Tsipras al bivio: ecco le uniche due strade per la Grecia

07 febbraio 2015 ore 10:54, intelligo
Tsipras al bivio: ecco le uniche due strade per la Grecia
di Luca Lippi
La domanda che da ieri sera serpeggia fra comuni cittadini osservatori, europeisti più o meno attenti, populisti impenitenti e operatori finanziari di diverso ordine e grado è la seguente: la Grecia resta o non resta nell’Euro dopo la decisione della BCE? La domanda che facciamo noi invece, è: ma tutti quelli che si pongono la domanda precedente, sono consapevoli di quello che è successo? Alla prima domanda rispondiamo “forse sì, forse no”, in buona sostanza non possiamo saperlo, forse immaginarcelo, ma diffidare delle ghigliottine mediatiche sempre. Alla seconda domanda, invece di fornire una risposta, spieghiamo ai non addetti ai lavori cosa sta accadendo. La BCE chiude uno dei rubinetti ai quali le banche greche potevano attingere per ottenere liquidità. Questi soldi erano usati per sostenere i costi della macchina statale, il debito e gli interessi. Questo rubinetto era la concessione di liquidità dietro garanzia di titoli rappresentativi del debito greco, titoli che normalmente non potrebbero essere accettati a garanzia poiché considerati “spazzatura”, ma che grazie a una deroga della BCE (deroga concessa a fronte dell’accettazione di un programma di risanamento che ora Tsipras vuole rifiutare di onorare) erano accettati comunque. Ecco, di fatto, la BCE non accetta più questi titoli e quindi non c’è più erogazione di liquidità. Questo è solo uno dei rubinetti da cui la Grecia si abbeverava da diversi anni, quindi rimangono pochissime gocce d’acqua di cui disporre. Il messaggio della Troika è chiaro, Tsipras deve trovare in fretta (entro il 28 febbraio) una soluzione scendendo a compromessi. Nel frattempo gli istituti di credito ellenici possono ricorrere a utilizzare come garanzia (per finanziarsi) i titoli del “fondo salva stati” (in verità solo in parte poiché già più della metà sono impegnati), e in ultima ipotesi possono rivolgersi alle linee di credito d’emergenza della Banca centrale Greca che sono legate sempre alla BCE. Quest’ultima possibilità potrebbe essere negata da Mario Draghi e dagli altri governatori delle banche centrali, ma Draghi non ha potuto farlo subito perché è necessaria la votazione favorevole di due terzi del consiglio. Ecco a questo punto la Grecia sarebbe costretta ad abbandonare l’Euro. E’ ovvio che la decisione della BCE sia “la voce grossa” dell’UE contro la spavalderia di Tsipras. Nulla osta che Tsipras si sganci dalla morsa europea, tuttavia l’Europa chiede di trovare soluzioni accettabili per rientrare del debito con i creditori (BCE inclusa). Tsipras propone di cancellare parte del debito internazionale allo scopo di chiedere nuovi finanziamenti. Chiede anche di trasformare i titoli greci in portafoglio alla Banca centrale Ue in maxibond senza scadenza, su cui pagare i soli interessi non appena l’economia del Paese torna a migliorare. Anche per i non addetti ai lavori questa è “fantaeconomia”, figurarsi per Bruxelles e Francoforte. Forse Mario Draghi, di fronte a simili proposte non ha potuto fare a meno di dare un segnale forte? Non entriamo nel merito delle questioni che hanno ridotto la Grecia a simili condizioni (buona parte della responsabilità è la politica scellerata dei governi ellenici prima della crisi e l’altra parte è ascrivibile alla severità dell’UE col commissariamento del Paese), però chiedere di accettare la soluzione proposta da Tsipras, è piuttosto complicato. E’ un atto rivoluzionario e non una trattativa accettabile, e quindi c’è una reazione pari e contraria all’offesa! Ora bisognerà vedere come il governo vincitore in Grecia pensa di gestire la questione: o media e viene meno alla sua campagna elettorale, oppure rischia di dover gestire lo svuotamento dei conti correnti da parte dei suoi cittadini (successe la medesima cosa nel marzo 2013 a Cipro) perché la BCE per sbloccare prestiti a favore del Paese provvederà necessariamente a un prelievo forzoso. Oppure…
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