Morsi e Allende: qual è la differenza? E se Pinochet era un criminale...

08 novembre 2013 ore 11:41, Americo Mascarucci
Morsi e Allende: qual è la differenza? E se Pinochet era un criminale...
Fa un certo effetto vedere l’ex presidente egiziano Mohamed Morsi dietro le sbarre rivendicare a gran voce la sua autorità. Quell’autorità che gli è stata riconosciuta dal popolo attraverso libere e democratiche elezioni e che, un golpe militare pilotato dall’esterno, in particolare dall’Arabia Saudita, gli ha negato. Dentro e fuori del tribunale schiere di Fratelli Musulmani hanno protestato contro il tradimento della primavera araba, di quella rivoluzione che dopo aver deposto Hosni Mubarak ha portato all’instaurazione di un nuovo regime fondato sulla negazione della volontà popolare. A nessuno piace il fondamentalismo e Morsi non era propriamente il figlio migliore della primavera araba. Non era un leader laico, né tantomeno liberale, ma un esponente di quella Fratellanza Musulmana per più di trent’anni messa al bando a causa delle sue idee radicali. Ma il processo a Morsi è un processo contro la democrazia, quella democrazia abbattuta con il pretesto di impedire l’instaurazione di una repubblica islamica. Ma dove sta scritto che la democrazia debba essere liberale ad ogni costo? La maggioranza degli egiziani si era riconosciuta nel programma della Fratellanza e nel momento in cui ad una forza politica è riconosciuto il diritto di partecipare ad una consultazione elettorale, non si può negare a quella stessa forza il diritto di vincere e di governare. Certo, le forze laiche e liberali che sono scese in piazza per protestare contro i tentativi d’islamizzazione di Morsi avevano il sacrosanto diritto di farlo e sotto certi aspetti ne avevano tutte le ragioni. Ma in una democrazia compiuta i governi si rovesciano con il voto, non con il ricorso all’esercito. L’Egitto oggi è spaccato praticamente in due: da una parte ci sono i Fratelli Musulmani che continuano ad essere una parte rilevantissima della popolazione, pronti a riconquistare con qualsiasi mezzo e a qualunque costo l’autorità che gli è stata “espropriata”, dall’altra ci sono gli anti Morsi che plaudono al pugno duro dei militari. In mezzo i terroristi che approfittano del caos istituzionale per inserirsi nella protesta e praticare la “strategia della tensione”. Metà degli egiziani non riconosce legittimità all’altra parte del Paese. Ad aggravare la situazione il processo farsa ad un leader politico, ad un presidente che ha vinto le elezioni ma che deve essere necessariamente eliminato dalla scena politica perché non congeniale agli interessi dei veri padroni dell’Egitto, i sauditi, rimasti orfani di Mubarak e intimoriti dalla prospettiva di un’alleanza fra Egitto ed Iran in grado di modificare l’assetto geopolitico del Medio Oriente.
Morsi e Allende: qual è la differenza? E se Pinochet era un criminale...
Riconoscere legittimità al golpe militare egiziano e al processo contro Morsi, significa dover riscrivere la storia. Iniziando a riabilitare ad esempio la figura del generale Augusto Pinochet che nel 1973 in Cile rovesciò con la stessa tecnica del colpo di stato il governo social comunista di Salvator Allende eletto dal popolo. Anche all’epoca il golpe fu motivato dalla necessità di tutelare gli interessi economici del Cile e gli equilibri politici nell’America Latina messi a rischio da un governo filosovietico, anticapitalista e antiamericano. Pinochet è stato processato ed è considerato dalla storia un criminale. Qualcuno per favore spieghi cosa c’è di tanto diverso da ciò che sta avvenendo in Egitto.
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