Fermento nei mercati internazionali: con i Brics fermi ai box, arrivano i Mint...

07 gennaio 2014 ore 13:53, intelligo
di Giuseppe Tetto
Fermento nei mercati internazionali: con i Brics fermi ai box, arrivano i Mint...
La crisi economica del 2008 ha, sì, segnato la fine di un sistema finanziario obsoleto e messo a nudo la debolezza dei mercati mondiali, ma ha avuto anche il merito di portare agli onori della cronaca nuovi soggetti economici nel panorama internazionale, fino a quel momento conosciuti solo dagli esperti di settore. I cosiddetti Brics sono usciti alla ribalta, segnando il futuro verso il quale il mondo sembrava volgere. Con mano d’opera a basso costo e politica economiche e finanziarie competitive, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa hanno rappresentato, e rappresentano tuttora, il nuovo bacino verso il quale i mercati hanno indirizzato la loro attenzione per risollevarsi. Oggi però sembrano camminare con il freno a mano tirato. La locomotiva cinese, che per anni ha visto il suo Pil crescere a dismisura, la Santa madre Russia con i suoi magnati del petrolio e, ancora, il Brasile dell’ex presidente Lula con i suoi Mondiali e Olimpiadi, a 12 anni dalla loro nascita, vengono caratterizzati da problemi strutturali che richiedono un check-up forzato. E mentre i Brics si fermano ai box per un pit-stop, nuovi Paesi emergenti prendono posizione nella corsia di sorpasso. È il caso dei Mint. Secondo l’ex presidente della Goldman Sachs Asset Management, Jim O’Neill(che nel 2001 coniò il termine  Brics), oggi sono Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia a rappresentare il futuro della globalizzazione. Ciò che da forza ai Mint è prima di tutto la popolazione e la demografia: grandi numeri (l'Indonesia è il quarto Paese al mondo per abitanti) e enormi masse i giovani che garantiscono manodopera attiva per i decenni a venire. Ma non solo. Secondo O'Neill, fattore importante è rappresentato dalla posizione geografia economicamente vantaggiosa: il Messico al confine con gli Stati Uniti e nell’area di libertà commerciale nordamericana Nafta; l'Indonesia al cuore del Sud-Est asiatico, centro della maggiore crescita mondiale; la Nigeria potenzialmente leader del rinascimento africano di cui tutti parlano; la Turchia legata al mercato europeo e ponte verso l'Asia. Le “nuove leve” dei mercati finanziari però devono fare i conti con i loro problemi strutturali. Corruzione, burocrazie inefficienti che ostacolano le riforme, infrastrutture spesso inadeguate, sistemi legali incerti, sono all’ordine del giorno (come per il resto lo sono per i Brics).  Tutto sommato, secondo O'Neill questo non dovrebbe rappresentare un grosso problema perché ritiene che queste siano conseguenze del loro “debole passato” e non le cause di un “debole futuro”.  Soprattutto alla luce delle opportunità future che si prospettano. O’Neill è certo: in Messico, guidato da un giovane presidente riformista, Enrique Pena Nieto, 47 anni; ma anche in Nigeria e in Turchia (fatte salve le tendenze autoritarie del governo di Ankara); anche in Indonesia, la volontà espresse dall'establishment di sostenere la crescita è davvero molto forte. Uno sviluppo che le potenze tradizionali sembrano aver perso di vista. E con i Brics in battuta d’arresto, sembra davvero che la palla sia passata ora nella mani dei Mint. Saranno realmente all’altezza delle sfide che si prospettano?
autore / intelligo
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