Pdl-2. Formigoni: "Io governista, penso che Udc e Scelta Civica..."

07 ottobre 2013 ore 13:18, Lucia Bigozzi
Pdl-2. Formigoni: 'Io governista, penso che Udc e Scelta Civica...'
“La linea politica è quella della fiducia al governo di larghe intese: ha vinto Alfano e la sua leadership. Così fino al 2015”. E’ categorico Roberto Formigoni che al Senato ha guidato la battaglia contro i falchi pidiellini nel voto di fiducia. A Intelligonews spiega perché l’iniziativa di Fitto (azzeramento cariche e congresso) in questa fase “è inopportuna” e perché i gruppi parlamentari autonomi sono “sempre lì” anche se per ora “in freezer”. Con un messaggio di prospettiva a Sc e Udc a condizione che…
Senatore Formigoni facciamo subito chiarezza, lei è un alfaniano alias governista o un lealista, alias falco berlusconiano? «Se proprio devo mettermi in una categoria, sono un alfaniano. Ho sostenuto la necessità di garantire la fiducia al governo fino al 2015 coi i nostri ministri e le nostre tesi, le nostre battaglie all’interno dell’esecutivo. Sono stato uno dei ventitrè senatori favorevoli alla fiducia: non è un atto di remissività bensì di responsabilità nei confronti del paese. Sono stato molto contento che alla fine, Berlusconi abbia deciso di votare la fiducia aprendo così la possibilità di superare ogni strappo e di collocare tutto il Pdl sul versante giusto che è quello che noi avevamo indicato». Come legge l’iniziativa di Fitto che chiede azzeramento delle cariche e congresso? Brunetta e Cicchitto hanno già detto no. «Mi sembra assolutamente prematura. E’ chiaro che noi dovremo arrivare a dar vita a un partito in cui ci sono congressi a ogni livello (nazionale, regionale, provinciale e comunale) ma questo percorso va preparato bene. Adesso occorre sostenere il governo portando avanti le nostre battaglie fino al 2015 e nel frattempo preparare un nuovo partito - Pdl, Forza Italia - pienamente democratico, partecipato in cui vi siano regole chiare e la linea politica nazionale e locale si stabilisca su base di un confronto partecipato, con un tesseramento aperto. L’iniziativa di Fitto va posta dopo il 2015, non adesso».  Pdl o Forza Italia, lei nella risposta ha avuto un’incertezza… «Il nome conta poco. Io sono stato in Forza Italia e non ho nessun problema a tornarci ma adesso mi interessa la linea politica sulla quale non sono disposto a fare sconti ed è la linea politica di Alfano che ha vinto nei giorni scorsi. E mi interessa la natura del partito, un partito che aderisca al Ppe e non solo a parole ma nei fatti, perché siamo europeisti convinti, ancorchè critici e propositivi per migliorare le cose. Mi interessa un partito democratico in cui i vertici nazionali e locali vengono scelti dalla base e i parlamentari - se per sventura restasse il Porcellum -, selezionati con le primarie. Tutto questo però va preparato: le regole non si improvvisano. Quindi mentre sosteniamo il governo con le caratteristiche che ho detto, dobbiamo concentrarci sulla linea politica che ha vinto e che deve essere riconosciuta. Questo non per assassinio vicendevole ma per chiarezza nei confronti degli elettori». La proposta di Fitto è un referendum contro o su Alfano? Una mossa per depotenziare la leadership del segretario? «Se fosse così sarebbe un errore clamoroso e una indebolimento del partito. La linea e la leadership di Alfano hanno vinto. Ci siamo confrontati; per settimane non Fitto ma i cosiddetti falchi cioè l’ala estremista ha cercato di buttare giù il governo ed isolare il Pdl e Berlusconi in una posizione estremista contraria a quella che gli elettori ci chiedevano. Adesso la linea è chiara e non cambia fino al 2015. Conosco Fitto e lo apprezzo; sono convinto che non ha certo questa intenzione, ma si tratta di un’iniziativa profondamente sbagliata». Dopo la fiducia che sta succedendo nel Pdl? E cosa serve per ricucire la frattura? Anzitutto: è una frattura ricomponibile oppure ormai il percorso è segnato verso la scissione? «E’ ricomponibile ma ad alcune condizioni». Quali? «Primo: la linea politica non si discute fino al 2015. Secondo: i gruppi dirigenti centrali vanno rivisti immediatamente. Chi ha cercato di portare fuori pista il Pdl non può continuare ad esercitare quel ruolo. Questo non per spirito di vendetta perché sono tutte persone che esprimono posizioni legittime ma non possono più svolgere compiti di responsabilità perché la linea politica è quella di Alfano scelta dal partito e da Berlusconi e che deve essere incarnata ed espressa subito. Per questo la prima linea nazionale e la prima linea regionale dei vertici vanno riviste. Un partito deve farsi comprendere dagli elettori: abbiamo già perso 6-8 punti in una settimana e la chiarezza assoluta è il fondamento per recuperare consensi». Gruppi autonomi sì o no a Camera e Senato, il giorno della fiducia c’era stata un’accelerazione poi tutto si è fermato. Perché? «L’idea dei gruppi l’ho lanciata io e ne sono convinto quando in quei giorni eravamo una minoranza; quando dal partito c’erano attacchi feroci contro di noi, ci avevano definiti traditori. Poi il fatto che Berlusconi ha scelto la nostra posizione ed ha deciso di votare la fiducia, ha rallentato ma non cancellato. Io ho messo in freezer questa opzione, all’inizio eravamo 23 ma adesso non li contiamo neanche più le adesioni, perché l’ipotesi di un partito unito che sposi la linea di Alfano è condivisa dalla maggiorparte dei parlamentari. Per questo, tra ieri e oggi ho abbassato la temperatura del freezer , ma l’opzione resta lì». E’ lo schema di Italia Popolare di un anno fa che state riproponendo oggi? «No. Lo schema è diverso anche se i valori ispiratori sono gli stessi. Un anno fa l’iniziativa nacque su un fatto preciso e cioè nel momento in cui Berlusconi chiese a Monti di essere il federatore del centrodestra. Partecipò Alfano e vi fu una lettera di Berlusconi che affermava esattamente la stessa cosa. A chi ci accusa di aver preparato la scissione già da allora, rispondo che in quell’occasione sposavamo le tesi di Berlusconi. Lo spirito è identico: Fi, il Pdl deve essere sempre più un partito radicato nel centrodestra; deve collaborare col governo e con il Pd anche se non senza maldipancia, per il bene del paese e poi, fisiologicamente, al termine della legislatura ci divideremo con il centrosinistra ma mi auguro con reciproco rispetto». Cosa risponde a chi vi accusa di fare il gioco della sinistra? «Ma no… La sinistra è altamente scorretta nel cercare di insinuarsi nel nostro dibattito interno. Hanno problemi ben più grandi dei nostri. Noi non offriamo il fianco a nessuno e l’accusa può essere ribaltata e moltiplicata per dieci: se avesse vinto la sinistra, se fosse passata la sfiducia ci sarebbe stata la rivolta del nostro elettorato, lo sconcerto internazionale, la condanna del Ppe; gli avremmo servito tutto su un piatto d’argento soprattutto a quanti nel Pd volevano elezioni subito per poi dare la colpa a noi proprio sulla sfiducia. E sia chiaro: noi non abbiamo nessuna tentazione centrista: non siamo né Scelta Civica 2 , né l’Udc 3». Ma c’è in prospettiva un orizzonte che magari nel 2015 a legislatura conclusa, possa portare a un rassemblement di centrodestra con Sc e Udc? «Lei ha pronunciato la parola chiave: centrodestra. Se questi amici accettano di schierarsi nel centrodestra, in posizione alternativa alla sinistra e in uno schema bipolare, le nostre porte sono aperte. Se, invece, pensano ancora una volta a un partito che si schiera al centro non c’è alcuna possibilità di dialogo». Ha sentito Berlusconi dopo il voto di fiducia? «L’ho sentito per fargli i complimenti. Gli ho detto: bravo presidente, hai fatto la scelta giusta».
autore / Lucia Bigozzi
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