Foibe, Micich (direttore museo Fiume): "Manifesti negazionisti a Roma? Se è per questo ci hanno tagliato anche fondi”

08 febbraio 2014 ore 11:22, intelligo
Foibe, Micich (direttore museo Fiume): 'Manifesti negazionisti a Roma? Se è per questo ci hanno tagliato anche fondi”
di Marco Guerra
“Onore ai partigiani jugoslavi, 10 febbraio giornata di lotta contro il revisionismo”, è la scritta che campeggia sui manifesti apparsi a Roma in questi giorni che precedono appunto il 10 febbraio, Giornata del ricordo  istituita nel 2004 come solennità civile italiana per commemorare le oltre 20mila vittime dei massacri delle foibe e l’esodo di circa 350mila giuliani-dalmati che scelsero di restare italiani.
La frase taglia in due la grafica del manifesto che, nella parte superiore, riporta la faccia del maresciallo Tito e sullo sfondo la bandiera tricolore della Kugoslavia comunista con la stella rossa; nella parte inferiore invece l’immagine di una brigata partigiana in marcia, armata di tutto punto.
In una superficie di poco più di un metro quadro sono raffigurati tutti i simboli e i principali artefici della pulizia etnica e delle deportazioni effettuate dalle truppe slave in Istria, Fiume e Dalmazia.
Nessuno si è stracciato le vesti, e nessuno lo farà vista la dignità con cui gli esuli hanno conservato la memoria di questa tragedia, ma non c’è da aspettarsi alcun segnale di sdegno nella città in cui il vicesindaco Nieri,  solo la scorsa estate, dichiarò “basta viaggi nei luoghi della memoria, le foibe le ricorderà qualche altra città”.Insomma malgrado siano passati settant’anni da quegli accadimenti, ancora si fa fatica ad condividere una drammatica  pagina di storia patria che portò alla ridefinizione del  confine orientale italiano.Non occorre infatti un grande sforzo di fantasia per immaginare cosa sarebbe successo se fossero apparsi manifesti di segno opposto volti a negare altri massacri che hanno segnato la nostra storia.
Foibe, Micich (direttore museo Fiume): 'Manifesti negazionisti a Roma? Se è per questo ci hanno tagliato anche fondi”
Forse anche per questo Marino Micich, direttore dell'Archivio Museo Storico di Fiume e punto di riferimento della comunità giuliano-dalmata di Roma, non si scompone più di tanto.
  Dott. Micich, nel decennale dell’istituzione della Giornata del ricordo Roma è tappezzata di manifesti negazionisti…  «Si tratta di una provocazione fuori dalla storia. C’è una minoranza organizzata che continua a boicottare la Giornata del ricordo, sostenendo che le violenze dei partigiani comunisti jugoslavi nella Venezia Giulia e in Dalmazia furono perpetrate per vendetta solo ai danni di fascisti che avevano combattuto sul fronte orientale. Questi ignorano che finirono gettati nelle foibe persino partigiani italiani che erano contrari alla slavizzazione di quelle terre. Professori, maestre, pubblici ufficiali, preti e uomini e donne di ogni età e rango sociale furono fatte sparire nelle cavita carsiche con la sola colpa di essere italiani. È stato messo in pratica un vero e proprio disegno di pulizia etnica pilotato dalla polizia segreta jugoslava alla dirette dipendenze del Maresciallo Tito. È una follia dare un colore politico alle decine di migliaia di vittime di questo progetto criminale».
  Dopo le dichiarazioni della scorsa estate del vicesindaco Nieri, com’è il rapporto tra la comunità di esuli del Quartiere giuliano-dalmata e l’amministrazione capitolina…
«Nieri si è corretto e ha capito la gravità di quello che ha detto la scorsa estate, nei prossimi giorni verrà a depositare una corona di fiori presso la stele commemorativa in via Laurentina al Quartiere giuliano-dalmata. Anche Marino ha mostrato una certa sensibilità invitando una delegazione di esuli in Campidoglio. Certo resta il fatto che i viaggi della memoria in Venezia-Giulia per le scuole sono stati tra i primi ad essere colpiti dai tagli di questa giunta. Ma anche il governo non è da meno, non basta una cerimonia con gli esuli per tenere viva la memoria…».
  Che vuole dire? Non esiste ancora la necessaria attenzione da parte delle istituzioni?
  «I finanziamenti dedicati Il museo storico di Fiume al Quartiere giuliano-dalmata di Roma (l’unica realtà di questo tipo nel centro-sud Italia) nelle ultime finanziarie sono passati da 100mila a 35mila euro annui, una cifra ridicola se si considera che solo nell’ultima legge di stabilità si assegnano 4 milioni di euro per il museo della shoah e 3 milioni di euro all’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani, ndr). La cultura della memoria del genocidio giuliano-dalmata deve essere sostenuta da atti concreti, con questo stanziamento riusciamo a malapena a tenere aperto il museo, ma abbiamo centinaia di testi da digitalizzare, conferenze e corsi nelle scuole e tante altre attività da mandare avanti per tenere vivo il ricordo di questa tragedia e la cultura delle terre istriane e giuliane strappate alla madre patria. Durante il dibattito alle camere sulla legge di stabilità sono riuscito a far presentare un emendamento dagli onorevoli Rampelli e Di Biagio per raddoppiare lo stanziamento, ma è stato bocciato dalla maggioranza. È impossibile difendersi dai negazionisti senza avere dei fondi per fare cultura e informazione».
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