Mafia Capitale, Magi (Radicali): "Vi racconto come Buzzi stava in Consiglio Comunale"

09 dicembre 2014 ore 15:53, Lucia Bigozzi
Mafia Capitale, Magi (Radicali): 'Vi racconto come Buzzi stava in Consiglio Comunale'
“Vi racconto come Buzzi stava in Consiglio Comunale”. Il racconto è di Riccardo Magi, consigliere comunale dei Radicali che a Intelligonews spiega altri aspetti della vicenda al centro dell’inchiesta “Mafia Capitale”… Lei a “Piazza Pulita” ha raccontato di quanto Buzzi frequentasse l’Aula Giulio Cesare. Cosa ha notato in particolare? «Quando ho letto il suo nome sull’inchiesta non ne conoscevo la faccia, specialmente il primo giorno in cui questa storia è uscita fuori. Sono andato a cercare quel volto su Internet e quando l’ho trovato sono rimasto colpito perché effettivamente la sua era una presenza costante in Consiglio Comunale, al punto che pensavo fosse un dipendente comunale. Non me lo hanno mai presentato ma notavo come spesso stava tra il pubblico o anche dalla parte degli scranni magari prima dell’inizio della seduta oppure durante le pause dei lavori d’Aula: parlava con consiglieri, con varie persone. Ho pensato che fosse uno conosciuto da tempo, uno dei tanti dipendenti che lavorano nelle segreterie dei consiglieri e come tali assistono alle sedute del Consiglio Comunale». Oggi il prefetto di Roma incontra il sindaco e in queste ore sta riprendendo quota l’opzione dello scioglimento dell’assemblea capitolina. Cosa ne pensa? «Se si intende l’eventuale scioglimento per infiltrazione mafiosa, questo deve seguire un procedimento tutto suo che non riguarda il consiglio comunale che ne è oggetto. In altre parole, il prefetto deve fare una relazione che poi invia al ministro degli Interni e quindi al Consiglio dei ministri che lo prende in esame. Se si valuta che le infiltrazioni mafiose sono talmente profonde da compromettere l’attività istituzionale del Consiglio e negare la tutela degli interessi sui cittadini, si procede. Ma non è una cosa che riguarda noi nell’esercizio della nostra funzione. Da parte nostra, dobbiamo andare avanti dando segnali che l’istituzione c’è, esiste, lavora ed è in grado di garantire la continuità. Quella dello scioglimento del consiglio comunale è una valutazione che spetta ad altri livelli istituzionali. Su altre ipotesi come quella delle dimissioni di Marino o del commissariamento io sono contrario». Perché? «Perché nella storia del nostro Paese i regimi commissariali non hanno mai garantito le riforme che solo la politica può fare. Secondo me si risolve poco se non si affronta approfonditamente la riforma di questo sistema. Purtroppo, non vedo né da parte del Pd, né da parte del governo e delle altre forze politiche la volontà di aprire un dibattito su un punto per noi fondamentale: come si selezione la classe dirigente, come si selezionano gli eletti e tutto ciò che ha a che fare con il sistema elettorale. Il problema sono le preferenze, un sistema che, di fatto, si nutre di clientele per cui personaggi che non fanno proposte politiche riescono a raccogliere migliaia di preferenze e questo è un grosso vulnus democratico. Non solo, ma si creano gli spazi per infiltrazioni criminali. Un problema che fa parte della storia del nostro Paese: quando ci fu Tangentopoli, si aprì un dibattito a livello nazionale e ci fu un referendum a seguito del quale gli italiani dissero ‘basta preferenze’. Oggi lo schema si ripete ma nessuno lo vuole vedere; anche il M5S propone la ‘divinità’ delle preferenze: sembra che si possa ragionare solo o di liste bloccate o di preferenze». Qual è l’alternativa? «C’è il collegio uninominale e l’uninominale secco che garantiscono un rapporto diverso tra elettore ed eletto. L’eletto è riconoscibile, i cittadini sanno tutto di lui e se alla fine del mandato ha fatto bene lo confermano, altrimenti lo bocciano. Nei sistemi anglosassoni, se un eletto finisce in affari poco chiari o viene giudicato non all’altezza del compito, termina il suo mandato e non si può riciclare. Quella del collegio uninominale è una soluzione che come Radicali proponiamo da tanti anni e qualche tempo fa la stessa assemblea nazionale del Pd l’aveva votato all’unanimità. Poi evidentemente lo hanno dimenticato perché ogni volta dibattono sulla questione morale, l’indignazione o il commissariamento del Pd romano come se fosse una questione interna ad un partito quando, invece, serve una riforma di sistema». Di fronte all’ipotesi dello scioglimento del consiglio comunale, quali alleanze valutereste? «Intanto dobbiamo vedere quale procedura sarà adottata, se ce ne sono i presupposti e quindi occorre anche aspettare di conoscere bene tutte le carte dell’inchiesta della procura per comprendere l’ampiezza del fenomeno. Dopodichè, noi Radicali a livello locale come a livello nazionale le questioni le abbiamo poste in questo anno e mezzo segnalando numerose anomalie che avevamo rilevato sull’affidamento di servizi o sui bilanci. Quanto alle alleanze, le facciamo sulla base degli obiettivi, non in modo pregiudiziale. Certo è che in questo anno e mezzo siamo stati isolati proprio perché portavamo avanti una posizione anti-sistema». Isolati da chi? «Io sono stato isolato e anche molto, dalla stessa maggioranza, per aver assunto posizioni che criticavano la prassi con cui venivano fatti i bilanci o si gestivano le municipalizzate, ovvero sulla necessità di dismettere alcune aziende partecipate che producevano solo clientele, debito e pessimi servizi. Abbiamo aperto siti come OpenCampidoglio.it o SaiperchèaRoma.it perché sentivamo che c’era bisogno di fare informazione. Sulla gestione dei campi rom lo abbiamo ripetuto in tutti i modi che c’era qualcosa che non andava. Oltre alla violazione dei diritti dei rom c’era una spesa folle: 25 milioni nel 2013 solo per i campi e centri di accoglienza per i rom di Roma. Nel giugno scorso, insieme all’associazione “21 aprile” abbiamo presentato in Campidoglio un rapporto dal quale ci aspettavamo potesse aprirsi un dibattito ma non c’è stata alcuna interlocuzione». Nel senso che non avete avuto risposte? «Abbiamo avuto indifferenza dalle forze politiche e devo dire, neanche troppa attenzione dagli organi di stampa. Oggi ho interrotto lo sciopero della fame che ho iniziato il 30 novembre quindi prima dell’inchiesta per chiedere la chiusura del centro di via Visso, il più costoso della città, e più in generale sulla gestione dei campi rom, perché Marino ci ha mandato un messaggio impegnandosi a visitare quel centro e a trovare soluzioni alternative. Più in generale, il sindaco si è impegnato ad adottare una nuova strategia che va verso la chiusura dei campi rom e questo è fondamentale perché se non lo facciamo, arriverà la procedura di infrazione da parte dell’Unione europea».
autore / Lucia Bigozzi
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