Matteo con l’elmetto, Pippo con l’eskimo, Gianni a braccetto con Marx. E Prodi…

07 dicembre 2013 ore 10:44, Lucia Bigozzi
Matteo con l’elmetto, Pippo con l’eskimo, Gianni a braccetto con Marx. E Prodi…
Matteo, Pippo e Gianni: una poltrona per tre. Ultimi fuochi di campagna congressuale prima che le urne decidano. Candidati al rush finale con messaggi sul futuro. Parola chiave: cambiamento. Ma chi tra i tre sarà il leader del vero cambiamento?
CYBER-CIVATI. La Rete ha già incoronato Civati, in testa alla top ten, ma Adinolfi fa il saggio cinese e avverte: un conto è la Rete, un conto è il voto. Il verdetto del web sarà ribaltato e Civati distaccato… ovviamente da Renzi. IPER-RENZI. Il sindaco-rottamatore lancia un ramoscello d’ulivo ai competitore e al ‘corpaccione’ del partito: i nostri avversari sono Beppe e Silvio, non Gianni e Pippo. E arriva persino a blandire il ‘nemico’ di un anno fa: Pierluigi Bersani. “L’ho combattuto ma lo stimo”. Civati pronostica che ad arrivare secondo sarà il primo cittadino di Firenze, naturalmente dietro di lui. Segue il dalemiano Cuperlo e proprio con D’Alema, Pippo che non vuole il governo di larghe intese ma quello con Vendola e forse con Grillo, si scaglia replicando alle accuse che il lidèr gli scarica addosso come ha fatto con Renzi, definendo l’eventuale vittoria di Civati “un problema per la democrazia”. CUPERLO-STYLE. Da par sua, Cuperlo cerca di volare alto anche se poi inciampa nel conflitto di interessi che agita all’indirizzo di Renzi: niente doppi incarichi. E prova a ‘conquistare’ la Rete col suo “Bello e democratico”. Vuole un Pd di sinistra, sinistra, indica in Renzi la continuità con gli ultimi venti anni mentre “al paese serve la sinistra”. Recinto chiuso, insomma. Compagni duri e puri. PRODI DOCET. Nella guerra dei numeri e dei voti, a pesare sarà anche un altro numero e un altro voto. Number One del Pd: Romano Prodi, il padre politico dei dem, prima deciso ad abbandonare le urne e il campo democratico dopo la pugnalata alle spalle dai 101 nella corsa al Colle, ora di nuovo in campo. E ben presente alle primarie. Lo farà per il futuro del partito e questo va da sé, ma non è escluso che nelle pieghe del dietrofront vi sia anche l’intimo desiderio di togliersi i cosiddetti sassolini dalle scarpe. Magari sgambettando dalemiani e bersaniani e favorendo la corsa di Matteo, spifferano sornioni dal quartier generale renziano. Certo è che la pattuglia parlamentare del sindaco fiorentino ha votato per Prodi al Colle e dunque, anche procedendo per esclusione, a preoccuparsi dovrebbero essere gli altri competitor e i loro leader di riferimento. Intanto il dato certo è che Vittorio Prodi, europarlamentare e fratello dell’ex premier, voterà Renzi: “Credo che con Matteo possa aprirsi una nuova stagione per il partito, che deve uscire da pulsioni autodistruttive”. Se uno più uno fa due… Renzi vuole portare il partito “a sorridere”, vuole andare a prendere “i voti dall’altra parte e quelli dei delusi grillini”. Politicamente non fa una piega. Ma il sindaco mediaticamente super-allenato, è scivolato sui Social e gli internauti renziani non hanno gradito quella foto sorridente con Mandela scattata nel corso di un viaggio in Sudafrica, proprio nel giorno in cui il mondo piange la scomparsa del grande leader nero. Effetto immediato: rimozione della foto dai Social renziani. C’è poco da sorridere. Outing. Su una cosa i tre competitor sono d’accordo: il Pd non si farà dettare l’agenda dagli altri. Enrico Letta sta alla finestra ma la sua agenda è fatta di strette-salde intese e non è detto che sia così disponibile a farsela dettare dal neo-segretario dem. Dal 9 dicembre sapremo chi, tra i tre litiganti, godrà…
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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