Restyling Renzi. Sono bastati cinque giorni ed ecco il nuovo quadro politico

07 febbraio 2015 ore 3:01, Lucia Bigozzi
Restyling Renzi. Sono bastati cinque giorni ed ecco il nuovo quadro politico
Restyling Renzi. In cinque giorni il quadro politico si scompone e si ricompone secondo nuovi assetti e nuove logiche. Tutto a gran velocità, tanto che la foto opportunity del Parlamento in piedi davanti a Mattarella sembra già archiviata tra i riti di Palazzo. Da Ncd a Fi passando per Scelta Civica ecco tutte le accelerazioni dopo il Golgota del Nazareno…   
NCD TRA ADDII E DIMISSIONI. E’ il primo atto del “terremoto politico” del dopo-voto-Quirinale. La linea ondivaga del partito “appeso” tra scheda bianca e sì a Mattarella, provoca le dimissioni di Maurizio Sacconi da capogruppo a Palazzo Madama e gli adii al partito di Barbara Saltamartini (portavoce) e del senatore Filippo Berselli. Passaggio tutt’altro che indolore: Nunzia De Girolamo non nasconde irritazione, come del resto fanno Fabrizio Cicchitto e Maurizio Lupi. E se il coordinatore nazionale del partito Gaetano Quagliariello dice a Renzi che è ora di un “tagliando” dell’alleanza (alias verifica), Angelino Alfano sembra più attento a ricucire rapidamente lo screzio col premier (quale occasione migliore del giuramento di Mattarella?) rilanciando la centralità di Ncd sull’operazione-Colle: un modo per sedare i dissidi interni, rinsaldare l’appeal con Palazzo Chigi e con gli elettori. A Intelligonews, il senatore Roberto Formigoni spiega gli effetti interni ed esterni, incalza Renzi, ma a fine settimana la posizione degli alfaniani sembra rientrata nei ranghi (governativi). FITTO S-FORZA ITALIA. L’ex ministro berlusconiano non perde tempo: tra martedì e mercoledì assesta un uno-due ai piani alti di Palazzo Grazioli insistendo con l’azzeramento dei vertici azzurri, a cominciare dai capigruppo a Camera e Senato. Va in onda un Ufficio di presidenza in versione ristretta nel quale Berlusconi assiste, quasi impotente, all’ennesimo psicodramma. Paolo Romani e Renato Brunetta, coerentemente, rimettono il mandato nelle mani del leader che un secondo dopo ne fa carta straccia. Ciascuno resti al proprio posto, ma è tra i quaranta parlamentari fittiani che si scatena il tiro al piccione, nella conferenza stampa che proprio l’europarlamentare pugliese convoca a Montecitorio nelle stesse ore. Posizionamenti. Denis Verdini finisce sotto accusa, ma il gran tessitore del Nazareno non pensa alle dimissioni e Berlusconi ci mette il sigillo quando dice di non dubitare della sua lealtà. Gli spifferi di Intelligonews segnalano ‘annusamenti’ in corso tra la pattuglia di verdiniani e quella dei fittiani ma solo per contenere il “potere” del cosiddetto “cerchio magico” attorno al leader. La contraerea berlusconiana bombarda: a Intelligonews l’eurodeputata Lara Comi “toglie la fiducia a Renzi” mentre il senatore Augusto Minzolini se la prende con chi vuole la testa di Brunetta e Romani. Il senatore Lucio Malan accusa il Pd di aver cestinato il Patto del Nazareno e la ‘pasionaria’ dei giovani azzurri Silvia Sardone spiega cosa i giovani vogliono da Forza Italia. RENZI GONGOLA (PER ORA). E’ come se le frecce incrociate tra renziani e minoranza dem che per mesi hanno squassato la stabilità del Nazareno e relativo Patto, si fossero spuntate sul Quirinale. Tutti belli e sereni. Ma dura poco perché già a metà settimana da Mineo a Gotor, passando per Fassina, D’Alema e Bersani, i messaggi a Renzi su Italicum e riforma costituzionale tornano al punto di prima. Proprio il senatore bersaniano Miguel Gotor a Intelligonews svela gli effetti dell’operazione Quirinale dentro il Pd e per i provvedimenti già incardinati in Parlamento, come pure fa la collega dem Laura Puppato. Se da un lato Renzi ricuce il suo partito (ma per sapere se c’è riuscito bisogna attendere la prova del voto in Aula) o quanto meno ristabilisce una calma apparente, dall’altro sa bene di non avere numeri sufficienti al Senato per andare avanti come un caterpillar e a prescindere da Berlusconi. Per questo rivolge appelli (a destra e a manca) al senso di responsabilità suonando lo spartito delle riforme da completare per #cambiareverso. In realtà, “canta” per conquistare il sostegno (alias voti) di uno schieramento numericamente necessario ma fondamentalmente frastagliato: dai transfughi ex grillini ai neo “responsabili” di Scelta Civica: otto eletti a fine settimana si trasferiscono nei banchi del Pd.  Il messaggio renziano vale anche per i vendoliani e non è un caso se l’ex-Sel, Alessandro Zan, oggi dem, parla proprio di come e su cosa trovare convergenze tra le due “case” politiche. I dem si prodigano nei vari “bentornati a casa” e al Nazareno gli uomini del presidente si dicono convinti che d’ora in poi la navigazione sarà più stabile, anche senza l’accordo con Fi sulle riforme. Vedremo in Aula. LEGA E M5S SUGLI SCUDI. L’apertura post-elezione di Mattarella segnala un cambio di passo tra i parlamentari a 5Stelle; lo stesso che esprime dal suo blog Beppe Grillo che chiede a Mattarella un faccia a faccia e gli augura buon lavoro attendendolo, però, alla prova dei dossier. L’apertura di credito e la linea soft sul Colle coincidono con l’opposto su Palazzo Chigi. La deputata Roberta Lombardi analizza con Intelligonews il Golgota del Nazareno, chiede a Renzi di dire agli italiani in cosa è consistito e lo sfida a una collaborazione in Parlamento sui provvedimenti che proprio i 5Stelle hanno depositato alla Camera e al Senato. Tre su tutti: conflitto di interesse, reddito di cittadinanza e pacchetto anti-corruzione. Esercizio retorico… Dalle parti di Matteo Salvini non si fa molto caso al Golgota del Nazareno e all’uomo del Colle: il leader macina chilometri da una regione all’altra d’Italia per ottimizzare il consenso che i sondaggi danno col segno più. Non è un caso se il capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga definisce la Lega “l’unica alternativa al renzismo” e l’europarlamentare Mario Borghezio vaticina all’indirizzo del premier: “#matteostaisereno, la Lega sta arrivando”.
autore / Lucia Bigozzi
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