La Bce fa il punto e noi facciamo il punto a lei. Come siamo ridotti

07 novembre 2014 ore 12:44, intelligo
La Bce fa il punto e noi facciamo il punto a lei. Come siamo ridotti
di Luca Lippi
La Bce fa il punto della situazione, che tradotto in linguaggio non convenzionale vuol dire che Mario Draghi ha ripetuto quanto detto nelle cinque riunioni precedenti, cioè niente. I tassi rimangono invariati al minimo storico, 0.05% mentre i tassi sui prestiti marginali e sui depositi bancari restano, rispettivamente, a 0,30% e -0,20%. Rimane ferma dunque l’inutile intenzione (è da due mesi che Draghi segue questa strategia), di far circolare maggiore liquidità nel sistema finanziario dell’Eurozona, così da consentire una ripresa dell’inflazione, ormai troppo bassa, e soprattutto ridurre il valore dell’euro rispetto al dollaro. Draghi ripete come fosse sul lettino dello psicanalista che la Banca centrale europea è pronta unanimemente a ulteriori misure non convenzionali se necessario, anche se ha affermato che quelle già prese dovrebbero gradualmente portare l’inflazione verso il 2%. Di fatto, le misure non convenzionali sono solo annunciate da oltre un anno, e se proprio dobbiamo essere onesti, non saranno mai prese perché la Banca centrale tedesca è pronta a mettersi di traverso in qualunque momento. Draghi ha ricordato l’indebolimento della crescita e la ripresa economica fragile nell’Eurozona, evidenziando la presenza di segnali che portano ad una revisione al ribasso delle previsioni economiche. A pesare sulla crescita sono la disoccupazione, che rimane ancora alta nei Paesi dell’euro, e i rischi geopolitici che frenano la fiducia. Lo scontro all’interno dell’istituto di Francoforte tra Mario Draghi e i cosiddetti “falchi”, in testa il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, allungherà i tempi delle misure straordinarie che sarebbero ormai inevitabili, tuttavia questo scontro suona tanto come una finzione, una sorta di scontro concordato per fare confusione al puro scopo di non fare niente. Intanto l’Ocse avverte:La zona euro sta rallentando fino a fermarsi e rappresenta un rischio rilevante per la crescita mondiale, con la disoccupazione che resta alta e l’inflazione persistentemente lontana dall’obiettivo”. I segnali sono evidenti a tutti, le riunioni istituzionali stanno diventando talmente insignificanti che non si riesce più a comprendere l’utilità di certe figure istituzionali. Sarebbe quasi meglio prendere coscienza di essere allo sbando, e invece siamo nell’immobilismo totale, rimane da scoprire l’obiettivo finale.
autore / intelligo
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