Sacconi (Pdl): “Io governista, penso che Alfano e Fitto …”

08 ottobre 2013 ore 12:37, Lucia Bigozzi
Sacconi (Pdl): “Io governista, penso che Alfano e Fitto …”
Un congresso sì, ma per discutere come “tagliare le tasse e la spesa”. “Sull’Imu non si torna indietro: se dovesse servire, il governo metta la fiducia”. E’ la risposta di Maurizio Sacconi, alfaniano ai lealisti schierati con Fitto che chiede azzeramento delle cariche e congresso e al Pd che torna a cavalcare il dossier dell’imposta sulla casa. A Intelligonews, Sacconi spiega come la leadership di Alfano deve affermarsi, nel governo delle larghe intese, nel Pdl e nell’elettorato di centrodestra.
Senatore Sacconi, l’emendamento renziano sull’Imu rischia di far rientrare dalla finestra ciò che avete fatto uscire dalla porta. «Non deve accadere perché vi è un impegno di maggioranza e di governo. Qualora si rendesse necessario, penso che il governo dovrebbe mettere la fiducia». Cuneo fiscale al centro della legge di stabilità dice Letta. Per Brunetta deve valere 16 miliardi ma il governo si ferma a 4-5. C’è un evidente gap, qual è e dove sta la sintesi? «Non c’è contraddizione. Brunetta ipotizza un percorso graduale che deve essere disegnato dal governo con la legge di stabilità che ha valenza triennale. Penso che la triennalità debba essere sostanziale, ovvero un percorso di taglio della spesa e di corrispondente taglio delle tasse». Sì, ma su quali filoni secondo lei è necessario agire in concreto? «Noi del Pdl abbiamo convinto tutto il sistema politico e sociale a praticare una diffusa riduzione della pressione fiscale. Ovviamente, la difficoltà sta nell’individuare una corrispondente riduzione delle spese. Penso che il Pdl per primo, in quanto movimento anti-tasse debba essere anche un credibile movimento anti-spesa in grado di affrontare anche l’impopolarità della proposta. Credo che il Pdl debba individuare i modi attraverso i quali coprire questa spesa fiscale e lo può fare non solo con riferimento ad alcune misure straordinarie come la rivalutazione delle partecipazioni al capitale della Banca d’Italia, ma avviando davvero una razionalizzazione delle funzioni pubbliche, sia in relazione alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, sia in relazione al ridisegno del nostro modello sociale, fondato su criteri di sussidiarietà». Faccia un esempio. «E’ possibile e doveroso concentrare le funzioni eccellenti e varare un piano ambizioso di chiusura o di riconversione di circa 250 ospedali che sono al di sotto della soglia minima di efficienza e la cui attività costituisce un pericolo immanente per le persone. E’ possibile e doveroso pensare a un piano di razionalizzazione delle sedi universitarie e forse anche delle stesse università, per alzare il livello dell’offerta universitaria e riorganizzare la relativa spesa. E’ possibile e doveroso varare attraverso le regioni un programma di associazione obbligatoria delle funzioni amministrative dei Comuni sulla base della soglia minima di centomila abitanti. Sono ipotesi di razionalizzazione che si possono fare - in qualche modo sono già state ipotizzate – per le quali ci sono strumenti come il federalismo fiscale e i costi standard. Ecco, io farei un congresso del Pdl per discutere di come si tagliano le tasse e la spesa». Lei viene categorizzato tra gli alfaniani. La linea politica del segretario si è affermata con il sostegno al governo ma come si afferma la sua leadership nel Pdl e nell’elettorato di centrodestra? «E’ una leadership che si afferma nella capacità di coniugare la presenza attiva del Pdl nella coalizione anomala con la costruzione di un’offerta politica potenzialmente maggioritaria. Non è una battuta la mia proposta di pensare a momenti di forte elaborazione in funzione di altrettanto forti iniziative. Noi dobbiamo rafforzare la nostra identità, difenderla ogni qualvolta vengono messi in discussione i cardini della tradizione nazionale - come nel caso da un lato della legge sull’omofobia – e sviluppare una cultura di governo per una società attiva e inclusiva. Il che significa andare anche oltre l’elaborazione e le intuizioni che abbiamo avuto in questi anni perché negli ultimi quattro si è rovesciato il mondo. Le lodevoli iniziative assunto nel corso della nostra esperienza di governo, ora devono essere aggiornate e soprattutto i percorsi di riforme accelerati». Fitto però propone un congresso in chiave anti-Alfano. Cosa risponde? «Trovo onestamente ridicolo parlare di un congresso tradizionale in un movimento destrutturato. Quando dico che Alfano ha il compito di disegnare e costruire una coalizione maggioritaria alternativa alla sinistra, intendo riferirmi anche alle forme politiche e ai modi di dare al popolo dei Liberi e Forti strumenti di impegno pubblico, civile, che per molti aspetti devono essere ulteriormente rinnovati. Il momento di selezione della leadership non potrà che essere un momento prossimo al voto e largamente partecipato; quindi secondo la logica delle cosiddette primarie. Nel frattempo, dobbiamo imparare a coabitare anche tra posizioni diverse. Io sono convinto che il centrodestra italiano debba avere una identità, una cifra prevalente laica e cristiana, riformista e popolare, moderata ma che debba avere nel suo seno perfino componenti populiste o libertarie nella misura in cui, però, non siano prevalenti a livello identitario, o quantomeno non concorrano a dare di noi un’idea confusa all’esterno». Ma attraverso quali passaggi o modalità si stabiliscono, si ri-compongono gli equilibri interni in questa fase? Non è che i falchi si accontenteranno di sentirsi dire ‘state in minoranza’. E chi lo decide? «Credo che ci possono essere modi coi quali le altre posizioni si possono esprimere senza rendere confusa la nostra proposta politica, ovviamente garantendo coerenza ai comportamenti dei gruppi parlamentari; cosa che i due capogruppo sanno fare».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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