Rizzo (Pci): “Gli 80 euro di Renzi? È nulla rispetto alla rapina dell’austerity. E la Cgil è complice”

08 aprile 2014 ore 16:37, intelligo
Rizzo (Pci): “Gli 80 euro di Renzi? È nulla rispetto alla rapina dell’austerity. E la Cgil è complice”
Di Adriano Scianca Renzi o Letta, poco cambia: tanto le vere decisioni vengono prese altrove. Parola di Marco Rizzo, segretario del Partito comunista, che sul Documento di economia e finanza che sta per essere presentato dal governo non si fa illusioni. E poi, parlando con Intelligonews, spara a zero anche contro la Cgil, contro gli ex comunisti alla Veltroni e persino contro certa estrema sinistra di oggi più affezionata al reddito di cittadinanza che al caro vecchio salario di marxiana memoria. Rizzo, oggi il governo presenta il suo Def. Che idea si è fatto delle proposte che vi saranno contenute? «Il meccanismo è stato svelato già da tempo: la politica ormai conta poco o nulla. Conta il Fmi, la Bce, i grandi gruppi finanziari. Tutto quello che la politica fa è sotto dettatura. Del resto ne abbiamo avuto una prova autorevole: dopo le elezioni, quando ci fu quella fase di stallo e di trattativa per decidere il governo della nazione, ci fu un’intervista a Draghi che su questi temi rispose in modo eloquente, dicendo: “Tanto noi abbiamo inserito il pilota automatico”. Direi che dice tutto. Noi possiamo decidere il colore del treno, al limite il manovratore, ma velocità e direzione sono già stabiliti altrove». Quindi per lei è del tutto indifferente che il premier sia Berlusconi, Renzi, Monti o Letta? «Ma cosa importa se il premier è l’austero Letta o Renzi che mangia il panino e guida la Smart? Questa è roba buona per riempire le cronache lobotomizzate». Intanto il governo sembra confermare gli 80 euro in busta paga. Lei è sicuro che il popolo strozzato dalla crisi non approvi? «I conti si fanno a fine anno. Se noi facciamo il conto delle politiche di rapina di questi anni, altro che 80 euro (che poi sono sempre da verificare)… Io credo che i cittadini avrebbero preferito non avere questi 80 euro ma essersi risparmiati la rapina generale». E del Jobs Act che idea si è fatto? «La direzione è sempre quella, c’è solo ulteriore precarizzazione. Dal punto di vista dei diritti dei lavoratori siamo tornati ai primi del ‘900, purtroppo con la complicità dei sindacati concertativi, Cgil compresa». Anche lei se la prende con i sindacati? Ma allora vede che un punto di contatto con Renzi ce l’ha… «Alt, è una cosa completamente differente. Vede, è come per gli ex comunisti come Veltroni e D’Alema. Hanno ripetuto per anni che bisognava cambiare tutto, poi è arrivato Renzi e li ha presi in parola, cambiando innanzitutto loro. Lo stesso vale per i sindacati: quelli che hanno voluto cancellare l’esperienza del sindacalismo conflittuale e di classe per concertare e accedere alla stanza dei bottoni ora sono stati messi fuori gioco da quello stesso sistema con cui erano scesi a patti». In tutto questo, con quelle che lei ha definito le “politiche di rapina” in atto, perché l’Europa continua ad andare sempre più a destra? Pensiamo al Front national francese, a Jobbik in Ungheria, ad Alba Dorata in Grecia… «Molto semplice: perché c’è una finta sinistra che continua a fare revisionismo e opportunismo. La cattiva sinistra genera il successo dei partiti di destra». Sabato sarete in piazza anche voi con la grande manifestazione contro l’austerity? «Sì, ci saremo, ma con una nostra posizione ben precisa che è in parte differente da quella di altre componenti della manifestazione». Ovvero? «Noi chiediamo lavoro, molti sabato chiederanno reddito. Non è una questione meramente semantica, c’è proprio un problema di impostazione di fondo. In un’ottica marxista è una cosa cruciale. Il lavoro genera salario, il reddito genera precarietà. Non è una differenza da poco».            
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