Da Matteo Primo a Silvio Quarto: ecco dove pende oggi la bilancia del governo

07 maggio 2014 ore 18:16, intelligo
Da Matteo Primo a Silvio Quarto: ecco dove pende oggi la bilancia del governo
Da Matteo Primo a Silvio Quarto…Decaduto dal Senato, è lui l’uomo-chiave del nuovo Senato Made in Renzi. Elettivo o no poco importa perché sul piano politico ciò che salta agli occhi è che Silvio Berlusconi altalenando fasi up e down da ieri è tornato in sella. E con lui scenari e retroscena, equilibri e s-quilibri, maggioranze attuali e probabili, dopo il voto per Strasburgo.
BERLUSCONI “RINGALLUZITO”. Grazie a Matteo Renzi e Maria Elena Boschi: i giovani politici del fare tentato la prova muscolare ma in una notte travagliata a Palazzo Madama, col count down delle europee sulla scrivania e Grillo lanciato al galoppo, hanno dovuto fare i conti coi voti di Forza Italia per restare in sella. Il ddl del governo alla fine è passato, ma il governo ne è uscito, forse per la prima volta, indebolito. Quanto accaduto in Commissione Affari Costituzionali, dimostra che sulle riforme Matteo ha bisogno di Silvio. Ora si capiscono meglio due passaggi di queste ore, sui quali Berlusconi ha insistito: domenica da Lucia Annunziata a In Mezzora dice, sibillino, che sulla riforma del Senato è in contatto costante con Roberto Calderoli. Lo stesso senatore leghista che ieri notte ha servito il “piattino” alla ministra Boschi, con un ordine del giorno che ha spiazzato le granitiche certezze della maggioranza. Risultato: senza i voti di Fi e con l’uscita (casuale?) dall’Aula del senatore Corradino Mineo, “samurai civatiano” tra i dem renziani e diversamente renziani, proprio al momento topico. DEM IN AMBASCE. Un segnalino, quello del voto in Commissione, che oggi proprio Pippo Civati non tralascia quando dice che “attaccare Chiti per mesi per poi dare spazio a Calderoli, non è stata una grande idea…”.  E’ chiaro il senso dell’attesa: nessuno tra i dem – escluso quelli di fede renziana – lo dice apertamente ma di “gufi” in parlamento ce ne sono e molti. Dalle riforme alle europee. Tutti in attesa, prima della resa dei conti. SCENARI E CONTROSCENARI. Grillo gongola e aggiunge un tema alla sua campagna elettorale. Cosa ha trattato Renzi con Berlusconi in cambio del voto al ddl Boschi? Domanda-accusa dei 5Stelle in parlamento, ma l’obiettivo è chiaro: rottamare il rottamatore nelle urne europee. Il vero punto è: che succede il 26 maggio? Sta qui il secondo ‘campanellino’ suonato da Berlusconi al premier: giusto qualche ora prima del “pasticcio” in Senato non aveva escluso la possibilità di tornare in maggioranza. Solo sette mesi fa se n’era andato dal Senato (decaduto)  portando i suoi all’opposizione e gli alfaniani da un’altra parte (Ncd). Cos’è cambiato nel frattempo? Molto, ma soprattutto un fatto: i sondaggi danno Fi in calo, Berlusconi ci si sta impegnando – da una tv all’altra passando da conferenze stampa e dichiarazioni a pioggia – ma non basta: inchiodato tra il 18 e il 20 per cento. Tornare in maggioranza dopo il 26, come ha ipotizzato pur se con molte cautele del caso, ha un senso. Ma, paradossalmente, è anche il senso di Renzi: i due si tengono. Il premier per fare le riforme, il leader di Fi per condizionarle. Anche perché, se Grillo dovesse fare “strike”, al Nazareno comincerebbero le pulizie di primavera. E Renzi potrebbe finire nell’aspirapolvere dei bersanian-dalemian-lettiani…
autore / intelligo
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