Repetti (Pdl): “Cari alfaniani, l’unica via per l’unità è firmare il documento di Berlusconi"

08 novembre 2013 ore 16:24, Lucia Bigozzi
Repetti (Pdl): “Cari alfaniani, l’unica via per l’unità è firmare il documento di Berlusconi'
“Chi ha paura del Consiglio nazionale? L’unica via per ritrovare l’unità è firmare il documento dell’ufficio di presidenza sul quale Berlusconi ha chiesto le firme, ovvero il riconoscimento pieno della sua leadership”. Manuela Repetti, senatrice e berlusconiana doc, non ha dubbi e nella conversazione con Intelligonews mette in fila le ragioni dei lealisti, sia sul fronte interno del partito che per il sostegno al governo di larghe intese. Con un messaggio diretto ai ministri pidiellini su Imu e tasse…
Senatrice Repetti, il suo collega Paolo Romani , uno dei cosiddetti pontieri, dice che “bisogna trovare un accordo subito, prima del Consiglio nazionale, altrimenti corriamo il rischio di sfasciare tutto e di buttare al vento un patrimonio politico ventennale...”. Lei condivide questa preoccupazione? «L’obiettivo del Consiglio nazionale è trovare una soluzione che possa superare le discussioni anche accese che in questo momento animano il dibattito interno al nostro partito. Un passaggio necessario che non va considerato come qualcuno dice ‘una resa dei conti o una conta interna’, bensì un’occasione di confronto finalmente aperto e sincero. Certamente l’intento è ritrovare l’unità, anche perché ultimamente i cosiddetti governativi hanno tenuto una serie di riunioni tra loro che non permettono un confronto se non a suon di battute e dichiarazioni che acuiscono le polemiche anziché superarle. Per la prima volta Alfano ha promosso una riunione solo con gli appartenenti al suo gruppo o sottogruppo non convocando gli altri: non mi sembra un atto unitario». Su cosa e come è possibile ricomporre la frattura? «Dal mio punto di vista l’unica cosa veramente utile alla ricomposizione è l’adesione al documento deliberato dall’Ufficio di presidenza che consegna nelle mani del presidente Berlusconi tutti i poteri evitando che il partito finisca in mano di tizio o caio e che qualcuno non si senta adeguatamente tutelato. Tutti a parole riconoscono la leadership di Berlusconi ma ora deve avvenire nei fatti. Io ho piena consapevolezza di essere in parlamento grazie ai voti di Berlusconi. Francamente non comprendo la paura dei governativi nel non sentirsi tutelati: Berlusconi ha sempre tutelato tutti e noi tutti siamo lì grazie ai suoi voti». L’accordo era quasi fatto martedì come ha dichiarato il ministro Quagliariello poi è saltato tutto. Secondo lei perché e come è andato quel passaggio? «Non capisco di quale accordo parli Quagliariello. Ogni tanto c’è qualcuno che dice di aver parlato con Berlusconi e dice che è tutto a posto, ma queste sono interpretazioni e come tali lasciano il tempo che trovano. Ciò che conta è la posizione che Berlusconi ha assunto pubblicamente e ufficialmente. Incontra sempre tanti esponenti del partito perché vuole ricomporre le posizioni. Per questo il Consiglio nazionale non dovrebbe essere vissuto come un momento in cui i presunti ‘estremisti’ possano fare chissà cosa nei confronti degli altri. Aggiungo: sono i governativi che dicono che ci vuole più democrazia interna e allora il Consiglio consente di ritrovarci tutti insieme e discutere. Inoltre, il concetto di democrazia interna non si scontra con la leadership di Berlusconi indicata e riconosciuta dagli italiani col loro voto». Ma alla fine del confronto dovrete votare due documenti antitetici- Sarà una guerra all’ultimo voto? Gli alfaniani dicono di avere 312 adesioni. «Al di là dei numeri, io sto sui contenuti e sul modus operandi. Noi abbiamo proceduto a una raccolta reale di firme, ovvero quella che ha chiesto il presidente Berlusconi in relazione al documento deliberato dall’ufficio di presidenza. Le adesioni ad oggi certificate superano quota seicento. I governativi parlando di 300, ma siccome non esiste ancora un documento, mi pare una previsione, non la realtà dei fatti. Forse dentro le cifre che indicano comprendono anche quegli esponenti del partito che sono indecisi, che vogliono ancora riflettere o che vogliono partecipare al dibattito in Consiglio nazionale e poi assumere lì le loro determinazioni. Una decisione che rispetto pienamente ma che non può essere strumentalizzata. Le firme in bianco non contano». Che succede se non ci sarà un accordo tra lealisti e governativi? Sarà scissione?: «Il punto vero è: si vuole riconoscere non a parole ma coi fatti la leadership di Berlusconi? Se sì, si sottoscrive il documento dell’ufficio di presidenza. Chi pensa eventualmente di non farlo, è evidente che ha la coda di paglia o problemi nei confronti del nostro presidente. Nella riunione del ‘parlamentino’ si è sancito il passaggio dal Pdl a Forza Italia azzerando tutte le cariche: l’unico che ha pieni poteri è Berlusconi come è giusto che sia, anche in considerazione del difficile momento che sta attraversando. Berlusconi garantirà, come ha sempre fatto, chi sente vicino a lui e sono convinta che se si ritroverà al suo fianco i governativi o coloro che hanno firmato il documento dei 23, ne apprezzerà la forza e la decisione in una fase delicata per il partito». Il dato oggettivo, però è che si scontrano due visioni: una realistica per usare la definizione della Roccella e di Cicchitto sul fatto che considerando l’ineleggibilità di Berlusconi che resta il leader carismatico, il partito debba attrezzarsi con un candidato premier. L’altra riconduce tutto a Berlusconi, ora e dopo. Qual è la sua valutazione? «Non comprendo perché accelerare o volere anticipare una cosa che adesso non c’è e che quando sarà, potremmo affrontare tutti insieme al presidente Berlusconi. Lui stesso sa benissimo che il problema della successione arriverà, ma non ha mai imposto nulla: valuta il concetto non tanto in chiave Pdl quanto calibrandolo sul centrodestra. Il suo ruolo sarà quello di dare un’indicazione ma il candidato premier poi lo sceglieranno gli italiani. Affronteremo la questione quando e se si porrà: anticiparla adesso consegnando a Berlusconi una leadership non piena o come ho letto sui giornali ‘insufficiente’, mi pare una follia». Imu e imposizione fiscale i temi sui quali state impostando la battaglia parlamentare sulla legge di stabilità: sono temi sui quali le larghe intese possono saltare? «Al di là della questione politica c’è una questione di contenuti. Berlusconi ha voluto il governo di larghe intese per il bene del paese e io all’inizio pensavo veramente che fosse l’occasione giusta per modernizzare il paese e portare a compimento le riforme. Il punto è: se questo governo fa ciò che serve al paese, la sua esistenza e il suo prosieguo hanno un senso, anche se poi personalmente la vicenda della decadenza mi crea non poche difficoltà. Ma se non fa o fa male, non capisco perché dovrebbe continuare. Sono stata tra le prime a dire all’indomani del Cdm che la legge di stabilità non andava bene perché era tutta tasse e zero tagli alla spesa pubblica. I fatti lo confermano: si tratta di una mazzata spaventosa sulle famiglie per la prima casa che massacrerà il settore edilizio e immobiliare. Con la Tasi in realtà viene reintrodotta l’Imu e si finanziano i dieci miliardi spalmati in tre anni del cuneo fiscale che non produrranno nulla per le imprese e i lavoratori». Per trovare le coperture necessarie a cancellare la seconda rata Imu, pare si stiano valutando aumenti delle aliquote che impatterebbero direttamente sul settore produttivo e le imprese. Sarete costretti a scegliere tra famiglie e dunque casa e imprenditori? Lei è anche un’imprenditrice, qual è la sua valutazione? «E’ un’assurdità. I nostri ministri dicono che toglieranno la seconda rata Imu per far vedere che portano avanti la nostra battaglia ma in realtà oggi abbiamo un’Imu 1, 2 , 3, le sorelle dell’Imu e le cugine…Ma chi vogliono prendere in giro? Primo: la seconda rata Imu era scontato che fosse cancellata. Secondo: non doveva neppure esserci una Tasi con quelle percentuali. Qui ci volevano 7-8 miliardi all’anno per dare uno stimolo alla ripresa produttiva, non 2,5 come ha indicato il governo. E bisognava trovare soldi tagliando realmente la spesa pubblica: bisogna avere il coraggio di farlo, altrimenti che senso ha far proseguire questo esecutivo?». In sostanza: questo governo secondo lei ha le ore contate? «Se fosse per me assolutamente sì. Io non decido per gli altri ma è palese che lo stesso presidente Berlusconi e il presidente dei deputati Brunetta hanno ribadito che se la manovra non avrà modifiche sostanziali non ci sarà il nostro sostegno. Per quale motivo noi dovremmo prendere in giro gli italiani quando nel nostro programma non esiste un’imposizione fiscale pazzesca che il governo di larghe intese vorrebbe applicare? Perché i nostri ministri devono stare per forza a Palazzo Chigi a fronte di una manovra che prevede altre tasse? Resto allibita quando sento parlare di sostegno al governo tout court».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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