Pd, Fi, 5Stelle: ecco la mappa di tutti i guastatori di Renzi

09 aprile 2014 ore 16:41, Lucia Bigozzi
Pd, Fi, 5Stelle: ecco la mappa di tutti i guastatori di Renzi
Chi sono i guastatori del Senato-Vangelo “secondo Matteo”? L’interrogativo è il passo successivo all’assunto: Chiti (ex ministro, ex governatore toscano e toscano come Renzi) è il gran timoniere che guida i 25 senatori dem “diversamente renziani” lungo la rotta dell’Assemblea elettiva. Il punto non è da poco, tutt’altro, perché potrebbe non solo minare i delicati equilibri dem ma mettere a dura prova la stabilità del governo.
Renzi apre a correzioni al testo del governo ma chiude sul punto del contendere e liquida la pratica così: “C’è gente in cerca di visibilità”. Se parla ai suoi, il messaggio vale anche per le altre categorie politiche dei “guastatori” che per interessi opposti e contrapposti stanno lavorando all’asse con la minoranza Pd: Fi e 5Stelle. Asse fuori asse… PD ‘SMAGNETIZZATI’. Se Alfano applica la definizione a Fi e a Berlusconi incandidabile, il concetto potrebbe valere pari pari anche per i dem alle prese con una matassa difficile da sbrogliare. Per ora siamo al muro contro muro. Da un lato Renzi che non vuol nemmeno sentir parlare di Senato elettivo; dall’altro Chiti che “capeggia” una minoranza ‘trasversale’ che supera le categorie correntizie tradizionali: lettiani, civatiani, bersaniani ai quali si aggiungono i “professoroni” di area (Rodotà e Zagrebelsky) sono i quattro ‘vessilli’ sotto la bandiera che Chiti agita in faccia al premier nonché segretario del partito: “Il Pd non può essere un partito plebiscitario. Renzi dice che il mio testo non passerebbe? Stando alle dichiarazioni senza il ddl e il diktat del governo la nostra proposta potrebbe avere il sì non solo della maggioranza, ma anche di Forza Italia e M5S. Non mi sembrerebbe un esito politico disprezzabile…”. Boom. E non è casuale che lo dica a Rep, il giornalone schierato da tempo col premier-rottamatore. Anche gli alleati della maggioranza sono preoccupati e lo fa capire la senatrice Linda Lanzillotta che a Intelligonews affronta la ‘pratica’ sostenendo che si tratta di “un passaggio politico delicatissimo che potrebbe mettere in discussione la tenuta del governo”. Doppio boom per chi come Renzi è arrivato a Palazzo Chigi senza passare dal Via (voto popolare) intenzionato a cambiare verso prima all’Italia e poi se avanza tempo, pure al mondo. Non sarà una passeggiata a Palazzo Madama per la maggioranza renziana, anche se sul capo dei 25 senatori “diversamente renziani” pesa come un macigno l’eventuale decisione di “staccare i voti” (alias spina) al governo ben sapendo di andare a casa pure loro e che Renzi, quand’anche non fosse più premier, resta il segretario del partito, cioè il capo in campo delle candidature alle politiche che verranno. L’exit strategy è un compromesso: dipende quanto al rialzo perché nè Chjti tantomeno Renzi stanno giocando al ribasso. COPYRIGHT A 5STELLE. “Ci hanno fotocopiato la proposta”. Esordio grillino che si fa sempre più ipotesi concreta. Certo, come sempre tutto passerà dalle maglie-vaglio della Rete, ma per il momento la convergenza sul documento di Chiti è un’opzione che i senatori pentastellati (e il loro leader) non ritengono ‘marziana’. E sarebbe in qualche modo la prima volta di voti incrociati, o almeno quella più eclatante. Ma non chiamatelo ‘inciucio’ per carità! Il capogruppo pentastellato Maurizio Santangelo usa prudentemente due parole “parecchie similitudini” ma che vanno oltre la cautela del caso. E infatti tira l’acqua al mulino 5Stelle, perché se si fotocopia si tratta, allora “sarebbe il caso che il Pd ragionasse su una proposta di M5S”. Quanto basta per non far sembrare di andare a rimorchio degli ‘avversari numero uno”. Se saranno rose… è tutta una questione di click. “VENDETTA AZZURRA”. Le malelingue di Palazzo dicono che in realtà la disponibilità di Fi a votare il testo Chiti lasci trapelare con una certa nonchalance, nasconda il fatto di ‘punire’ il “traditore” Renzi che a detta dei berluscones ha fatto carta straccia del patto del Nazareno: prima con la legge elettorale passata alla Camera ma messa nel freezer di Palazzo Madama per dare priorità al nuovo Senato delle autonomie, poi con la “truffa della non abolizione delle Province”, tuona Gasparri a Intelligonews. Fatto sta che tra gli azzurri suddivisi in due sotto-categorie – guastatori, vedi Brunetta e pontieri-dialoganti, vedi Romani – c’è la tentazione di dare una lezione al “Matteo birbante”. Non solo: dietro c’è anche la frase carpita di Toti sull’abbraccio mortale di Fi col Pd dal quale Berlusconi non sa come smarcarsi, che segnala maldipancia e soprattutto la preoccupazione di perdere consensi con le europee (e amministrative) alle viste e con un partito che i sondaggi (pure quelli più ottimisti) danno in calo lento ma costante. Se un tempo ci si interrogava tra falchi e colombe ora che la battaglia si fa dura cambiano perfino gli appellativi per descrivere il contesto e il clima in cui si muove la politica. O non si muove affatto. Domani il d-day di Silvio: effetto decadenza bis? A Renzi fischieranno le orecchie…
autore / Lucia Bigozzi
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