Cucchi: «Stop al potere dei magistrati. Amnistia? Sì, anche se salva i carnefici di Stefano»

07 novembre 2013 ore 14:10, intelligo
Cucchi: «Stop al potere dei magistrati. Amnistia? Sì, anche se salva i carnefici di Stefano»
di Claudia Farallo «Oggi mi trovo a sperare che passino amnistia e indulto. E questo nonostante il fatto che sono consapevole che, con un’amnistia, i colpevoli della morte di mio fratello ‘la faranno franca’. Queste sono le condizioni in cui mi mette il nostro Stato». IntelligoNews ha conversato con Ilaria Cucchi, attivista, mamma, blogger e sorella di Stefano, morto nel 2009 mentre era in custodia cautelare. Sulle soluzioni al problema carcere, Ilaria ha un’idea ben chiara: «Sono strapiene di derelitti umani che non ci dovrebbero stare, che sono finiti lì grazie a leggi criminali come la Fini-Giovanardi e la Bossi-Fini. Mi auguro che ci si decida finalmente ad abrogarle». E lei, che è stata candidata alle politiche 2013 con Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, lancia un appello: «Dobbiamo capire anche quanto è malata la nostra giustizia. Si parla tanto di indipendenza e autonomia dei magistrati, ma noi siamo di fronte a magistrati che in nome di questa indipendenza sono capaci di fare tutto e di più senza che nessuno intervenga». Se avesse avuto il telefono della Guardasigilli, la storia di suo fratello sarebbe cambiata? «Non sarebbe servito avere il telefono della Guardasigilli. Sarebbe servito se allora, nel 2009, il ministro di Giustizia fosse stata lei. Se fosse stata messa a conoscenza di cosa stava avvenendo, penso che le cose sarebbero andate in maniera diversa. Chi in questa vicenda ha tirato in ballo il nome di mio fratello ha sbagliato, perché non sa quanto dolore mi provoca pensare che qualcun altro possa finire nelle stesse condizioni. Mio fratello è morto anche perché ha avuto un’udienza di convalida davanti a un giudice e un pubblico ministero nessuno dei quali ha preso in considerazione che quell’arrestato stesse male. E per quelle persone non sono mai state chieste le dimissioni. E io dovrei indignarmi perché il ministro di Giustizia, con una telefonata, salva la vita di un essere umano? No, non è questo che merita la morte di mio fratello. Ci deve essere un’uguaglianza nel diritto alla vita, non alla sua negazione». Come eliminare questa discriminazione? «Nel ministro Cancellieri ho trovato un’umanità e una partecipazione che ritengo inconsueta per il suo ruolo. Credo di poter dire che qualcosa forse può cambiare. Ero bambina e già sentivo parlare del problema delle carceri. Sono passati 20 anni, sono diventata donna, sono diventata mamma e nel frattempo mio fratello è morto in carcere. In tutti questi anni ho sentito fare tanti programmi, però in realtà non è cambiato niente». È ottimista rispetto al dl carceri o, più in generale, a quello che potrebbe fare questo Parlamento o questo Governo per risolvere la situazione? «Fino ad ora non se n’è parlato, perché questo è uno di quei temi scomodi, che si tende ad affrontare con indifferenza, con distanza, pensando che è qualcosa che non ci riguarda. Oggi finalmente si sta parlando del problema carceri, di amnistia e indulto». È favorevole ad amnistia e indulto? «Oggi mi trovo a sperare che passino amnistia e indulto. E questo nonostante il fatto che sono consapevole che, con un’amnistia, i colpevoli della morte di mio fratello ‘la faranno franca’. Da persona che ha a cuore il rispetto dei diritti umani e da donna cattolica, non mi sento di augurare a nessuno la stessa fine, anche se questi sono i carnefici di mio fratello. Queste sono le condizioni in cui mi mette il nostro Stato, che non è in grado di garantire la dignità dei detenuti». Dopo un’amnistia o un indulto, pensa che si farà veramente qualcosa per risolvere il problema alla radice? «Mi auguro di sì. La realtà è che le nostre carceri sono strapiene di derelitti umani che non ci dovrebbero stare, che sono finiti lì grazie a leggi criminali come la Fini-Giovanardi e la Bossi-Fini. Mi auguro che ci si decida finalmente ad abrogarle». Cosa pensa della custodia cautelare? «Mio fratello è morto anche perché è finito in carcere come albanese senza fissa dimora. Abbiamo veramente una giustizia fatta col ciclostile. Si parla sempre di sovraffollamento, ma di chi sono sovraffollate queste carceri? Dobbiamo capire anche quanto è malata la nostra giustizia. Si parla tanto di indipendenza e autonomia dei magistrati, ma noi siamo di fronte a magistrati che in nome di questa indipendenza sono capaci di fare tutto e di più senza che nessuno intervenga». Quindi sui magistrati ha ragione Berlusconi? «Da cittadina comune le dico quanto si può essere inermi di fronte a una magistratura che agisce proprio in nome di quell’indipendenza senza che nessuno si ponga il problema di intervenire». Ti riferisci ai tempi della giustizia? «Anche al potere che hanno i magistrati di fronte al cittadino inerme». Qual è la difesa che manca? «Qualcuno dovrebbe intervenire per interrompere questo potere assoluto dei magistrati di agire nell’impotenza generale». Come giudica il paragone che è stato fatto tra la telefonata del ‘caso Ligresti’ e quella del ‘caso Ruby’? «Non lo vedo assolutamente. Si discute del nulla. Quello che ci interessa è che deve essere assicurato il rispetto della dignità umana anche per coloro che non contano nulla». Quali soluzioni propone in un contesto di scarsità di risorse come quello attuale? «Il problema del carcere è principalmente culturale. Le nostre carceri sono strapiene di derelitti umani che lì non ci dovrebbero stare. Qualcuno pensa di poter risolvere il sovraffollamento con la realizzazione di nuove carceri. Le nostre carceri sono una realtà disumana nel disinteresse generale. Basterebbe cambiare questo, insieme ai motivi per cui si manda la gente in carcere».
autore / intelligo
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