Sabella: “Il rischio che Fiat-Chrysler chiuda qualche stabilimento non è del tutto campato in aria”

07 luglio 2014 ore 17:25, Marta Moriconi
Sabella: “Il rischio che Fiat-Chrysler chiuda qualche stabilimento non è del tutto campato in aria”
Con il direttore di Think-in, Giuseppe Sabella, abbiamo parlato delle prossime mosse dell’Ad di Fiat-Crysler, Sergio Marchionne, e degli eventuali rischi per l’Italia che nel frattempo spera in un miglioramento per uscire dalla crisi che l’ha travolta. Protagonista però una politica ancora troppo incerta e altalenante per offrire certezze. Eppure è proprio con l’esecutivo Renzi che si prospetta un prossimo “faccia a faccia” con il manager, che non sarà rimandabile. Questo almeno si vocifera. Con Sabella ne parliamo. Marchionne e il governo Renzi. Per ora Matteo guarda da lontano le mosse del manager di Fiat- Chrysler. Che rapporto c'è stato finora tra i due?Renzi sa bene che Marchionne e Fiat-Chrysler rappresentano un “viatico” interessante per l’economia italiana. Da Sindaco di Firenze non aveva mancato di affermare il suo apprezzamento per il lavoro del manager italo-canadese. Naturalmente da Primo Ministro deve stare molto attento, sa bene che rischia di pagare caro il suo appoggio a Marchionne, per più di un motivo. Rischia di ritrovarsi tra più fuochi... non a caso la scorsa settimana ha disertato l’invito a presenziare a Torino, invitato a Grugliasco sia dagli Industriali sia dalla Fiom”. Quali?Cosa poteva andare a dire Renzi a Grugliasco? Al momento è su posizioni piuttosto defilate, si era inteso con Landini, poi non le ha risparmiate ai leader delle confederazioni (in particolare a Susanna Camusso). Se riafferma il suo sostegno a Marchionne di problemi ne ha due, non solo Landini ma anche il suo esecutivo”.
Sabella: “Il rischio che Fiat-Chrysler chiuda qualche stabilimento non è del tutto campato in aria”
In che senso?
“Nel senso che è chiaro che Marchionne per investire in Italia, come ha promesso, vuole un sostegno forte da parte del governo, sostegno che in questo momento il governo fatica a dare... sia in termini economici ma, anche, legislativi, sotto forma di facilitazioni per il rilancio delle vendite dell’auto, quantomeno delle esportazioni”. E quindi? Marchionne potrebbe “sfidare” l’Italia e decidere di chiudere i battenti qui? “Credo che il rischio che Fiat-Chrysler chiuda qualche stabilimento non sia del tutto campato in aria... non a caso nella lettera che Marchionne ha mandato a tutti i dipendenti del gruppo in Italia (dopo lo sciopero di un’ora a Grugliasco da parte dei soli tesserati Fiom) dice “noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare”. La lettera di per sé è esagerata, parliamo di uno sciopero di un’ora... in questo modo però lui ha messo le mani avanti, anche perché – soprattutto ora che c’è stata la fusione con Chrysler – Fiat non può continuare ad accumulare perdite ripianate da Chrysler”. Quali prospettive per Fiat-Chrysler nel mercato Usa e quali qui da noi? “Il mercato americano è molto più interessante di quello italiano ed europeo, ancora molto contratti. Negli USA la Maserati sta andando molto bene e, se davvero c’è il rilancio di Alfa Romeo, anche il Biscione potrebbe avere delle buone performance. Ad ogni modo il mercato americano è nettamente più dinamico in questo momento del mercato europeo”. Quanto sarà lungo il “tempo di pace” che Marchionne concederà al governo, siamo agli sgoccioli? “Non credo che con il governo ci siano tensioni... semplicemente il governo ha deciso di occuparsi molto relativamente dell’industria in Italia in generale e di Fiat-Chrysler, l’unica azienda ad avere investito in Italia negli ultimi anni. Non si sostiene l’industria – cosa che tutti i governi del mondo fanno – con la cassa integrazione, l’industria si sostiene con progetti di sviluppo. Tutto ciò si chiama politica industriale, quello che in Italia i nostri politici dovrebbero tornare a studiare, sempre che ne abbiano mai sentito parlare...”.
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