Ue, Morganti (Identità europea): "Col voto finirà la burocrazia. Lavoriamo per l'Europa politica "

09 aprile 2014 ore 13:03, Giuseppe Tetto
Ue, Morganti (Identità europea): 'Col voto finirà la burocrazia. Lavoriamo per l'Europa politica '
«Occorre produrre un progetto di unità politico europea: chi lo farà si troverà al centro della storia». Di questo è sicuro Adolfo Morganti, presidente dell’associazione  “Identità europea” che, intervistato da IntelligoNews, fa un’analisi attenta della situazione attuale europea,  oggi spinta alla deriva dai fermenti populisti e dal radicamento tecnocratico della politica. Oggi viviamo in un Europa fortemente tecnocratica che deve fare i conti, a pochi mesi dalle elezioni europee, con movimenti nazional-populisti che stanno acquistando forza in tutto il continente. Qual è la sua opinione in merito, calcolando che abbiamo letto il vostro manifesto "Noi crediamo nell'Europa e nella sua rinascita"? «Il termine populista oggi  è un termine diffusamente dispregiativo che viene utilizzato per indicare in maniera “dispregiativa” tutti i vari movimenti “identitari” e anti-euro che si stanno formando in tutta Europa. Movimenti che però oggi nascono come risposta a un problema vero e reale, anche se è una risposta a volte disordinata,anche un po’ plebea e culturalmente poco preparata. Certo la storia dell’ultimo secolo ci ha insegnato che questi movimenti possono essere anche la base per il totalitarismo. Un rischio questo oggi legato alle pretese di alcune élite finanziarie internazionali di dettare agende agli Stati membri e alla stessa Unione europea, saltando completamente il consenso popolare». Quindi qual è il vero problema oggi dell’Europa? «Il vero problema dell’Europa  è che non c’è realmente una vera unione politica. Quando ancora era Comunità economica europea, tutti gli scritti dei padri fondatori concordavano nel fatto di ritenere l’unione economica europea come un passo necessario per arrivare verso l’unione di un’Europa politica. Il problema oggi è che non si è mai realizzata questa unificazione politica, presupponendo che la via di una semplice amministrazione dell’Unione Europea, su una base di tipo burocratico e tecnocratico, potesse far progredire il processo di costruzione comunitaria. Un procedimento che si è dimostrato completamente sbagliato». Come dimostra l’unione monetaria, fatta senza alcuna unione d’intenti… «Questo è talmente evidente che proprio l’assenza di un’Europa politica ha fatto sì che si rientrasse in un clima di scontri tra egoismi statali, dove le necessità dei singoli Stati prendono il posto di un ente politico europeo. Occorre ritornare al progetto politico originario di Europa, sia per una rideterminazione, giusta, di un’economica comunitaria  sia per una politica estera che oggi l’Europa non ha, per non parlare di una politica di difesa nei confronti dell’immigrazione.  Che poi l’Unione politica sia di tipo federale o confederale, poco importa, perché serve un’Europa che abbia i suoi enti decisionali indipendenti dal volere delle banche o dai burocrati». Pensa che movimenti come quelli della Le Pen in Francia o la LegaNord e Grillo in italia, possano essere il binario giusto da seguire? «Io credo che queste elezioni europee segnaleranno la fine dell’epoca della burocrazia. Penso che, in maniera molto chiara ed drammatica, dichiareranno che un’Europa fatta sulla pelle dei popoli non funziona. Un’Europa fatta da élite tecnocratiche e burocratiche non serve. Solo in quel momento si porrà, autorevolmente, il problema del perché “stare insieme”. Nel caso della Le Pen io ho un dubbio fondamentale, legato al fatto che queste realtà francesi sono in fin dei conti movimenti nazionalisti o neo nazionalisti. Anche se la Le Pen ha cercato di diluire questo aspetto. Ho molti dubbi anche su queste alleanze strategiche: un partito come la LegaNord non credo assolutamente che possa stare insieme alla Fronte Nazionale. Ma al di là delle convenienze elettorali che termineranno con l’elezione del nuovo parlamento europeo, il problema è che questi movimenti di protesta di per sé non appaiono in grado di risolvere il vero problema dell’Europa». L’Italia ha le capacità di dare una svolta all’Europa? «Per quanto riguarda l’Italia, l’unico tentativo serio fatto in direzione verso un’unione politica europea, è stato fatto quando era ancora ministro per le politiche comunitarie, Rocco Buttiglione. Da quel momento, l’Italia ha sempre più depotenziato il ministero delle politiche comunitarie fino a ridurlo a niente. Quello che è stato fatto dal governo Monti è esemplare. Si dovrebbe ridare nuovo slancio a questo orizzonte comunitario. Anche intercettando la domanda che i movimenti “populisti”pongono,  quella domanda d’identità, di radicamento e di autonomia dalla strapotenza  del capitale finanziario. Occorre produrre un progetto di unità politico e chi lo farà, a livello europeo, si troverà al centro della storia». Che idea si è fatto di Renzi? Può essere la “svolta buona”? «Renzi sta continuando, purtroppo, con questo percorso di depotenziamento totale delle politiche comunitaria all’interno del suo governo. In Europa, invece di porre il problema di come riformare l’unione europea, e andato a sbandierare la riforma della repubblica italiana. Credo che queste persone non comprendano quanto sia necessario incidere e non essere semplicemente guidati dalle politiche come esse sono in questo momento».
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