Vento anti-euro dalla Germania

07 marzo 2013 ore 11:06, Alfonso Francia
Vento anti-euro dalla Germania
L’euroscetticismo è entrato ufficialmente nel dibattito politico tedesco. Non lo ha fatto attraverso il solito partitino estremista o isolazionista che esiste, in numerose varianti, un po’ in tutti i Paesi dell’Unione, ma con una formazione sostenuta dalla crema dell’establishment. Il nuovo partito, battezzato Alternativa per la Germania, nascerà ufficialmente col primo congresso in programma per il 13 aprile, cui seguirà una lunga campagna elettorale in vista delle elezioni di settembre. La piattaforma non è certo inedita: via i PIIGS dall’euro oppure ritorno al marco, referendum sulle cessioni di sovranità a favore delle istituzioni europee e piano di uscita dall’Ue per i Paesi le cui economie rischiano di mettere a rischio il benessere degli altri. A rendere il progetto più innovativo, e di certo minaccioso per la costruzione europea, sono i curricula dei suoi aderenti: economisti, professori universitari, politici in uscita da una Cdu considerata troppo arrendevole e persino l’ex presidente della Confindustria tedesca Hans Olaf Helkel. Il promotore di Alternativa, Bernd Lucke, aveva scritto due anni fa un manifesto contro il salvataggio dei Paesi europei in difficoltà che venne firmato da 300 economisti ma non fu preso sul serio dai principali partiti tedeschi. Lucke ha reagito mettendosi in proprio e ora promette di condizionare fortemente le prossime elezioni: con ogni probabilità la cancelliera Angela Merkel sarà indotta a tenere posizioni più rigide per non perdere l’appoggio di una cittadinanza sempre più ostile all’Ue e ai suoi costi per i contribuenti tedeschi. Così facendo però permetterebbe ai socialdemocratici di presentarsi come unici difensori della costruzione europea. Di certo la presenza di Helkel - già a capo di quel movimento dei Liberi elettori che proponeva di dividere la moneta unica creando un Euro del Sud e un Euro del Nord - ha assicurato al neonato movimento una visibilità immediata. Ma lo zoccolo duro dei suoi aderenti è composto da transfughi della Cdu: uno di loro è Alexander Gauland, un passato tra i cristiano-democratici come capo di gabinetto del governatore dell’Assia. Intervistato dal quotidiano Die Welt ha lanciato appelli drammatici ai suoi compatrioti: «Bisogna salvarsi finché si è in tempo», difendendo i risparmi dei tedeschi anche a costo di «abbandonare la moneta unica». Un altro candidato alla tessera del nuovo partito è il presidente dell’associazione degli esportatori tedeschi Anton Boerner, che mette in guardia dagli italiani, accusati di «volerci ricattare con la minaccia di uscire dall’euro». A suo parere «I Paesi del Nord dovrebbero riflettere a porte chiuse sugli scenari d’esecuzione», mettendo il resto del continente di fonte al fatto compiuto. Obiettivo più o meno dichiarato di questi “euroscettici dei poteri forti”, insomma, è accompagnare alla porta tutti i membri morosi dell’Unione, che altrimenti costerebbero parecchi miliardi di piani di salvataggio sempre più impegnativi e senza garanzie di successo. Uno scenario che non sembra preoccupare Boerner, secondo il quale gli aiuti al nostro Paese sarebbero sbagliati «perché gli italiani sono più benestanti dei tedeschi». I promotori del nuovo movimento sostengono comunque di non sentirsi nemici dell’Europa; a loro parere sono i salvataggi che, ignorando i vincoli fiscali di Maastricht, violerebbero lo spirito dell’Ue. Questi sentimenti di insofferenza potrebbero far breccia non solo in un elettorato che si sente in credito con quasi tutta la popolazione europea, ma pure in un settore industriale che esporta sempre di più in Asia e negli Stati Uniti e quindi non più impensierito da un mercato europeo improvvisamente impoverito. Se i mercati dovessero avvertire che le grandi imprese teutoniche sono passate nel campo dei nostalgici del marco le conseguenze per i soci più deboli del club dell’euro potrebbero essere terribili.
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