Caso Fava, Borghezio (Lega): “No a ogni droga ma c'è libertà di espressione. Pini chi...? Dall'Europa imposizioni orwelliane"

08 gennaio 2014 ore 17:17, Lucia Bigozzi
Caso Fava, Borghezio (Lega): “No a ogni droga ma c'è libertà di espressione. Pini chi...? Dall'Europa imposizioni orwelliane'
“No a qualunque tipo di droga, la posizione della Lega è chiara ma su temi eticamente sensibili ciascuno è libero di dire come la pensa”. Nella conversazione con Intelligonews, Mario Borghezio europarlamentare padano, chiude così la querelle tutta leghista aperta dalle dichiarazioni dell’assessore regionale della Lombardia Fava. Come peraltro sta facendo Matteo Salvini nonostante alcuni deputati la pensino come l’assessore della giunta Maroni. Tra questi Gianluca Pini che Borghezio apostrofa mutuando da Renzi con Fassina: “Pini chi?”. Ma è sull’Europa burocratica che Borghezio punta l’indice svelando a Intelligonews l’ultima novità…
Onorevole Borghezio, Lega divisa sulla liberalizzazione delle droghe leggere? «Su questi temi la Lega ha una posizione storica che non può essere messa in discussione, salvo la libertà per ciascuno esponente di avere opinioni personali su questioni eticamente sensibili. Premessa la stima nei confronti dell’assessore regionale all’agricoltura Gianni Fava, uno degli uomini di punta che abbiamo in Lombardia, la linea della Lega è chiara: no a qualunque tipo di droga». Però Fava sembra non essere il solo a pensarla diversamente: sulla stessa lunghezza d'onda ci sarebbero alcuni parlamentari tra i quali Gianluca Pini. Cosa risponde? «Pini chi?». Ma come, non sa chi è Pini, vicecapogruppo della Lega alla Camera? «Aaahh… Ne ho sentito parlare …». Basta il no di Salvini a chiudere le polemiche? «Basta e avanza». Bruxelles multa l’Italia per il mancato uso del cognome della madre ma non fa granchè sull’emergenza immigrazione o sul rilancio di occupazione ed economia. Qual è la sua valutazione? «Questa sentenza è molto importante perché ci fa capire in che mani siamo e come questa Corte di Giustizia stia creando surrettiziamente uno ius novum, di nuova fattura che ignora e calpesta le tradizioni giuridiche dei singoli paesi membri. E’ molto grave perché a mio avviso solo il parlamento europeo eletto direttamente dai cittadini, non un ente sovraordinato e non democraticamente eletto come la Corte di Giustizia, può sovrapporsi all’ordinamento giuridico fondato sulle tradizioni giuridiche dei singoli paesi che regola queste questioni. Al di là dell’oggetto in sé, si tratta di una sentenza di estrema pericolosità». Qual è il rischio che vede? «La reputo una sentenza di estrema pericolosità perché in linea generale si tratta di un intervento a gamba tesa sulla tradizione giuridica dei singoli stati e in linea specifica, perché è una delle forme di alterazione della tradizione giuridica europea fondata sul cognome paterno». Di questo passo si può arrivare al paradosso per il quale Bruxelles ci indichi come dobbiamo comportarci o vivere? «Certamente, e ci fa capire molto bene quale sia la filosofia giuridica sottesa a molta legislazione europea e alle direttive europee che sembrano ispirate a un non nonsense e si abbattono come macigni su usi, costumi e necessità quotidiane dei cittadini europei. Tutto ciò prefigura uno scenario orwelliano di condizionamento, di totalitarismo europeo». Un modo per alimentare l’euroscetticismo? «Spero molto nelle elezioni europee. E spero che nonostante questa deriva totalitaria dei poteri forti che stanno cercando di imporre, la vox pupoli – in questo caso vox dei – che sorge dalla profondità di molti paesi, basti pensare al successo annunciato dal Fronte National di Marine Le Pen, possa portare a esprimere la vera voce europea dei popoli, delle regioni e delle nostre tradizioni contro questa deriva omologatrice». Il cittadino si domanda: di fronte all’emergenza lavoro, all’economia stretta nella morsa rigorista, che stanno facendo in Europa. Lei è un europarlamentare, può dare risposta? «La pericolosità di questa deriva totalitaria è confermata anche da un altro fatto. Ci sono voci corpose che stanno arrivando circa una retromarcia imprevista e gravissima del commissario europeo Barnier sulla questione centrale della separazione delle banche di affari dalle banche di raccolta. Il pur prudentissimo Rapporto Liikanen che prevedeva una forma moderata di separazione, verrebbe stravolto da un nuovo progetto di direttiva europea, anticipato dal Financial Times due giorni fa, il 6 gennaio, che renderebbe quasi inesistente questa separazione. C’è da domandarsi se questa retromarcia sia stata imposta a Barnier dalla Bce oppure dal super-potere del Sinedrio delle grandi banche europee, responsabili dell’attuale caos finanziario». Se questa voce fosse confermata, quali sarebbero gli effetti pratici per i cittadini? «Credo che sarebbe una grande vittoria della speculazione e della maledetta economia finanziaria sull’economia reale e quindi sulla pelle dei popoli. Insomma, un favore a tutti quelli che continuano a speculare con l’Europa che volterebbe la faccia dall’altra parte, secondo i dettami del più estremista e peggiore liberismo finanziario».
autore / Lucia Bigozzi
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