Roccella (Pdl): “Noi alfaniani non faremo la fine di Fini”

07 novembre 2013 ore 17:11, Lucia Bigozzi
Roccella (Pdl): “Noi alfaniani non faremo la fine di Fini”
“Martedì si poteva ricomporre lo strappo, ma la convocazione del Consiglio nazionale non è stato un segnale di pacificazione”. “Finora c’è stata una guerra di comunicati e pizzini… un errore passare alla guerra dei numeri perché andare alla conta crea danni irreparabili”. “Non siamo come Fini, lui voleva distruggere il Pdl noi rilanciarlo”. Realismo e preoccupazione sono le parole chiave che Eugenia Roccella, parlamentare alfaniana, usa nella conversazione con Intelligonews, per spiegare il travaglio del Pdl nella marcia di avvicinamento al 16 novembre.
Onorevole Roccella, il ministro Quagliariello rivela che martedì eravate a un passo dal chiudere un accordo con Berlusconi, ma c’è stato il tentativo di farlo saltare. Le risulta? Può raccontarci come è andata e cosa è successo? «Non c’è molto da raccontare. Quello che Alfano ha detto alla riunione era incoraggiante; abbiamo ritenuto che la situazione fosse avviata a una composizione. Invece c’è stata la convocazione del Consiglio nazionale e questo non è stato un segnale pacificatorio, perché in questo momento è evidente che può rappresentare l’accensione di un conflitto esplicito, difficile da ricomporre. Finora è stata una guerra di comunicati e pizzini…Ora con il Consiglio nazionale, passaggio che richiede una maggioranza e una minoranza sui documenti che si confronteranno, è chiaro che la cosa sale di livello». Già, il Consiglio nazionale. Dalla guerra dei comunicati alla guerra dei numeri. Gli alfaniani avrebbero 312 delegati dalla loro parte e altri 90 disposti a firmare il documento e determinanti per ottenere la maggioranza. Conferma? «Proprio perché non voglio arrivare alla guerra dei numeri, non voglio arrivare a questo livello e non credo lo voglia la stragrande maggioranza del partito, la nostra base, il nostro elettorato. Il bene del paese e il bene del partito dovrebbe essere il nostro faro. Io spero fino all’ultimo di evitare la conta che, comunque andrà, crea danni irreparabili». E’ vero che i falchi vogliono farvi fare la fine di Fini? «Sì, questa spinta c’è senz’altro e si è tentato questo parallelo in particolare su alcuni organi di stampa. E’ profondamente sbagliato perché noi siamo tutti clamorosamente berlusconiani, forse diversamente ma certo clamorosamente berlusconiani. Non c’è nessuno che voglia rinunciare a Berlusconi che è la nostra storia e il nostro presente: noi vogliamo che tutto ciò non venga disperso. Non c’è alcuna possibilità di accostamento al ‘modello Fini’ che voleva distruggere il Pdl e sconfiggere Berlusconi». Ritiene che i lealisti vogliano “prendere in ostaggio” Berlusconi sia rispetto al partito che al governo di larghe intese? «Non credo si tratti di prendere in ostaggio Berlusconi perché come ha richiamato Alfano e sottolineato Quagliariello, è una persona profondamente realista, altrimenti non avrebbe vinto. Credo che il gesto con cui Berlusconi ha cambiato opinione sul voto di fiducia al governo non sia stata una mossa tattica, bensì sia dovuta alla sua capacità di essere dentro le situazioni fino all’ultimo in modo realistico e quindi governarle e non farsene trascinare o diventarne ostaggio. Spero che Berlusconi mantenga la sua enorme capacità di intervento realistico sulle cose. Credo che oggi la differenza sostanziale sia tra avventuristi e realisti». Nuove categorie pidielline? Cosa intende? «Da una parte c’è chi, realisticamente, considera che oggi il ruolo del Pdl o della nuova Forza Italia, sia quello di una forza a vocazione maggioritaria che deve assumersi delle responsabilità e che in questo momento debba continuare sulla linea peraltro indicata da Berlusconi senza pensare che questo governo possa fare la rivoluzione liberale che non è riuscita a noi, ma considerando che in questa fase è necessario sostenere l’esecutivo di larghe intese e che se non ci fosse, sarebbe peggio anche per i nostri elettori perché sarebbe a rischio l’esistenza stessa di una forza moderata a vocazione maggioritaria, candidata ad essere alternativa alla sinistra. Dall’altra parte, invece, si gioca all’avventura per i motivi più svariati». Quali? «Secondo me all’interno dei cosiddetti falchi ci sono motivi personali non solo ragioni di scelta politica. Ma quella scelta non appartiene alla nostra storia, tantomeno alla storia di Berlusconi. E quella scelta trasformerebbe il nostro partito in una cosa diversa da quella fondata da Berlusconi e che ha vinto quasi sempre alla prova del voto». Lo scontro tra alfaniani e lealisti si gioca sul dopo. Cicchitto nella lettera aperta a Berlusconi conferma la sua leadership carismatica ma ribadisce un dato oggettivo: al voto, quando sarà, non ci andrete con Berlusconi candidato premier. Qual è la sua valutazione? «Quando parlo di realismo intendo proprio questo. Realismo è anzitutto governare le situazioni che si presentano davanti a noi. Oggi in che modo governiamo l’ineleggibilità di Berlusconi? Cicchitto indica la strada proprio per preservarne il ruolo di leadership». Il prossimo avversario del centrodestra sarà Renzi. Come pensate di attrezzarvi? «Il punto è questo. Sarà Renzi il candidato premier del centrosinistra. Dopo averlo osteggiato il Pd ha dovuto, realisticamente, prendere atto di non poter far altro che sostenerlo. E nonostante all’interno di quel partito restino fortissime resistenze anti-renziane, hanno compreso che quella è una candidatura non da boicottare perché, alla fine, si vince con un candidato premier. Noi ce l’abbiamo». E’ Alfano? «Certamente e non dobbiamo indebolirlo. I candidati premier non si trovano all’angolo della strada: devono nascere, crescere, essere riconosciuti all’interno del partito e sostenuti, rafforzati. Dopo aver detto che il Pd ha bruciato un leader dietro l’altro, noi non possiamo fare lo stesso imitando il Pd nei suoi aspetti peggiori». Cosa risponde a chi dice che in realtà sostenendo Alfano volete indebolire Berlusconi? «Non è affatto così. Coloro che lo dicono, in realtà indeboliscono Berlusconi perché sono i primi a proporre Marina Berlusconi o altre soluzioni». Se al Consiglio nazionale dovesse passare la linea dei lealisti, per voi ci sarebbero ancora le condizioni per restare nel Pdl-Fi? E se sì, come ci starete? «Non voglio dipingere alcuno scenario perché in questa fase si presterebbe il fianco a nuove strumentalizzazioni. Io sono responsabile e dico: utilizziamo il Consiglio nazionale non per dividere ma per unire. O comunque per trovare una soluzione che non indebolisca il Pdl, o peggio, lo annichilisca».
autore / Lucia Bigozzi
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