Grana (FQ): “Sinodo, sui gay Francesco come mons. Gaenswein. Tradizionalisti Vs progressisti ma senza spargimento di sangue"

07 ottobre 2014 ore 17:32, Lucia Bigozzi
Grana (FQ): “Sinodo, sui gay Francesco come mons. Gaenswein. Tradizionalisti Vs progressisti ma senza spargimento di sangue'
Tra progressisti e tradizionalisti “non vedo spargimento di sangue”. “La dottrina della Chiesa non cambia, l’apertura è sul concetto di misericordia, cioè di accoglienza di tutti, già espresso dal Papa”. Francesco Grana, vaticanista de Il Fatto Quotidiano legge in filigrana i nodi sul tavolo del Sinodo e a Intelligonews anticipa come andrà a finire.
La nota della sala stampa vaticana fa riferimento alle “unioni di fatto in cui si conviva con fedeltà e amore” quando parla di speranza e incoraggiamento. Che vuol dire? «Significa essere accoglienti con tutti, non cacciare nessuno dalle Chiese. C’è una difficoltà nel linguaggio che si sta registrando. Ieri il cardinale di Budapest Erdo, relatore generale del Sinodo, in maniera molto chiara ha detto che il matrimonio rimane quello tra un uomo e una donna con l’apertura della vita ai figli. La dottrina della Chiesa non cambia». Ma quando si parla di apertura a “forme imperfette di famiglia” non si rischia di creare confusione? «Sul virgolettare queste espressioni io ci andrei molto cauto perché nella relazione del cardinale Erdo non ce n’è traccia. Se è uscita dai resoconti giornalistici non può essere virgolettata ai padri sinodali. Quello che sta emergendo in una discussione franca come quella chiesta dal Papa, è che l’analisi delle famiglie nello scenario mondiale è molto diversa. Oggi c’è stata la testimonianza del cardinale libanese il quale ha spiegato che i problemi della famiglia in Libano non sono quelli che viviamo noi in Italia, compreso il tema dei divorziati risposati. Ci sono alcuni temi nel contesto della discussione che sono stati monopolizzati ma alla fine non ci sarà alcuna decisione e tutto verrà rimandato al Sinodo del prossimo anno». Come legge le parole del segretario di Ratzinger, monsignor  Gaenswein che dice “il matrimonio è indissolubile; chi avvia una nuova unione contraddice quanto è indicato dal Signore” e che “i gay devono essere accolti con rispetto ma i loro atti sono contrari alla legge naturale”? «Non dice nulla di nuovo. La prima frase è esattamente quella pronunciata ieri dal cardinale Erdo nella relazione generale del Sinodo, cioè l’indissolubilità del matrimonio tra uomo e donna. La seconda frase, quella sui gay è ciò che ha detto Papa Francesco nel volo di rientro dal viaggio a Rio de Janeiro nel luglio 2013 “chi sono io per giudicare un gay?”. Il concetto di fondo è l’accoglienza. Non solo, ma si sta ammettendo anche una cosa…». Quale? «Il fatto che ci sono molti gay cattolici, forse finora negato. E chi sono i gay cattolici? Sono cattolici praticanti che vivono un cammino di fede ma costante e che hanno una relazione con una persona dello stesso sesso. Finora era stati quasi messi in cantina, adesso invece c’è la presa d’atto che ci sono, esistono, parliamo di loro non dei matrimoni gay. Non c’è’ alcuna equiparazione». Si può però considerare un primo passo verso una forma di riconoscimento? «No assolutamente. In questo Sinodo si analizzerà lo scenario mondiale che non è quello occidentale, con problematiche legate anche alla povertà. I problemi che esistono in America Latina, Paese dal quale viene Papa Francesco, sono molto più forti del tema dei divorziati risposati. Non ci sarà alcun riconoscimento perché, come ha ricordato il cardinale di Parigi ‘questo non è il parlamento’, cioè non si arriva a votare una posizione bensì a ribadire il concetto espresso da Papa Francesco relativo alla misericordia, cioè l’accoglienza di tutti. E l’accoglienza non implica un riconoscimento giuridico; vuol dire che la Chiesa accoglie e dà le linee pratiche per accogliere, cioè le linee pastorali per accogliere chi in parrocchia segue un cammino ma ha difficoltà perché fino a oggi si è sentito escluso: è il caso dei divorziati risposati, dei gay. La Chiesa sta ribadendo che non devono sentirsi esclusi perché sono figli della Chiesa come tutti, come le coppie eterosessuali, come le famiglie con dieci, undici figli e oggi si è parlato anche di questo con i movimento ecclesiali». Ma dietro le quinte del Sinodo c’è uno scontro tra progressisti e tradizionalisti? «Più che dietro le quinte, direi sul palcoscenico. Alla vigilia del Sinodo ci sono stati libri e interviste di cardinali che si sono schierati contro l’apertura ai divorziati risposati, ma che lo abbiano fatto due settimane prima del Sinodo non è importante; quello che conta è ciò che diranno nell’Aula del Sinodo davanti al Papa e il Papa vuole che tutti parlino e vuole ascoltare tutti. I cardinali che la pensano diversamente, se sono convinti delle loro posizioni devono manifestarle, motivarle e vedere che consenso hanno. Può essere che magari hanno cambiato idea; certamente hanno venduto molto libri e fatto un’operazione commerciale intelligentissima anche se con tesi già pubblicate anni fa. La famosa relazione del prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, Muller, che ha destato tanto scalpore, era apparsa in forma integrale sull’Osservatore Romano un anno fa». Se questo scontro è in atto, come andrà a finire? «La relazione del cardinale Erdo è molto chiara; la sintesi la farà il Papa e troverà la condivisione totale di tutti. Anche il tema dei divorziati risposati  posto in un certo modo induce a un radicamento delle posizioni ma posto in chiave di misericordia e accoglienza trova il consenso di tutti. Nessun sacerdote può dire cacciamo qualcuno dalla Chiesa oppure facciamolo vivere in sofferenza da esiliato. Alla fine di questo Sinodo, almeno da come sta andando in questi primi due giorni, penso uscirà una sintesi che comprenderà le posizioni di tutti in maniera unitaria. Tra progressisti e tradizionalisti non vedo spargimento di sangue».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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