Ronzulli (Fi): “No al tira e molla Renzi-Letta. O il governo fa o meglio il voto”

07 febbraio 2014 ore 13:25, Lucia Bigozzi
Ronzulli (Fi): “No al tira e molla Renzi-Letta. O il governo fa o meglio il voto”
“Due Pd in uno: quello riformatore e quello conservatore attaccato alle poltrone di Palazzo Chigi e ostile al cambiamento”. “Renzi può essere una risposta all’immobilismo ma non si può assistere al tira e molla uscito dalla direzione Pd: il paese ha bisogno di risposte chiare, adesso”. Licia Ronzulli, giovane europarlamentare forzista, non ci gira intorno e a Intelligonews mette in guardia il leader dem dalla palude nella quale potrebbe finire per i soliti “giochi interni al Pd”. Resa dei conti il 20 febbraio? “Ciò che conta è dare all’Italia un governo stabile, se l’alternativa è l’instabilità, meglio tornare al voto”. E in vista del semestre europeo a guida italiana, al premier Letta dice…
Onorevole Ronzulli, direzione Pd con ultimatum a Letta? «A me è sembrata una direzione Pd con un tira e molla che peraltro ha già stufato gli italiani. Rilevo all’interno dei dem una dicotomia di fondo: una parte sta al governo e l’altra sta fuori, sembra quasi all’opposizione dell’esecutivo per le continue sollecitazioni a superare l’immobilismo». Siamo all’ennesimo impasse? «Tutto ciò produce anzitutto confusione perché non si capisce chi sta con chi e soprattutto i cittadini non si meritano ancora una situazione di stallo e di indecisione che finisce solo per far perdere tempo prezioso che in questa fase non ci possiamo permettere». Qual è la posta in gioco? «L’Italia. Nel Pd c’è un partito che vuole fare le riforme e un partito che vuole stare seduto sulle poltrone di Palazzo Chigi: un governo che non sta dando risposte al paese come ha più volte rimarcato il presidente di Confindustria Squinzi che sta incalzando l’esecutivo sulle cosa da fare per far ripartire la produttività delle imprese. Non abbiamo più tempo e dobbiamo combattere con un rischio enorme…». Quale? «La ripartenza delle imprese, soprattutto le medie piccole, che sono la spina dorsale del nostro sistema produttivo, l’elevato tasso di disoccupazione e la macchina infernale della burocrazia che sta uccidendo le aziende, costringendo molti imprenditori a lasciare il paese per poter continuare a lavorare. Siamo al punto che un jeans in Albania costa 2 euro e in Italia 20 euro; fuori c’è un sistema di tassazione sostenibile che incoraggia le aziende e nel nostro paese c’è’ un meccanismo perverso che le frena. E’ chiaro che di fronte a tutto ciò un imprenditore decide di valicare i confini nazionali per fare impresa. La conseguenza immediata e grave è che perdiamo posti di lavoro e perdiamo eccellenze soprattutto nel settore manifatturiero. Il Pd continua a essere ostaggio delle proprie liti interne e capricciose che si sono intensificate proprio quando Renzi si è seduto al tavolo delle riforme con Berlusconi che  ancora una volta sta dando il suo contributo nell’interesse comune». Per Forza Italia Renzi è un interlocutore credibile? «Penso di sì. E’ un leader che in questo momento sta dimostrando di cambiare le cose e forse per questo fa i conti con le resistenze di chi non vuole cambiare niente». Cosa succede il 20 febbraio al Nazareno? Rimpasto, Letta-bis o staffetta con Renzi? «Le formule contano poco, ciò che conta è che l’Italia abbia una guida certa e forte. Per quanto mi riguarda sarebbe meglio tornare dai cittadini e non dai poteri forti, affinchè possano scegliere un esecutivo in grado di governare stabilmente. Non so se sul tavolo del Pd ci sia il Renzi1 o il Letta-bis, penso che di fronte all’immobilismo sarebbe meglio tornare al voto». Dopo il varo in prima lettura della legge elettorale vede più realistica la prospettiva del voto anticipato? «Se vogliamo essere realisti siamo già in febbraio quindi non so se ci sarà ancora una finestra utile per tornare alle urne, dico però che se l’alternativa è l’instabilità… Ricordo che quando eravamo al governo noi ci hanno raccontato la favola dello spread per mesi poi abbiamo scoperto che non era vero; oggi lo spread è bassissimo eppure le lotte interne al Pd portano all’istabilità politica e il paese non riparte. Se questo è il quadro per me è meglio essere chiari e tornare dai cittadini». Lei è parlamentare europeo, cosa dovrebbe fare Letta durante la guida del semestre europeo? «Da tre anni Berlusconi in modo lungimirante va ripetendo che di troppo rigore si muore e per questa sua concretezza è stato deriso in Italia e in Europa e fatto passare per un antieuropeista, oggi scopriamo che moltissimi economisti e lo stesso presidente Napolitano nel suo discorso al parlamento europeo ha di fatto certificato il fallimento definitivo delle politiche di austerity. Il rigore ha determinato un unico effetto: disoccupazione, perdita di posti di lavoro, un tessuto imprenditoriale e produttivo stremato». Qual è la ricetta? «Il governo italiano deve impegnarsi per la revisione degli accordi che vanno aggiornati alla situazione attuale e una armonizzazione dei sistemi fiscali nazionali. Serve inoltre una politica industriale capace di difendere il grande settore manifatturiero e il made in Italy. La contraffazione dei marchi è un attacco al cuore del nostro sistema produttivo e non può più essere tollerato: occorre agire e farlo subito». Come valuta la decisione del presidente del Senato sulla costituzione di parte civile nel procedimento contro Berlusconi? I suoi colleghi senatori ne hanno chiesto le dimissioni. «Grasso ha perso la terzietà che il ruolo istituzionale gli impone e si è comportato come un magistrato giustizialista secondo il classico clichè antiberlusconiano. Ha riunito il Consiglio di presidenza che si è pronunciato contro la costituzione di parte civile ma non ha minimamente tenuto conto di questo parere decidendo all’opposto. Mi domando allora per quale motivo ha convocato i senatori… Come si fa a non considerare questa come una decisione politica? A mio avviso l’immagine del Senato è stata violata e non riconosco nella figura di Grasso il ruolo di terzietà che dovrebbe sempre garantire e mantenere, oltretutto in qualità di seconda carica dello Stato». Ci saranno ripercussioni sul cammino delle riforme? «Nessuno effetto. Noi proseguiremo nell’impegno riformatore che Berlusconi ha assunto e non resteremo nell’angolo. Il percorso delle riforme è partito e non si fermerà».
autore / Lucia Bigozzi
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