bis? «Penso che ci sarà questo o un altro governo ma solo per cambiare la legge elettorale. Ragionevolmente, si andrà alle politiche in primavera». Secondo lei, può un partito sopravvivere al proprio leader? Vale per il centrodestra ma anche per il centrosinistra. «In verità, attraversiamo un tempo in cui sono i leader a sopravvivere ai propri partiti. Berlusconi ha davanti a se una lunghissima stagione politica. Non mi porrei il problema della successione. Io ho dato la mia disponibilità a un ruolo preciso, governare in modo diverso questo paese. Torneremo alla figura di un primo ministro inteso come primo tra pari, con una squadra di governo migliore di me. La democrazia è bella perché uno che non è nessuno porta con sé le competenze che non ha. Io non dico di essere capace, ma sono capace di assumere i più capaci».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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