Risposta ad Antonio Socci: «No al Papa-Twitter»

08 febbraio 2013 ore 13:48, Fabio Torriero
Risposta ad Antonio Socci: «No al Papa-Twitter»
Condivido totalmente l'appello di Antonio Socci sulle colonne di Libero. Leggere tutte quelle risposte volgari, quei commenti offensivi, spietati; sondare quelle basse rivalse psicologiche, quelle sentenze giustizialiste e moraliste rovesciate contro il simbolo della cristianità, mi ha fatto male. Un diluvio di nero a fronte di parole pure, semplici, tenere, di verità. E non è questione di laici e cattolici, atei e credenti, materialisti e cristiani. Ha a che vedere con il degrado, il punto di non ritorno dell'attuale società, irrimediabilmente passata dalle libertà "liberali" alle "pulsioni dell'io", spacciate per diritti individuali. E ha a che vedere con l'uso a-morale, senza regole, senza filtri, di Internet e degli altri mezzi di comunicazione di massa, in primis, i nuovi social-network. Quegli strumenti e quegli universi che hanno massacrato "virtualmente" e fisicamente il Santo Padre, non sono la democrazia, non sono libertà di opinione. Ma il contrario: sono la loro negazione. La loro morte. Detto questo, l'irruzione del Papa su Twitter è stato l'ulteriore segno di un'ingenuità e di un'incapacità della Curia, dure a sparire. Un'ingenuità, perchè chi ha assunto tale decisione, ha esposto il Santo Padre alla "sindrome della profanazione". Si è servita su un piatto d'argento un'occasione troppo ghiotta per spostati e superficiali di ogni risma. Una tentazione irresistibile per qualsiasi forma di denigrazione (che è la caricatura dell'obiezione). L'incapacità, invece, attiene ad una riflessione più amplia che riguarda la storica difficoltà, da parte delle istituzioni ecclesiastiche, che riescono difficilmente a mediare tra dogmi della fede, divulgazione del messagio evangelico e regole tecniche della comunicazione, da cui non si può prescindere (dove più che il prodotto presentato conta il prodotto percepito). E il risultato di questa difficoltà è la perenne oscillazione che affligge la Chiesa tra astrazione, inadeguatezza rispetto ai tempi, ed eccessive fughe in avanti, utopistiche, come la scelta di Twitter. Qualcuno doveva consigliare meglio il Santo Padre o gestire meglio lo strumento, una volta partito. E non per paura del confronto, ma per la qualità del confronto. Che merita ben altre sedi.
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