Charlie Hebdo, Cacciari: "C'è una questione di coscienza da porsi"

08 gennaio 2015 ore 15:15, Adriano Scianca
cacciari2Cosa fare dopo l'orrore degli attacchi alla redazione di Charlie Hebdo? Secondo il filosofo Massimo Cacciari, "dobbiamo ritrovare un rapporto dialogico con l'islam, isolando i fondamentalisti. Gli eccessi della libertà di satira? Non si torna indietro, ma c'è una questione di coscienza da porsi". Cacciari, che idea si è fatto di questi attacchi? «È chiaro che c’è una novità. Qui non ci sono né le bombe nei metrò, né i kamikaze, questa è una azione di guerra. C’è un salto qualitativo, non c’è dubbio. Ora bisognerà capire qual è il loro retroterra, che tipo di relazioni hanno queste persone con le varie organizzazioni… Insomma, bisogna andarci con i piedi di piombo. E comunque questi atti hanno una lunga storia». Sarebbe certo impegnativo ripercorrerla tutta. Ma possiamo fissare un qualche punto di svolta? «Sicuramente le cose vanno degenerando dall’inizio degli anni ’90, dal modo in cui è stata condotta la prima guerra del Golfo. Ormai dobbiamo prendere coscienza del fatto che anche in  casa nostra ci sono gruppi armati pronti a tutto contro cui dobbiamo condurre una guerra estremamente difficile. Dobbiamo agire su tutti i piani: militare, certo, ma anche culturale e politico». In che modo? «Per esempio impostando con l’islam un rapporto dialogico, confrontandosi sui comuni interessi, cosa che finora abbiamo dimostrato di non saper fare». C’è però un islam che è indisponibile a tale confronto… «E allora bisogna renderlo disponibile. Bisogna fare in modo che ai fondamentalisti manchi la terra sotto ai piedi, appoggiando le tendenze democratiche in seno al mondo arabo. Non è che lì tutti siano a favore del terrorismo. Voci critiche ci sono, eccome. Solo che noi non le abbiamo mai appoggiate e quindi si sono ritrovate sempre isolate». E sulla questione della libertà di satira cosa ha da dire? «Vede, noi non possiamo più tornare indietro, la libertà d’espressione fa parte del nostro dna. Nel mondo europeo non si potranno mai più porre questioni censorie. Resta, tuttavia, una questione di coscienza. Dobbiamo capire che sempre di più avremo a che fare con mondi altri, culture altre, religioni altre, costumi altri. È una questione che dobbiamo porci, anche a prescindere di fatti come questi».
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