Debiti nazismo, Rizzo (Pc): "Tsipras vuole placare i greci. Ha già abbandonato la via del socialismo"

09 febbraio 2015 ore 15:25, Lucia Bigozzi
Debiti nazismo, Rizzo (Pc): 'Tsipras vuole placare i greci. Ha già abbandonato la via del socialismo'
“La richiesta dei debiti di guerra alla Germania è giusta, ma Tsipras sa che non otterrà nulla. Lo fa solo per placare la rabbia del popolo greco”. Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista è duro con il premier greco che boccia per non aver intrapreso “la via del socialismo dopo averlo sbandierato e averci vinto le elezioni”. A Intelligonews lo aveva detto in anteprima. Oggi conferma e spiega perché… Tsipras chiede alla Germania la restituzione dei debiti di Guerra. Giusto o sbagliato? «Giusto. Alla Germania dovrebbero chiederlo anche l'Italia, la Russia, ma il problema è che queste sono cose di facciata. Quella di Tsipras è una vuota spavalderia, nel senso che chiede delle cose ad uso interno. Un atteggiamento che somiglia molto a quello di Bertinotti con le 35 ore. Sono richieste che sa che non portano a nessun risultato ma che servono a placare la rabbia del popolo che votando Tsipras pensava di aver risolto i propri problemi. Non è così». Perché? «Perché siamo dentro un meccanismo per cui o si rompe la gabbia dell’Ue uscendone, o si costruisce una società diversa, cioè con una proprietà diretta dei grandi mezzi di produzione da parte dei lavoratori. Altrimenti, sono idee, anche da un punto di vista tecnico keinesiano, che oggi non hanno più margine di riuscita. I margini del riformismo hanno visto la nascita dello stato sociale, del compromesso tra le forze del movimento operaio e grande capitale in Europa nel dopoguerra. Ma quei margini oggi non ci sono più, quindi o si va verso una vera e propria schiavitù dei popoli con livelli di povertà altissimi con i governi dei Paesi realmente nelle mani della Troika, della Bce, del Fmi, dell’Ue con il - “sigillo” - militare della Nato, oppure si cerca un modello di società diverso, che è quello del socialismo. Il problema è che Tsipras ha paventato il socialismo e per quello è stato votato, e poi non lo vuole. Oggi chiede ciò che non può ottenere e in un certo senso usa “scalpi elettorali” come, appunto, la richiesta dei debiti di guerra alla Germania». Sì, ma alla fine dove porta questa strategia? «Serve solo a spostare più in là il problema. Il fatto stesso, ad esempio, che il governo greco sia nato dalla coalizione tra Syriza e Anel, la dice lunga: gli incontri tra le due forze politiche c’erano già a gennaio, cioè prima del voto; quindi Tsipras aveva già costruito questa ipotesi». Ma tecnicamente come funziona la richiesta dei debiti di guerra? «Ci sono sempre stati i danni di guerra. Al termine della seconda guerra mondiale ci sono state nazioni che hanno dovuto risarcire sia in oro che in materie prima per un certo periodo. Ma sarebbe impensabile che oggi possa avvenire una cosa del genere. Contano i rapporti di forza, non la ragione». Nonostante il suo scetticismo, chi secondo lei dovrebbe o potrebbe appoggiare la richiesta della Grecia nei confronti della Germania? «Non l’appoggerà nessuno. Sarebbe molto meglio se Tsipras facesse il socialismo vero, ma non lo vuole. Quando dico che è come le 35 ore di Bertinotti significa che si dicono delle cose, si fa parte di un sistema – nel caso Bertinotti di un governo – e poi si fanno manifestazioni contro il sistema. Tsipras ha detto che non uscirà dall’Ue, non uscirà dall’euro e non uscirà dal meccanismo militare della Nato. Quindi cosa vuole? Prima il capitalismo organizzava il consenso alle sue scelte ma oggi dato che le scelte sono così impopolari, organizza anche il dissenso: in Grecia si chiama Syriza, in Spagna di chiama Podemos ma sono tutte formule che non portano a nulla. Del resto, è come per la vicenda dell’Ucraina: all’inizio Syriza diceva con spavalderia che non si sarebbero allineati sulle sanzioni contro la Russia, al quarto giorno il governo greco si è allineato con l’Ue, di fatto adottando la linea del precedente governo». Come valuta l’ipotesi di un asse Putin-Tsipras? «Anche questo è uno spauracchio, non ad uso interno come la richiesta di debiti alla Germania, ma ad uso esterno. La Grecia è circondata da Paesi della Nato, fa parte della struttura della Nato, solo una rottura con la Nato potrebbero portare ad un asse con la Russia, ma questo Tsipras non lo farà. Spero che i greci se ne renderanno conto abbastanza in fretta». Lei è stato l’unico leader di sinistra che proprio a Intelligonews, dopo la vittoria di Syriza ha definito Tsipras l’“Hollande” greco. Dopo le prime mosse del premier greco, la pensa ancora così? «Assolutamente sì. Segnatevi questo giorno e la mia dichiarazione e quando sapremo coi fatti concreti, che Tsipras altro non è che un ‘Hollande in sedicesimo’, magari mi pagherete un caffè… Il punto vero è che la Grecia o sceglie il socialismo oppure ha davanti a sé una condizione di povertà che è poi ciò che sta accadendo: non c’è più lo spazio per una terza via. Sono finiti i tempi dell’eurocomunismo: che peraltro non hanno prodotto nulla neanche allora». 
autore / Lucia Bigozzi
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