L'importanza delle parole: no 'cancro', ma neoplasia. Arriva il 'politicamente corretto' anche in medicina

07 settembre 2013 ore 9:52, Paolo Pivetti
L'importanza delle parole: no 'cancro', ma neoplasia. Arriva il 'politicamente corretto' anche in medicina
La sapete l’ultima sul cancro? Il National Cancer Institute americano ha proposto di sostituire la parola cancro con neoplasia. Perché mai? Per non spaventare i pazienti, che un altro genio, estensore del codice deontologico dei medici italiani, vuol chiamare d’ora in poi persone assistite. Finalmente questa terribile malattia che la Scienza non è ancora riuscita a debellare, e che ha provocato tanto dolore e tante lacrime, procurerà qualche risata, al pensiero di eminenti scienziati che si riuniscono a congresso e solennemente decidono che, siccome non sono riusciti a sconfiggere il cancro, gli cambiano nome, così la gente sta più tranquilla. Episodio in cerca di un autore che lo trasformi in apologo, degno di passare alla storia come quell’altro edificante racconto de “Il Re è nudo”. Il professor Umberto Veronesi, smessi i panni dello scienziato e indossati quelli del linguista, approva incondizionatamente. E con lui, probabilmente, tanta parte del mondo scientifico. Ma da quando in qua la Scienza è diventata perbenista? Ciascuno di noi, da comune mortale, si è trovato almeno una volta davanti a un referto o una cartella clinica, e ha sentito la propria ansia aumentare nell’incapacità di decrittare i termini scientifici che i medici abitualmente usano. Li usano, si sa, per precisione, ma come per ogni gergo di categoria, da quello dei legulei a quello degli economisti, forse c’è anche qui la motivazione di tenere il “popolo bue” lontano dai propri segreti, dal proprio linguaggio esoterico. Ebbene, penso che neoplasia sia proprio uno di quei termini scientifici che fanno paura, costruito come molti termini medici dal greco: neo cioè nuova, plàsis cioè formazione. Termine più che legittimo in ambito scientifico, ma ambiguo e misterioso agli orecchi di un profano: che vuol dire nuova formazione? Certamente più ansiogeno, anche perché indefinito, del vecchio, chiarissimo e crudele cancro, che tutti sappiamo cos’è: un granchio secondo l’etimologia latina cancer, che tenta di arraffarci, e contro il quale chi ne è preda lotta per liberarsene. E tante volte ci riesce. La fabbrica dell’eufemismo, che si preoccupa di “piallare” il linguaggio per togliergli ogni asperità, ha già partorito tante altre mostruose decisioni: per esempio, di non chiamare più il clandestini clandestini; di sostituire disabili con diversamente abili; ciechi con non vedenti; sordi con non udenti; ma anche guerra con intervento umanitario. E già rischiano di scomparire dai moduli di iscrizione a scuola i termini padre e madre rimpiazzati da genitore 1 e genitore 2, il tutto col sostegno di un ministro. Ma... non faceva così anche Hitler?
autore / Paolo Pivetti
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