Italicum, Comi (Fi): “Asse Silvio-Alfano? Renzi fa melina. Parità di genere solo nelle liste"

07 marzo 2014 ore 13:14, Lucia Bigozzi
Italicum, Comi (Fi): “Asse Silvio-Alfano? Renzi fa melina. Parità di genere solo nelle liste'
"Qui a Dublino al congresso Ppe senza il Cavaliere". Made in Italy: "La sfida è puntare sull'agroalimentare"
“Renzi sta giocando a melina e non mi stupirei se tradisse il patto con Berlusconi”. Lara Comi, europarlamentare forzista, da Dublino dove partecipa ai lavori del congresso Ppe e dove “c’è stupore” per il no dei magistrati a Berlusconi, analizza con Intelligonews le questioni sul tappeto della politica. E su Berlusconi che torna in Se-nato dice… Berlusconi torna in Senato dopo la decadenza. Come valuta la rentrèè? «Il fatto che il presidente Berlusconi sia tornato in Senato, secondo me non ha suscitato un grande choc perché per noi resta senatore e leader del partito. Può essere che lo choc sia di qualcun altro … ». Sull’Italicum rivisto e corretto alla Camera, c’è l’impressione che Renzi abbia “congelato” il patto col Cav preferendo l’asse governativo con Alfano. E’ così? «La sensazione è che Renzi stia giocando a melina: una volta arrivato a Palazzo Chigi si è trovato di fronte alle difficoltà da premier, quelle che hanno avuto tutte le persone che lo hanno preceduto: un conto è dire, altro è fare. Aveva parlato di spending review e costi della politica ma se dobbiamo guardare alla composizione numerica del governo e dei sottosegretari non mi pare che la direzione sia coerente con gli annunci, come pure il fatto che da segretario Pd aveva detto che non sarebbe mai andato a Palazzo Chigi senza l’investitura del voto popolare. Non mi stupirebbe che Renzi non tenesse fede all’accordo con Berlusconi semplicemente perché le cose che ha detto non le ha mantenute di fronte ai suoi elettori». Lei si trova a Dublino al congresso del Ppe: come è stata accolta la notizia del divieto di espatrio per Berlusconi deciso dai magistrati milanesi? «Non è la prima volta che accade e in un certo senso ce lo aspettavamo. Il precedente era stato a Bruxelles. Noi siamo il partito di maggioranza all’interno del Ppe in quota italiana: è assurdo che la magistratura non dia il permesso di svolgere l’attività che i cittadini gli hanno assegnato. A livello europeo non funziona come in Italia: qui c’è poco gossip, piuttosto c’è stupore. La cosa incomprensibile è solo pensare all’idea che Berlusconi avrebbe potuto fuggire da Dublino». Favorevole o contraria alla parità di genere nelle liste elettorali? «Per le liste con le preferenze, la parità di genere deve avvenire nella composizione della lista, non nell’espressione della preferenza: sono contraria all’obbligo di mettere un uomo e una donna, perché il cittadino potrebbe decidere anche di votare due donne. Il concetto è: 50 per cento di donne in liste con le preferenze ma sono i cittadini a scegliere il livello della rappresentanza di genere. Per quanto riguarda il sistema delle liste bloccate, invece, secondo me occorre valutare non tanto in base al sesso ma in base al merito e questo non deve avvenire per legge ma deve rientrare nelle regole che i partiti si danno al loro interno. Se ho 5 donne brave perché devo mettere per forza un uomo e viceversa?». Dalla Grande Bellezza di Sorrentino alla bellezza italiana del Made in Italy. In che modo l’Europa intende valorizzarlo? «Non ho visto il film di Sorrentino ma me lo sono registrato e lo vedrò. Il Made in Italy è così apprezzato al punto che ce lo invidiano. Ma devo dire che talvolta alcuni blocchi li abbiamo dall’Italia, non solo dall’Europa perché non tutti sono favorevoli alla tracciabilità dei prodotti». L’Expo2015 sarà la vetrina del Made in Italy. Sarà anche un’opportunità per agganciare la ripresa? «Certamente. Io sto lavorando molto sul filone dell’agroalimentare e la qualità dei prodotti è la vera sfida, il valore aggiunto che ci rende unici al mondo. Per questo sono favorevole a regole chiare, certe e anche rigide perché il consumatore deve sapere cosa mangia. Se ho un succo all’arancia voglio sapere se quei frutti provengono dalla Sicilia o dalla Cina. Il Made in Italy è anzitutto eccellenza delle materie prime. I nostri produttori sono ben contenti di puntare sul Made in Italy perché sanno che occorre produrre con standard di qualità: solo così si blocca la contraffazione e tutto quello che di low coast arriva, specialmente dalla Cina».
autore / Lucia Bigozzi
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