Profezia-Adinolfi (Pd): “Letta non guiderà il semestre ma sarà nominato..."

08 gennaio 2014 ore 13:22, Lucia Bigozzi
Profezia-Adinolfi (Pd): “Letta non guiderà il semestre ma sarà nominato...'
“L’Europa burocratica alimenta l’antieuropeismo. La sanzione sul cognome della madre è una stupidaggine”. “Letta non è il premier che batte i pugni sul tavolo europeo e non sarà il premier che guiderà il semestre: l’Italia lo nominerà commissario in autunno ma il semestre lo guiderà un altro governo”. La “profezia” di Mario Adinolfi a Intelligonews apre un nuovo scenario. Da fine conoscitore delle dinamiche dem, considera realistico il voto a maggio se Renzi chiuderà la partita col Cav. sulla legge elettorale. Ecco come e perché… Zero in condotta e annessa sanzione all’Italia per il mancato uso del cognome della madre. Che Europa è? «Il provvedimento in sé è una stupidaggine, non ha alcun senso giuridico. Ci sono paesi – soprattutto quelli ispanici - che hanno la tradizione di aggiungere una serie di cognomi. In Italia, giuridicamente ma anche per via tradizionale, l’identità è data dal cognome paterno. Non mi sembra una questione su cui l’Europa possa e debba mettere bocca. Ho notato che su molti argomenti marginali tenta di ottenere attenzione». L’Europa sta girando come una vite spanata: scarso interesse sull’emergenza immigrazione lasciata in carico all’Italia; politiche rigoriste e sanzioni a go-go. Tutto ciò non rischia di gettare benzina sul fuoco dell’antieuropeismo? «Sono un europeista convinto e sono altrettanto convinto che il futuro dell’Italia è solo in Europa, ma l’Europa deve essere capace di dare prospettive, non di avere un atteggiamento asfittico e meramente sanzionatorio. L’Europa vive se rilancia la forza delle proprie radici: l’Europa di De Gasperi, Schuman, Adenauer. L’Europa burocratica alla quale stiamo assistendo negli ultimi anni sta alimentando l’euroscetticismo. La preoccupazione è che un’eventuale vittoria dell’euroscetticismo danneggerebbe pesantemente e in particolare il nostro paese». Perché? «Quello che non capiamo è che noi traiamo forza e curiamo alcune nostre debolezze per via del contesto europeo. Fuor di metafora: se l’Italia non avesse i vincoli europei probabilmente sfascerebbe i propri conti pubblici; invece la presenza dei vincoli europei è vivificante per far sì che l’Italia resti in un binario, esattamente come accaduto con l’introduzione dell’euro. Negli ultimi anni, però, l’attenzione dell’Europa a questioni che definisco marginali e che intervengono indebitamente nelle politiche nazionali, hanno costruito un orizzonte di euroscetticismo ‘ragionevole’: su questioni del genere non è insenato essere euroscettici ma questo rischia di trascinare verso l’euroscetticismo anche chi come me è un europeista convinto». Ma Letta ha dato ragione alla “punizione” di Strasburgo. «Da questo punto di vista Letta non è il premier che batte i pugni sul tavolo europeo. Abbiamo bisogno di un’Italia che stia in Europa a testa alta ma anche con la capacità di far valere il proprio interesse nazionale. Tanto per capirci: vorrei un’Italia alla tedesca che sta in Europa facendo i propri interessi, costruendo alleanze, manifestando anche una capacità egemonica che solo in questa fase non ha». Se Letta come dice lei non è il premier che batte i pugni sul tavolo europeo e immaginando che resti a Palazzo Chigi fino al 2015 con in mezzo il semestre europeo a guida italiana, dobbiamo aspettarci una posizione remissiva nei confronti di Strasburgo? «Letta non sarà il premier del semestre europeo». E' un auspicio o una notizia? «Sono convinto che Letta sarà il commissario europeo nominato dall’Italia in autunno ma che alla guida del semestre europeo ci sarà un altro governo». Come fa esserne così convinto? «Non credo ci siano le condizioni di tenuta politica da parte dell’attuale maggioranza. Credo ci siano interessi convergenti oggettivi dell’80 per cento dei parlamentari per andare a votare. Constato che le rigidità di Napolitano nei confronti di Renzi si stanno via via ammorbidendo. L’unione di questi tre fattori mi rende convinto che nel momento in cui le Camere dovessero approvare la nuova legge elettorale – e tutti ci dicono che questo avverrà nei primi tre mesi dell’anno – il voto a maggio diventerà una prospettiva concreta». A questo punto diventa strategico non il patto Letta-Renzi ma quello Renzi-Berlusconi sulla legge elettorale? «Un parlamento già delegittimato dalla sentenza della Consulta lo sarà ancora di più il secondo dopo l’approvazione della legge elettorale. Se Renzi riesce a ottenere questo… e per ottenere questo si sta sentendo con Berlusconi». In definitiva: un patto a due per far cadere Letta? «Sarà un patto per fare la legge elettorale. Ed è per impedire questo e prendere tempo che i governisti legano la riforma elettorale a quella costituzionale. Se Renzi riesce a snodare questo passaggio, fa l’accordo con Berlusconi sul Mattarellum corretto, lo porta a casa entro il mese alla Camera e entro marzo al Senato, ottiene le elezioni a maggio perché a quel punto va da Napolitano con la legge elettorale e il capo dello Stato con il discorso di fine anno non mi pare più antirenziano». Ma come può Renzi chiudere un accordo con Berlusconi fuori dalla maggioranza? «L’obiettivo di Renzi è far uscire a gennaio la legge elettorale dalla Camera dove il Pd ha la maggioranza assoluta dei seggi cui si aggiungono quelli di Fi. Se accade questo, al Senato è impossibile bloccarla, chi se ne assumerebbe la responsabilità? Il punto centrale è il patto Renzi-Berlusconi per chiudere la partita». Per ora nell’agenda Renzi ci sono più che altro i titoli. Non rischia grosso il leader dem? «Renzi deve portare a casa solo la legge elettorale; il resto è il programma di campagna elettorale e quelle cose le farà dal governo. Che Renzi riesca ad ottenere per interposto governo e interposta persona il programma elettorale non ci credo neanche un po’ e forse non ci crede neanche lui. Ogni pezzo di carne che mette al fuoco verrà usato dai suoi avversari per prendere tempo». Se la sua corsa contro il tempo non dovesse dare risultati, Renzi è finito politicamente? «Si logora molto. Si infila dentro il meccanismo datemi il Job Acts e gli altri ‘adesso vediamo’; datemi l’abolizione del Senato e gli altri ‘adesso vediamo’, per cui rischia di portare a casa un pugno di mosche e senza elezioni nel primo semestre dell’anno Renzi perde la spinta propulsiva». La mossa di Fassina va in questa direzione? «Esattamente. E’ la sindrome del Pd per la quale un minuto dopo l’elezione del segretario ci si attrezza per abbatterlo. E’ già accaduto nel 2007 con Veltroni: prima tutti ai suoi piedi, poi lo hanno ucciso. Anche per questo Renzi non deve perdere tempo: deve saltare il passaggio in maggioranza sulla legge elettorale e andare direttamente mente in mare aperto da Berlusconi e Grillo. Ma deve essere più bravo...». In che senso ? «Più competente. Sulla legge elettorale deve governarla bene sapendo i propri obiettivi e quelli di Berlusconi. Non mi è piaciuto quando ha detto ecco le mie tre proposte fate voi. Leggendola pokeristicamente, Renzi deve sapere cosa vuole lui e cosa ha in mano l’avversario».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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