B. Della Vedova: «Noi riformatori, non riformisti»

08 febbraio 2013 ore 13:31, Marta Moriconi
B. Della Vedova: «Noi riformatori, non riformisti»
«Il Pd ha due avversari Berlusconi e Monti» ha dichiarato a IntelligoNews Benedetto Della Vedova, candidato al Senato in Lombardia nella lista ‘Con Monti per l'Italia’. E ancora: «L’Agenda è la base di ogni alleanza. La proposta Imu agevola chi ha redditi alti. Siamo riformatori, non riformisti e tutti gli altri sono conservatori-immobilisti. Propongo un patto sul fisco tra cittadini e Stato. Mpa: basta intrecci politica-banche: Verdini e il Pdl non si sono mai opposti a questo sistema di potere». L’apertura di Bersani a Monti. Vuol dire anche allearsi con il Pd se proprio necessario? «Il Pd ha due avversari. Berlusconi e Monti. Uno vecchio non solo anagraficamente, ma politicamente, che promette ancora di fare ciò che non ha fatto fino a ieri; l’altro, il nuovo, che promette di continuare a fare quello che ha già fatto. Che non è mettere le tasse secondo la caricatura berlusconiana, ma salvare il Paese e dargli una spinta positiva. I moderati che vogliono le riforme radicali devono scegliere se votare la solita paccottiglia berlusconiana-leghista o se votare l’Italia delle riforme, l’Italia protagonista in Europa e nel mondo. Oggi il voto è un voto antagonista elettoralmente alla sinistra. Ma inutile anticipare ciò che succederà dopo. Se vince Monti non rifiuterà l’appoggio di nessuno sui contenuti delle riforme e dell’Agenda. Ma sia chiaro è l’Agenda ad essere centrale. Se vince qualcun altro vedremo cosa fare». A destra e a sinistra Monti ha parlato di conservatori dello status quo. Voi cosa rappresentate? «Io preferisco il termine riformatore, perché dà più l’idea di radicalità nel cambiamento. Riformista è un cambiamento troppo graduale, sempre in ritardo sulla realtà. Al di là dei termini, però, bisogna intendersi sui contenuti. Io credo che ci sia bisogno di semplificazione, di mercato, di liberalizzazione, di libertà in economia; e c’è bisogno di ricreare un patto di fiducia tra lo Stato e i cittadini anche sul fisco. Un patto serio, sottoscritto alla pari. Più la mentalità dei contribuenti diventerà la mentalità di chi partecipa al progetto comune attraverso il fisco (il fisco non va vissuto come nemico), più questo consentirà di semplificare gli adempimenti. Sono per un fisco più semplice, all’americana, ma va ricordato che è fatto delle regole americane e dei contribuenti americani. Ci vuole un patto leale in Italia. Monti è indiscutibilmente una personalità di cultura liberale, di mercato e lo ha dimostrato in Europa e nel suo governo. E’ chiaro che si è trovato a dover spegnere un incendio. E gli strumenti a disposizione erano quelli. Se c’è un pulpito da cui non può arrivare nessuna predica è quello di Berlusconi, Maroni e Tremonti». A proposito di patto fiducia sul fisco. Mannheimer ha sondato la proposta del Cavaliere di restituire l’Imu. Attirerebbe il 4% degli indecisi, ma solo uno su quattro pensa che Berlusconi possa attuarla. Hanno ragione? «E’ una proposta sbagliata. Noi  siamo già impegnati nel pareggio del bilancio. Il gioco delle coperture, strombazzato da lui ai quattro venti, è un gioco fittizio. Perché abolire il finanziamento pubblico è un obiettivo che prescinde dall’ Imu. L’accordo con la Svizzera, poi - vedremo se è giusto e praticabile - va fatto sia che ci sia l’Imu, sia che non ci sia l’Imu. La diminuzione degli eletti va fatta indipendentemente dall’Imu. Alla fine il Cavaliere ha detto che se vince lui l’anno prossimo, poichè non mette personalmente i soldi per restituire l’Imu, ci saranno quattro miliardi di spesa pubblica in più. E quindi 4 miliardi di tasse in più, per tenere il pareggio di bilancio.  Se avessimo questi 4 miliardi in più, dovremmo al contrario, metterli sul futuro del Paese, o  finanziando l’internazionalizzazione delle aziende, o sostenendo la ricerca scientifica. Usiamoli per alleggerire il carico fiscale sulle imprese: questo sarebbe un investimento. Invece, ha scelto di prendere i soldi per darli magari a chi paga meno tasse,  per esempio a chi, ricevendo un assegno di 800-1000 euro, e avendo redditi alti, non cambierebbe la vita». Caso Mps: Bersani ha ammesso di aver peccato di localismo. E dello stesso parere o individua altre pecche? «La pecca è al fondo e di fondo. Io sono tra i pochi che al momento in cui venne fatta la legge che prevedeva le Fondazioni con  l'intento di privatizzare il sistema bancario e renderlo più concorrenziale, criticarono il meccanismo perché c’era il rischio che la politica rimanesse azionista della banca, attraverso le stesse Fondazioni, confermando un rapporto che invece andava modificato. C’è, quindi, un vizio di origine. Dopo di che, è chiaro che alcune Fondazioni non hanno operato male, altre, ed è il caso del Monte dei Paschi, malissimo, e spetterà alla magistratura verificarlo. Intendiamoci. Il centro-destra di Verdini in Toscana non ha mai fatto l’opposizione a questo sistema. Si è seduto a tavola riservandosi una parte minoritaria, accontentandosi. Non ha mai fatto una vera battaglia contro quell’assetto di potere».
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