Provocazione 8 marzo: donne a casa ma stipendiate

08 marzo 2013 ore 13:06, Vincenzo Bassi
Provocazione 8 marzo: donne a casa ma stipendiate
Lavorare in casa al servizio della famiglia e dei figli, del coniuge o del genitore anziano, può considerarsi per una donna e per un uomo appagante come un qualsiasi lavoro? Perché no? Infatti, un qualsiasi lavoro può essere dignitoso e appagante se è onesto, utile alle persone e, infine, di valore economico tanto da far vivere meglio se stessi e la propria famiglia. Ed allora, non c’è dubbio che il lavoro in casa esprime un atto di servizio, con alto valore educativo, quindi utile e in alcuni casi indispensabile.
C'è comunque un fatto innegabile che caratterizza questo tipo di attività: il lavoro in casa è un lavoro gratuito. Tuttavia, ciò non significa che il lavoro casalingo sia privo di valore economico. Anzi. Se stare in casa significa essere in grado di produrre molti dei beni (pane, pasta, conserve) acquistabili diversamente nei negozi, svolgere una serie di prestazioni (rammendi, bricolage, manutenzione della casa ), oppure in generale essere in grado di fare acquisti in modo più efficiente, si capisce bene perché è profondamente errato considerare il lavoro casalingo senza valore economico tanto da non far vivere meglio se stessi e la propria famiglia. E perciò, è auspicabile, proprio oggi, il giorno della festa della donna, un futuro in cui le donne lavoreranno sempre più in casa? Evidente, la risposta è no, o meglio, non sta a nessuno dire quale deve essere, in astratto, il migliore lavoro tanto per le donne che per gli uomini. Indubbiamente però, se fino a oggi, il lavoro in casa, è stato considerato un lavoro di “serie B”, ora non deve essere più così. Infatti, alcune volte, proprio il lavoro dentro casa è superiore in termini di valore aggiunto e di risparmio economico, rispetto ad altri lavori svolti fuori casa. Tutto questo è ancora più chiaro se si pensa a un'esperienza sotto gli occhi di tutti: molte donne, pur avendone il desiderio, ritardano l’impegno familiare e la maternità per lavorare e avere un reddito, anche se poi, proprio a causa del loro lavoro, sono costrette ad assumere una colf. Tuttavia, in questo modo, da una parte è ridotto, di fatto, il reddito effettivo individuale, e dall'altra, si rallenta la realizzazione del desiderio individuale di famiglia e di figli. Pertanto, se è vero che la parola “economia” significa, da un punto di vista etimologico, gestione della casa e della famiglia, ebbene, lavorare in casa al servizio della famiglia fa bene all'economia, perché soddisfa i bisogni primari delle persone, cioè l'assistenza e l'educazione dei figli. Certo non si può pensare di lavorare in casa se non si ha la speranza di un futuro insieme, con i membri della propria famiglia. Nessuno, infatti, metterebbe a rischio l'esistenza, investendo le proprie risorse umane e professionali, senza la speranza in un “per sempre”. Promuovere la famiglia, esaltarne, pur nelle difficoltà, la bellezza, impegnarsi per evitare la distruzione delle proprie e altrui famiglia, produrrà, tra le altre cose, l'effetto virtuoso di valorizzare una delle forme più alte e economicamente più efficaci di lavoro: il lavoro casalingo.
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