Evasione fiscale, ecco chi e dove sono i furbetti...

07 aprile 2014 ore 12:33, intelligo
Evasione fiscale, ecco chi e dove sono i furbetti...
di Stefano Sequino 
Secondo uno studio dell’economista Richard Murphy, direttore di “Tax Research”, l’evasione fiscale in Italia supera i 180 miliardi di euro l’anno, tra i primi posti in Europa. Un fenomeno che oltre al mancato gettito nelle casse dello Stato (con conseguenze sul Pil e debito pubblico), frena la crescita, altera il mercato e la concorrenza, erode risorse per le politiche sociali. Una piaga per l’economia, di cui oggi si conosce anche la distribuzione territoriale. Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha infatti presentato in Commissione Finanze e Tesoro del Senato una mappa “geofiscale” (ottenuta dall’elaborazione di decine di variabili socio-economiche), suddivisa in otto cluster geografici dai nomi piuttosto emblematici, da «rischio totale» a «stanno tutti bene», passando, tra l’altro, per «non siamo angeli» e «gli equilibristi». Il primo dato è che oltre 10 milioni di (almeno sulla carta) contribuenti risiedono in aree a «rischio totale» (gran parte della Sicilia, della Campania, della Calabria e della Puglia) ad alta emergenza sociale, basso tenore di vita che si traduce, di conseguenza, in un’alta “pericolosità fiscale” dove il «tax gap», cioè la differenza tra le imposte che si dovrebbero versare e quelle versate, è particolarmente alto. Ciò significa che (come è abitudine) la rimanente popolazione, che paga le imposte all’erario, le paga per tutti. Stando ai dati forniti da Attilio Befera, nel 2013 il recupero delle imposte evase ha superato i 13 miliardi di euro (rispetto ai 3,8 miliardi del 2001), poco più del 7% rispetto all’evasione stimata, e lo strumento DbGeo (Data base Geomarket), mediante la mappatura dell’evasore “tipico”, dovrebbe servire a indirizzare la programmazione e il contrasto all’economia parallela. Intanto l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) ci bacchetta e, nell’ultimo rapporto ‘going for growth’ 2014, sottolinea la necessità che l’Italia migliori l’efficienza del fisco e combatta in maniera energica l’evasione fiscale riducendo nel contempo la pressione fiscale sui bassi redditi da lavoro. C’è poi da dire che la lotta all’evasione fiscale, oltre a consentire un incremento di gettito determinerebbe anche una riduzione delle uscite considerando i costi sostenuti per contrastare il fenomeno: solo l’Agenzia delle Entrate costa 3,3 miliardi di euro che sarebbero in parte recuperabili. Nel frattempo, con la legge 11 marzo 2014, si è data la delega fiscale al Governo che dovrà mettere in campo interventi per la revisione del fisco e, tra questi (oltre alla definizione di strategie di contrasto all’evasione fiscale e contributiva), l’istituzione del Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale destinato (speriamo) alla riduzione dell'imposizione fiscale che oggi incombe sulle imprese.  
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